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Case abusive, dove vanno a finire? Semplice: restano al loro posto

Demolizioni o acquisizioni al patrimonio comunale? Le prime non raggiungono il 20 per cento: non si fanno perché costano troppo. Le altre spesso si trasformano in una restituzione ai proprietari. Come (non) funziona il ripristino della legalità, tra le maglie larghe delle regole incerte

Dove vanno a finire le case abusive? Nella gran parte dei casi, non le tocca nessuno. Teoricamente, le possibilità sarebbero due. La via principale si chiama demolizione e ripristino dei luoghi, e va fatta dal proprietario o, se questi non provvede in tre mesi dall’ordinanza, dal Comune. La strada alternativa è invece l’acquisizione al patrimonio del Comune per finalità pubbliche, sempre se ci sono le condizioni e dopo una deliberazione del Consiglio comunale. Sono questi gli strumenti messi a disposizione dal Testo unico dell’edilizia, all’art. 31. Entrambi hanno delle ombre nell’attuazione e in Sicilia le demolizioni non raggiungono il 21 per cento (ma la media nazionale è bassa, 33 per cento), mentre le trascrizioni ai Comuni sono state eseguite finora in poco più del 19 per cento dei casi, ed è un record rispetto alla media nazionale del 3,8 per cento, secondo i dati 2021 messi a disposizione da Legambiente nel dossier “Abbatti l’abuso”.

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Demolizioni? I sindaci non hanno fondi

Il problema delle demolizioni degli immobili abusivi è che i proprietari non ottemperano e i Comuni non hanno fondi per finanziare gli interventi di abbattimento, che hanno costi elevati. Una demolizione può richiedere mediamente tra 15 e 20 mila euro. Un aiuto concreto ai Comuni è giunto dalla legge 164/2014 che ha modificato il Testo unico e stabilito che i proventi delle sanzioni irrogate al responsabile dell’abuso spettino al Comune e che siano destinate esclusivamente alla demolizione e al ripristino dei luoghi. Nel 2018 la Legge di Stabilità ha istituito un fondo finalizzato all’erogazione di contributi ai Comuni per l’integrazione delle risorse necessarie agli interventi di demolizione di opere abusive: cinque milioni di euro per ciascuno negli anni 2018 e 2019. L’Assemblea regionale siciliana nella Legge di Stabilità 2021 ha introdotto un fondo di rotazione a favore di Comuni per l’anticipazione delle somme necessarie alla demolizione dei manufatti abusivi. Secondo le elaborazioni di Legambiente, finora, la percentuale di abbattimenti in Sicilia è del 19,2 per cento e i risultati migliori sono quelli dei comuni delle province di Palermo (34,6 per cento di demolizioni) e Agrigento (33,5 per cento). In fondo alla classifica Siracusa, con solo due ordinanze eseguite su 470 (appena lo 0,4 per cento).

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Acquisizione al patrimonio comunale, Sicilia virtuosa

L’immobile abusivo finisce nel patrimonio comunale a patto che “si dichiari l’esistenza di prevalenti interessi pubblici e sempre che l’opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell’assetto idrogeologico”, secondo il Testo unico dell’edilizia. I Comuni usano l’espediente per evitare i costi della demolizione o, grazie alle particolarità della normativa siciliana, per restituire di fatto l’immobile ai proprietari. La legge regionale 17/1994, infatti, fa rientrare il diritto di abitazione nell’interesse pubblico e dispone che “qualora l’opera abusiva risulti adibita a dimora abituale e principale del responsabile dell’abuso e del suo nucleo familiare, il sindaco, dopo l’acquisizione dell’immobile al patrimonio comunale, può concedere il diritto di abitazione sull’immobile al richiedente e ai componenti del suo nucleo familiare”. Così, quel che era uscito dalla porta può rientrare dalla finestra. Per il resto, “non essendoci controlli o sanzioni, tranne qualche pronuncia della Corte dei conti che ha addebitato ai sindaci il danno erariale da mancata acquisizione – ricorda Legambiente – i Comuni non procedono alle trascrizioni”. La Sicilia però da questo punto di vista è persino virtuosa. Guida la classifica regionale degli immobili acquisiti a patrimonio pubblico (sono 873) dove i Comuni hanno formalizzato la proprietà nel 19,2 per cento dei casi. Le province con con il numero maggiore di acquisizioni sono Catania (255), Trapani (194), Agrigento (184) e Siracusa (153).

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Comuni inadempienti? Ci pensano i prefetti

La Legge 120/2020 ha attribuito alle Prefetture competenze sostitutive sulle demolizioni e in Sicilia, secondo i più recenti dati di Legambiente che ha fortemente spinto per l’introduzione delle norma, i Comuni hanno trasmesso ai prefetti il 12,7 per cento delle proprie ordinanze non eseguite, pari al 48,6 per cento del totale nazionale delle pratiche trasmesse ai prefetti, ossia 454 su 935. Le province che hanno applicato la nuova norma in modo più significativo sono quelle di Agrigento, Palermo, Siracusa, e Trapani. “Bisogna sancire un definitivo cambio di passo sul fronte delle demolizioni – scrivono gli ambientalisti – avocando allo Stato il compito di ripristinare la legalità quando i Comuni, per tutte le ragioni che sono state alla base dell’intervento legislativo, a cominciare da quelle legate ai contraccolpi sul consenso elettorale, non hanno provveduto”.

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Una pianificazione che non consumi altro suolo

“Il fenomeno dell’abusivismo edilizio – osserva Giampiero Trizzino, esperto in diritto ambientale ed ex deputato regionale che ha contribuito all’elaborazione della riforma urbanistica in commissione Ambiente e territorio all’Ars – si può combattere ripristinando la certezza del diritto attraverso regole chiare e passando dalla rigenerazione urbana: ad una determinata costruzione deve corrispondere, anche e soprattutto in termini quantitativi, un eguale recupero di aree occupate”. Spunti che hanno trovato spazio nella nuova disciplina regionale sul governo del territorio, la Legge 19/2020 che ha tra l’altro introdotto i Pug (Piani urbanistici generali), il certificato verde e la disciplina sul consumo di suolo tendente a zero. “Questo ha permesso alla Regione Siciliana di mettersi al passo con gli ordinamenti giuridici moderni, ma adesso – esorta Trizzino – occorre che i principi vengano tradotti in atti concreti da parte della Regione e soprattutto dei Comuni, attraverso nuovi strumenti di pianificazione dei rispettivi territori”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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