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Case Green. Sicilia “insostenibile” con solo 3% di abitazioni a zero consumi

A marzo sarà approvata la legge europea che chiederà anche ai siciliani di intervenire sulla propria abitazione per aumentare, se necessario, l'efficientamento energetico. Dalle "raccomandazioni" scritte nell'Ape potrebbero arrivare indicazioni utili. Per salire di classe basterebbe anche un solo intervento

L’adozione della direttiva Case green porterà in Sicilia ad un potenziale intervento sul 40 per cento delle abitazioni. La notizia suona come un campanello d’allarme soprattutto per le famiglie, perché la direttiva europea chiede una adeguamento delle prime case. Scenari Immobiliari ha stimato una spesa tra i 20 e i 55 mila euro a famiglia, ma tutto dipende dalle condizioni in cui versa l’immobile. La direttiva Case green esclude le seconde abitazioni e tutti gli edifici non residenziali, cioè uffici, scuole, università, chiese e colleghi. In realtà i dati del rapporto di Enea sulla Certificazione energetica degli Edifici 2023 dimostrano come inquinino di più proprio gli immobili non residenziali. La Energy Performance of Building Directive (Epbd) sta creando preoccupazione anche tra i siciliani, ma l’adeguamento dell’immobile non prevede necessariamente una ristrutturazione. Per programmare un intervento di efficientamento energico già oggi, prima dell’entrata in vigore della legge anche in Italia, è possibile dare uno sguardando all’Ape. Tra le voci dell’attestazione di prestazione energetica, il certificatore ha dovuto per legge inserire una “raccomandazione”. Cioè indicare almeno un intervento da compiere per aumentare la classe energetica dell’immobile. Nel dare la “raccomandazione” il certificatore è obbligato a tenere conto del criterio di convenienza economica.

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Tutti gli immobili che inquinano più delle case

Gli immobili non residenziali, cioè scuole, università, caserme, chiese, uffici, palestre, alberghi consumano più Co2 all’anno rispetto gli immobili residenziali, ma sono esclusi dalla direttiva. Il numero complessivo degli immobili non residenziali in Italia è minore rispetto le abitazioni residenziali, ma impattante molto di più. 246.592 case in classe G producono il 56,2 per di Co2 annuo, ma 20.779 immobili non residenziali in classe D ne producono il 61,7 per cento. 18.456 edifici non residenziali in classe E generano il 58 per cento di Co2 annui, mentre 132.927 case il 30,6 per cento. Andando alle classi energetiche migliori, 1.526 edifici non residenziali in classe A4 producono il 6,6 per cento di Co2, mentre 42.215 case in classe A4 solo il 3,7. 2.353 immobili non residenziali in classe A1 producono il 37 per cento di anidride carbonica, mentre 24.451 case il 14,9 per cento. Puntare su una riduzione dei consumi attraverso l’efficientamento energetico di scuole, università, caserme, chiese, uffici, palestre, alberghi sembra altrettanto fondamentale per migliorare il rendimento di tutto il patrimonio immobiliare italiano.

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Nel migliore dei casi spesi 0,27 centesimi per la casa

Quel che salta all’occhio dai dati Enea è anche la spesa minima siciliana per interventi “eco”. In due dei tre centri metropolitani cioè Catania e Messina nel 2022 la spesa media per abitante è stata di 60 euro e 58 euro l’anno. Ad Enna, Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani è stato speso decisamente di più, 99 euro, 87 euro, 84 euro e 83 euro l’anno per abitante. Trattandosi di una spesa distribuita nei 365 giorni i siciliani hanno destinato, nel migliore dei casi, 0,27 centesimi di euro per la propria abitazione al giorno. Stando ancora al rapporto Enea sulle Detrazioni fiscali 2023, la Sicilia ha un patrimonio immobiliare che resta energivoro. Le case hanno circa 44 anni. Lo conferma anche Immobiliare.it: in SiciliaCampania e Abruzzo il 40 per cento della abitazioni ha più di 40 anni. I siciliani sono già intervenuti sui propri immobili, ad esempio attraverso l’Ecobonus. Il 24 per cento degli investimenti 2022 ha interessato edifici costruiti tra il 1971 e il 1980, il 20 per cento quelli tra il 1981 e il 1990. In Sicilia si è intervenuto, con la stessa percentuale, su edifici realizzati tra il 1961 e il 1970.

Case green, gli edifici sostenibili sono quasi il 3% in Sicilia

La strada verso l’efficientamento energetico degli edifici in Sicilia è in salita. Ma è tutto il contesto nazionale ad essere caratterizzato dall’assenza di case a quasi zero consumo di energia. Stando ancora ai dati Enea, nell’Isola solo il 2,7 per cento delle abitazioni è certificato Nzeb (Nearly Zero Energy Building). Confrontata con le altre regioni, la percentuale siciliana risulta paradossalmente tra le migliori del Paese. In Valle D’Aosta le case a quasi zero impatto sono lo 0,2 per cento. In Basilicata non esistono. In Umbria e Campania non sono censite. A Bolzano sono lo 0,1 per cento, in Calabria lo 0,8 per cento. In Liguria sono lo 0,7 per cento. Il dato siciliano è uguale a quello di Trento, vicino a quello di Toscana (3,2 per cento), Friuli Venezia Giulia (3,3 per cento) e Marche (3,5 per cento). La maggiore percentuale di case a quasi zero consumo di energia si trova in Emilia-Romagna (26,7 per cento) e Puglia (20 per cento). Secondo quanto rilevato da Immobiliare.it, nonostante l’80 per cento degli italiani abita una casa di proprietà, più della metà (il 55 per cento) è consapevole della classe energetica del proprio immobile. I risultati sono emersi lo scorso anno, attraverso un sondaggio condotto da Immobiliare.it febbraio. Periodo non a caso perché è coinciso con il mese in cui il Parlamento europeo ha votato le modifiche alla direttiva Case Green. Dopo un anno la direttiva Case green verrà votata per la definitiva approvazione in sessione plenaria tra l’11 e il 14 marzo a Bruxelles.

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Chiara Borzì
Chiara Borzì
Sono una giornalista specializzata nei temi di economia, impresa, ambiente, cultura e sport. Attualmente dottoranda di ricerca e cultrice della materia di "Storia Contemporanea" presso l’Università degli Studi di Enna "Kore".

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