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Case popolari: a Catania le forze dell’ordine a rischio sfratto a Librino

Ventisei famiglie ancora a rischio sfratto. E intanto la Regione siciliana paga a vuoto da dieci anni 18 mila euro al mese. Il Sunia: "Pronti a chiedere i danni alla Regione. Assegnatari chiedono nuovi alloggi e intanto vivono in condizioni pessime". La lunga storia della vertenza.

A Catania le forze dell’ordine che abitano nelle case popolari di Librino sono a rischio sfratto. Succede nel quartiere periferico della città dove ci sono 26 famiglie che rischiano di perdere la casa. Tutte famiglie assegnatarie degli alloggi in viale Bummacaro al civico tre, acquistati alla fine degli anni ’80 dalla Regione Siciliana. Lo denuncia il Sunia, il sindacato degli inquilini, che evidenzia come vi sia in atto un “tentativo di riversare la responsabilità sulle famiglie che non pagano l’affitto, ma i fatti sono ben altri: non è mai stato comunicato né il conto corrente e neppure l’importo esatto delle somme da versare; somme che vanno ricalcolate secondo principi scaturiti dalla Cassazione in una sentenza emessa nel 2022 nell’ambito di un  contenzioso tra la Regione e gli assegnatari. Il ricalcolo va applicato lungo gli ultimi dieci anni e in certi casi, è probabile che scatteranno persino dei rimborsi. Eppure nulla si muove. E intanto la Regione siciliana paga a vuoto da dieci anni 18 mila euro al mese”.

Sfratto di poliziotti e carabinieri denunciato nel 2014

Il caso dello sfratto che rischiano le forze dell’ordine dalle case popolari di Librino si complica ogni anno che passa. Proprio stamattina è stato fatto il punto della situazione nella sede Cgil di Catania: Presenti le segretarie del Sunia di Catania e del Sunia Sicilia, Agata Palazzolo e Giusi Milazzo, affiancate dalla legale del sindacato, l’avvocata Laura Distefano e da un rappresentante degli assegnatari, il signor Paolo Maglia, anche lui appartenente alle Forze dell’Ordine e quindi rappresentante delle categorie interessate di carabinieri, poliziotti e finanzieri. “Le famiglie assegnatarie sono stanche; alcune hanno abbandonato la loro casa, altre vivono in condizioni pessime e in uno stato di precarietà insostenibile. Quell’immobile doveva rappresentare l’icona della legalità nel quartiere, il simbolo della legge, la prova che le istituzioni quel luogo non l’avevano mai abbandonato. E invece oggi ci chiediamo a chi interessa il mantenimento di questo stato di cose che persiste da ben nove anni – dicono Giusi Milazzo e Agata Palazzolo – quindi ci chiediamo se ci sia interesse a non chiudere una scandalosa vicenda, denunciata nel 2014, che ha mostrato e mostra le  inadempienze della Regione e che ha creato e continua a creare un pesante danno erariale oltre che un enorme danno sociale”.

Gli alloggi senza manutenzione in 30 anni

Quello dello sfratto delle forze dell’ordine a Librino è tra le tante battaglie del Sunia, che definisce l’intera vicenda “scandalosa”. L’ immobile, fino a qualche anno fa di proprietà della Regione Siciliana, vide assegnare gli appartamenti dal 1988 con concorso e con una trasparente graduatoria. Nel 2013, però, la Regione venne condannata, per un contenzioso con la ditta costruttrice, a restituire l’immobile. Da Palermo non hanno fatto appello e, secondo Distefano, “in maniera tardiva, nel 2014 comunicò che i canoni non dovevano essere ad essa versati, perché così stabiliva il dispositivo della sentenza. Cautelativamente furono bloccati i pagamenti. Nessuna risposta è stata ottenuta quando abbiamo chiesto una soluzione per il versamento dei canoni”. Nel 2020 venne eseguito anche un sequestro con tanto di nomina di un custode. Intanto, negli appartamenti di Librino non sono mai stati eseguiti interventi di manutenzione in 30 anni e mancano gli ascensori.

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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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