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Case rifugio: donne per le donne contro la violenza. Lo Stato aiuta pagando

A gestirli sono per lo più soggetti privati ma “vivono” di fondi pubblici. In Sicilia sono 53. Quasi mai la mission è esclusivamente il contrasto alla violenza di genere. Alle donne che chiedono aiuto offerti beni di prima necessità, vestiario e in qualche caso anche piccole somme di denaro e cellulare. I dati dell'indagine Istat

In Sicilia sono in tutto 53, appena l’11,7% del totale nazionale (450). Sono nate quasi tutte tra il 2014-2021 quindi hanno una storia relativamente “recente”, esattamente come la gran parte di quelle presenti su tutto il territorio nazionale. Stiamo parlando delle case rifugio, oggetto di un’attenta indagine realizzata dall’Istat con riferimento al 2022. Il quadro che ne emerge è che si stratta di strutture giovani che offrono un servizio che lo Stato non dà direttamente e hanno bisogno del sostegno economico pubblico per potere andare avanti. Sono gestite da donne per le donne e tante volte si tratta di volontarie.

Cosa sono e come si finanziano le case rifugio

Si tratta di strutture a indirizzo segreto che forniscono un alloggio sicuro alle donne vittime di maltrattamenti e ai loro bambini, gratuitamente e indipendentemente dal luogo di residenza. È l’Intesa Stato-Regioni (che risale al 14 settembre 2022 e che è stata prorogata per altri 18 mesi) a stabilire i requisiti minimi per l’accreditamento. Il capitolo violenza di genere, all’interno dell’ultima manovra di Bilancio, è stato rifinanziato con 135 milioni per il triennio 2024-2025 e 2026. Una parte di queste risorse, pari a 20 milioni per ciascun anno, proviene dal fondo istituito al ministero dell’Economia, per l’acquisto e la realizzazione di immobili da adibire a nuove case di rifugio.

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Chi accede alla case rifugio in Sicilia

Nelle Isole solo il 4,8% delle donne si presenta direttamente presso le case rifugio chiedendo aiuto. Quasi una donna su due viene indirizzata dalle forze dell’ordine, il 19,1% dai Centri antiviolenza e il 16,9% dai Servizi sociali territoriali. A livello nazionale solo il 3,6% bussa spontaneamente alla porta delle case rifugio mentre quasi una donna su tre viene indirizzata dai centri antiviolenza. Solo una casa rifugio su tre in Sicilia ha più di tredici anni di esperienza in materia di violenza di genere ma queste strutture tendenzialmente non si pongono quasi mai come mission “esclusiva” quella del contrasto alla violenza e offrono piuttosto assistenza a 360 gradi alle donne in difficoltà.

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Dove sono e chi ci lavora

Oltre una casa su due è al Nord (61%). La Lombardia è la regione che ne conta di più: 144, quasi tre volte la Sicilia. Segue l’Emilia Romagna con 55, la Campania (36), il Veneto (28), la Toscana (23), la Puglia (17). Delle 450 strutture presenti in Italia, 374 hanno partecipato all’indagine (83.1%). In Sicilia a partecipare sono state 34 strutture (il 64% del totale regionale). Per quanto riguarda il personale, l’Intesa Stato-Regioni stabilisce che nelle case rifugio possono lavorare solo donne. Secondo l’Istat, in quelle presenti in Sicilia lavorano 262 unità ma solo l’11% di questi ci lavora come volontaria (tra le percentuali più basse d’Italia). A livello nazionale, queste strutture di aiuto alle donne impiegano 3.761 persone (il 22,8% è volontaria). La Lombardia presenta il numero più elevato di unità di personale (981) mentre è la Toscana a registrare la percentuale più elevata di lavoratori volontari (37,5%).

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Gestione privata, fondi pubblici

Sul fronte della gestione, in Sicilia appare preponderante la componente privata ma la fonte principale di sostentamento è rappresentata da fondi pubblici. Le case rifugio, rileva l’Istat, svolgono inoltre la propria attività prevalentemente in locali in affitto e solo l’8,8% usufruisce di spazi a titolo gratuito. Nessuna delle strutture presenti in Valle d’Aosta, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise e Puglia sorge in locali di proprietà. Nella nostra Isola, inoltre, solo il 2,9% di essere è ubicata preso il Centro Antiviolenza. In Umbria una si quattro, in Calabria il 42%, in Italia appena il 7,8%. Interessante il dato sulle barriere architettoniche. In Italia nel 51,1% delle case rifugio sono presenti misure per il loro superamento. Nettamente migliore la performance delle Isole (84,6%).

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In Sicilia case rifugio in linea diretta con la polizia

L’Istituto di Statistica dedica un capitolo a parte alla questione sicurezza e a come viene garantita in caso di incursioni e assalti da parte gli autori della violenza. Stavolta i dati sono disponibili per macroarea. Solo il 3,5% delle strutture italiane non prevede al cun servizio per la sicurezza. Tra le misure adottate c’è innanzitutto la segretezza dell’indirizzo (89% in Italia, 97,4% nelle Isole). Al Sud è più capillare la presenza nelle case rifugio di una linea telefonica diretta con la Polizia (27,3% Italia, 45,8% Sud e 23,1% Isole). Il servizio di allarme è più diffuso al Centro (58%) ma anche nelle Isole (51,3%). Più residuale la scelta di un servizio di portineria (8,8% Italia, 7,7% Isole, 6% Centro) e di sorveglianza notturna (18,8% Sud, 11,2% Italia e 2% Centro).

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Non solo casi di violenza

Dicevamo poc’anzi che le case rifugio siciliane “specializzate” in violenza di genere sono una minoranza: appena il 18,2%. Un rapporto che si ribalta in regioni come l’Emilia Romagna dove a prevalere (82,2%) sono le case rifugio che si occupano solo di casi di violenza ai danni delle donne. Meno marcata e più equilibrata, invece, la proporzione a livello nazionale (43% solo violenza). Secondo il report, il 76,4% delle strutture presenti in Sicilia, inoltre, adotta criteri di esclusione di alcune tipologie di soggetti: principalmente quelli con disagio psichico e tossicodipendenti (una struttura su due non le accoglie). Quasi tutte, in compenso, offrono ai soggetti che accolgono beni per la cura della persona (97,1%, in Piemonte la percentuale sale al 100%), vestiario (88,2%). Solo il 44% offre alle donne piccole somme in denaro, cellulari o ricariche telefoniche. Tutte le case rifugio presenti in Sicilia e oggetto dell’indagine Istat presentano locali ove svolgere colloqui e consulenze nel totale rispetto della privacy. 33 su 34 offrono una carta dei servizi e una reperibilità telefonica h24. 28 strutture su 34, infine, hanno una linea telefonica per gli operatori della rete. In Valle d’Aosta, Basilicata, Sardegna e nella Provincia Autonomia di Trento, tutte queste caratteristiche sono presenti nel 100% delle strutture analizzate.

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In Sicilia il 18% delle donne torna dal maltrattante

Otto case rifugio su dieci presenti in Sicilia prevedono percorsi di uscita dalla violenza. Un dato perfettamente in linea con quello nazionale (88%) ma quello migliore si registra al centro (945). Ma è nelle Isole che si registra la percentuale più alta di abbandono di queste strutture: (26,2% a fronte del 13,4% italiano). Il 18% delle donne accolte nelle case rifugio ritorna dal maltrattante. Il dato si riferisce alle Isole e supera quello nazionale che si attesta al 13,7%. Il trasferimento in abitazione privata o in altra struttura è motivo di uscita nel 36,1% dei casi registrati nel Nord-Est (percentuale più alta). Nelle Isole la percentuale si riduce drasticamente e scende al 9,7%.

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Patrizia Penna
Patrizia Penna
Sono nata a Catania nel 1980, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Giornalista professionista, dal 2006 lavoro nell’informazione. Ho lavorato come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Mi sono occupata di organizzazione di eventi e pubbliche relazioni. Ho moderato convegni e tavole rotonde su politica, economia, lavoro e parità di genere ed ho partecipato a diverse trasmissioni radiofoniche, anche di respiro nazionale, come Caterpillar (Rai Radio 2) e Tutta la città ne parla (Rai Radio 3). Ho tenuto lezioni di giornalismo in licei e istituti tecnici di tutta la Sicilia

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