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Casi Covid in crescita, anche in Sicilia. Cacopardo: “Attenzione per i fragili”

Sono oltre 52 mila i casi di Covid registrati in Italia dal 23 al 29 novembre. Si registrano soprattutto al Nord, ma anche in Sicilia il tasso di positività è in rapida crescita. Ma al momento "non c'è da preoccuparsi", sottolinea Bruno Cacopardo, ordinario di Malattie infettive dell'Università di Catania e direttore dell'Unità operative complessa di Malattie infettive dell'Azienda ospedaliera Garibaldi di Catania

Torna il freddo, tornano le influenze. E torna anche il Covid. Secondo l’ultimo monitoraggio settimanale di Istituto Superiore di Sanità e e ministero della Salute, relativo alla settimana dal 23 al 29 novembre, in Italia ci sono 52.177 nuovi casi. Il tasso di positività è in crescita del 17,6 per cento, con un’incidenza che sale a 89 casi per 100 mila abitanti contro i 76 del monitoraggio settimanale precedente. “Il Covid è alla sua ennesima re-impennata. Questo è dovuto all’ennesimo ceppo mutante, che non è incattivito, ma solo più contagioso. Ma non mi pare che clinicamente bisogni preoccuparsi tutti“, spiega il professore Bruno Cacopardo, ordinario di Malattie infettive dell’Università di Catania e direttore dell’Unità operative complessa di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera Garibaldi di Catania.

Migliaia di casi al Nord. Ma crescono anche in Sicilia

I casi di Covid sono concentrati soprattutto al Nord, dove il freddo dell’autunno è arrivato prima. Ma anche al Sud, pur con valori assoluti ben più bassi, i casi sono in netta crescita. Ma con numeri ancora marginali. In Sicilia ad esempio la crescita del tasso di positività riscontrato sui tamponi effettuati, 1.082, è in crescita del 7 per cento, e i casi totali ufficialmente registrati sono 76, a fronte dei 62 del precedente monitoraggio. Nello stesso periodo, dal 23 al 29 novembre, in Lombardia i casi registrati di Covid sono stati 14 mila, in forte crescita rispetto agli 11 mila della settimana prima.

Attenzione per i soggetti fragili: devono vaccinarsi

“Naturalmente – prosegue Cacopardo – resta da prestare l’attenzione necessaria per i soggetti fragili. Malati oncologici, persone con insufficienze renali, trapiantati, dovrebbero stare sempre attenti, proteggendosi sempre”. E, sottolinea l’infettivologo, questi soggetti devono “vaccinarsi”. Questo perché “gli anticorpi monoclonali su questi ceppi sono fallaci nel fare effetto”, e quindi è necessario ricorrere “agli antivirali diretti“. A questi si aggiunge il “plasma iperimmune, che a mio modesto avviso e ad avviso di tanta parte della letteratura e di esperimenti, non ultimo quello dello Spallanzani, stanno dando eccellenti risultati soprattutto in combinazione con gli antivirali“.

Diffusione polmoniti: “Non c’è motivo di preoccuparsi”

Cacopardo risponde anche sul diffondersi della polmonite, che desta preoccupazioni soprattutto per tanti genitori di bambini, anche per il numero di casi in Cina. I casi vengono “probabilmente da mycoplasma, una polmonite estremamente diffusiva per chi vive in ambiente comunitario”. Ma anche per la diffusione della polmonite al momento, spiega Cacopardo, “non c’è motivo di preoccuparsi“. Certamente non al livello di una possibile pandemia. Anche se l’attenzione non deve mai scendere. “Il Covid – prosegue Cacopardo – è stato una prova generale a cui siamo stati chiamati, il sistema ha retto per la grande volontà e dedizione della gente. Se si ripresentasse ritroveremmo gli stessi errori. Ora che l’epidemia sta decadendo si stanno ripresentando le stesse problematiche organizzative”, conclude il docente.

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