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Caso cardiologia Caltagirone, l’Asp: “I medici preferiscono le grandi aziende”

Dopo il caso delle carenze di personale nell'ospedale calatino i vertici Asp saranno ascoltati mercoledì dalla Commissione Sanità dell'Assemblea regionale siciliana. Il manager Rapisarda: “Abbiamo solo il 50 per cento di copertura per rianimatori e medici di pronto soccorso"

Cardiologia ospedale Caltagirone. Una questione seria, serissima. Perché quando si arriva per carenza di organico a dover sospendere temporaneamente un servizio salvavita come la Rete dell’Infarto al miocardio, allora tutto l’apparato degli ospedali periferici deve diventare oggetto di immediata verifica da parte degli organi istituzionali e politici: dall’assessorato regionale alla Salute sino al ministero della Sanità. In gioco non ci sono lotterie e soldi. C’è la vita di chi finisce in questi ospedali. A parlare della delicata situazione che ha mandato in tilt la Rete dell’infarto di Ct-Sr-Rg è il direttore sanitario dell’Asp di Catania, Antonino Rapisarda, che allarga le braccia e lascia capire che in questo caso, secondo il suo parere, non esistono responsabilità dell’azienda provinciale. Esiste, invece, il dramma della mancanza di medici, in particolare in discipline salvavita, con concorsi che vengono banditi ma che alla fine o vanno deserti oppure vedono i vincitori che, chiamati a firmare il contratto, rifiutano. Perché nel frattempo sono andati a lavorare o nelle grandi aziende ospedaliere cittadine oppure nei ghiotti apparati privati, che magari pagano in certi casi meglio e permettono a giovani specializzati di fare carriera. “Vede – esordisce Rapisarda – il caso della Cardiologia di Caltagirone ha riproposto un dramma che ormai è una costante nei piccoli ospedali di tutta la penisola – e non solo in quelli della nostra provincia – che ormai vedono assottigliarsi sempre di più gli organici”.

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Vertici Asp in audizione all’Ars

“Mercoledì prossimo – aggiunge il direttore sanitario – andremo a Palermo dove avremo una audizione in commissione Sanità all’Ars. Ovviamente attenderemo l’incontro per prendere decisioni condivise. Ma vorrei precisare un particolare. Le carenze di medici riguardano principalmente tutti i pronto soccorso della provincia. Il caso della Cardiologia, per fortuna, è stato superato grazie all’accordo con le aziende ospedaliere di Catania che faranno turnare i propri medici. Ma il problema grossissimo della nostra assistenza ospedaliera riguarda proprio i presidi di emergenza, dove gli organici sono ridotti all’osso e una decisione bisognerà assolutamente prenderla”.

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Mancano rianimatori e sanitari

“Rianimatori e medici di pronto soccorso – continua- sono il punto dolente delle carenze. In questi settori abbiamo solo il 50 per cento di copertura e non si vede come venirne fuori. Noi nell’ultimo anno abbiamo fatto tutte le procedure possibili, soprattutto i concorsi. Il problema è che nella maggior parte dei casi o i medici non si presentano oppure, anche se si presentano e vincono, quando si trovano davanti a un concorso di una azienda più attrattiva o privata se ne vanno subito. Una conferma la avremo nei prossimi giorni quando verrà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il bando dell’Asp per il reperimento di oltre 190 dirigenti medici, tra cui quelli di pronto soccorso e i rianimatori. Lì avremo il polso della situazione e vedremo quante persone si presenteranno all’appuntamento, ma io già adesso non riesco a essere ottimista”.

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Le possibili soluzioni

“Innanzitutto vorrei ricordare a tutti – spiega Rapisarda – che i medici italiani a livello europeo sono quelli pagati peggio in tutto il continente. Si è parlato anche di bandi internazionali per assumere medici stranieri. Ma prima di arrivare a questo punto non sarebbe meglio rivedere tutte le procedure per favorire la specializzazione dei nostri ragazzi?”. Il direttore dell’Asp non lo dice chiaramente, ma probabilmente si riferisce alle anomalie dei nostri ordinamenti universitari. Con la carenza dei medici, i dirigenti che vanno in pensione e non vengono sostituiti perché non ci sono figure professionali, perché si insiste nel procedere con i numeri chiusi per gli accessi alle facoltà di Medicina? Non sapremo mai in questo modo se un buon ingegnere magari prima desiderava diventare medico, ma gli è stato impedito. Insomma tutto il sistema va rivisto se vogliamo evitare che presto alcuni ospedali diventino scatole vuote.

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Il contenzioso frena tutto

“Vede – continua Rapisarda – è anche il grosso contenzioso medico legale che è in atto a frenare tutto e a metterci in grandi difficoltà. I medici oggi hanno il terrore di scegliere concorsi per la copertura di medici di pronto soccorso perché non vogliono trovarsi magari con un procedimento penale che poi non si conclude in poco tempo e dura 10, 20 anni. Quindi assistiamo a una fuga dai presidi di emergenza e dalle anestesie, magari per un comodo posto in reparti ben più semplici e persino sul territorio. Quindi bisogna pensare a una revisione delle procedure, garantendo i medici ove possibile, altrimenti non ne usciremo”.

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Il nodo dei piccoli ospedali

Aveva senso aprire l’anno scorso il pronto soccorso di Giarre se i medici non ci sono? E ha senso ancora fare andare avanti altri presidi con i medici che si contano sul palmo della mano? Sono decisioni difficili, ma se i medici non si trovano che si fa? Sembra che recentemente a Militello per alcuni giorni al pronto soccorso ci sarebbe stato un solo medico di turno. Immaginatevi due casi gravi che arrivano contemporaneamente. Il medico cosa dovrebbe fare? Optare per assistere prima quello che è ridotto peggio. Oppure al contrario, per quello che ha più possibilità di farcela? Davvero singolare, come ai tempi di guerra. “Noi procederemo con le disposizioni che ci saranno date – ha ribadito Rapisarda – ma è chiaro che nella situazione in cui siamo non v’è dubbio, se dovesse perdurare la carenza di medici, che bisognerà ripensare l’offerta sanitaria perché qualsiasi soluzione verrà adottata non è risolvibile a stretto giro, ma richiederà tempo”. Sul punto relativo a un maggiore coinvolgimento dei medici di famiglia attraverso poliambulatori Rapisarda continua a ribadire che si attendono direttive dell’assessore regionale Giovanna Volo. E aggiunge: “Per quanto riguarda i medici di famiglia vedo complicato caricare su questi professionisti altri oneri sanitari aggiuntivi anche se bisognerà, comunque, trovare il giusto collegamento e rivedere l’offerta sanitaria sul territorio”.

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Il punto sui costi di medici

In merito agli enormi costi che l’Asp sarà costretta a sostenere per garantire l’accordo sulla Cardiologia del Gravina di Caltagirone Rapisarda replica con un concetto chiaro: “Quanto sta avvenendo comporta anche una spesa esagerata, nessuno può negarlo. Ma il nodo è questo: se ci fossero i medici allora sarebbe un sacrilegio pagare dirigenti che provengono dalla città e arrivano a guadagnare sino a 1.400 euro al giorno, anziché procedere a nuove assunzioni. Ma il problema è che in giro medici con determinate specializzazioni di emergenza non ve ne sono. E allora che si fa…?”.

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Giuseppe Bonaccorsi
Giuseppe Bonaccorsi
Giornalista professionista con un passato di redattore esperto per molti decenni al quotidiano "La Siclia". Ha collaborato attivamente con diverse testate regionali e nazionali e per anni con l'agenzia stampa "Quotidiani associati". Attualmente collaboratore di diverse testate giornalistiche nazionali e regionali e in particolare de "Il dubbio", il "Fatto quotidiano". Nel recente passato anche collaboratore del "Domani".

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