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Catania allagata “ma non c’entra il canale di gronda”. Le proposte di Tuccio D’Urso

L'ex responsabile dell'Ufficio speciale emergenza traffico nella sindacatura Scapagnini, oggi alla guida della struttura d'emergenza Covid in Sicilia, rivendica le opere fatte in quegli anni "40 chilometri di condotte". E per gli allagamenti in città propone interventi "piccoli e poco costosi"

Catania si allaga a ogni fenomeno di grande maltempo, a volte generando distruzione e vittime. Tra i principali imputati del disastro la mancanza del collettore B del cosiddetto “canale di gronda”. Un’opera idraulica ritenuta nel dibattito pubblico di questi giorni fondamentale per la città, e per la quale è già disponibile fin dal 2015 un finanziamento da 54 milioni di euro. L’opera consentirebbe di far confluire le acque della zona a ovest della città fino a mare, nei pressi della foce del Simeto. Ma “non una goccia di quell’acqua raccolta eviterebbe l’allagamento del centro di Catania”. Ad affermarlo, ieri in collegamento in diretta con FocuSicilia, è l’ingegnere Salvatore D’Urso meglio conosciuto come Tuccio. Dirigente regionale in pensione, nella sua lunga carriera nella pubblica amministrazione ha ricoperto negli anni dal 2003 al 2007 vari ruoli all’interno della giunta del capoluogo etneo guidata da Umberto Scapagnini, prima come soggetto attuatore dei poteri speciali per il Traffico dati all’allora sindaco dal governo nazionale, poi come direttore generale dell’ente. In quegli anni, ricorda D’Urso, “sono stati realizzati circa 40 chilometri di collettori, risolvendo alcune situazioni nella zona est della città e nei paesi dell’hinterland nord. Il sistema dei canali realizzati non fa più arrivare acqua fa monte. Ma l’acqua che abbiamo visto confluire su via Etnea viene dal viale Regina Margherita e dal viale Mario Rapisardi”, afferma.

Le proposte da attuare “in tempi brevi”

Il problema, quindi, sembrerebbe quello di raccogliere queste acque dall’interno della città. D’Urso va oltre alla semplice constatazione dello stato delle cose, e propone opere interne alla città e certamente “minori, poco costose e realizzabili in tempi brevi”. Proposte che vanno dal quadruplicare la sezione dell’Amenano sotto piazza Alcalà al collegare nuove caditoie a piazza Stesicoro al collettore di corso Sicilia “oggi non utilizzato” D’Urso.propone inoltre di “collegare nuove caditoie a piazza Roma con l’Amenano che scorre sotto il giardino Bellini e riordinare i collegamenti del vecchio allacciante con la parte soprastante via di Sangiuliano”. E infine di triplicare la sezione del torrente Forcile”, ovvero il corso d’acqua che costeggia l’aeroporto il il villaggio Santa Maria Goretti. Infine di “riordinare la sezione del torrente Acquicella stretto dalla realizzazione del rifornimento di benzina”, un’,opera che eviterebbe l’allagamento dell’attivo.ospedale Garibaldi. D’Urso inoltre suggerisce “per rendere funzionale il collettore B, il cui mancato completamento, lo ripeto, non influisce per nulla sulla situazione della città, regimentare i torrenti Cubba e Bummacaro che ne costituiscono lo sbocco nell’ Oasi del Simeto”.

Il collettore B esterno a Catania

Nei giorni della polemica e della conta dei danni provocati dall’eccezionale maltempo abbattutosi su Catania negli ultimi giorni di ottobre, le sue parole sono quasi un avvertimento: “Se non si fanno opere all’interno della città storica la situazione non cambierà”. Questo anche realizzando il cosiddetto collettore B, “opera che passando dal Comune di Misterbianco, e dietro Monte Po, realizzzerà 14 chilometri di nuovi torrenti che confluiranno nel torrente Buttaceto, che a sua volta termina la sua corsa nell’Oasi del Simeto costeggiando la zona industriale”. D’Urso, attualmente soggetto attuatore del commissario straordinario per l’Emergenza Covid in Sicilia, ovvero il presidente della Regione Nello Musumeci, è intervenuto in questi giorni proprio per la sua passata esperienza tecnico-amministrativa nel capoluogo etneo e pur non sottovalutando l’importanza dell’opera, contesta la sua efficacia per risolvere le gravi situazioni viste nei giorni scorsi, e non solo. “La via Etnea, per la sua conformazione, ha sempre portato queste grandi quantità d’acqua, e fino al 2002 quando abbiamo realizzato la nuova pavimentazione in pietra lavica a ogni pioggia si dovevano poi riposizionare i sampietrini”, ricorda D’Urso. Per questo propongo delle opere minori ma fondamentali per risolvere il problema”. Il tutto, come scrive anche sulla propria pagina Facebook, da affiancare “ad un servizio organizzato e strutturato di pulizia delle caditoie e di ripulitura dei canali fognari. Quattro squadre con macchine idrovore. Per il primo anno su tre turni, poi su un turno. Senza sosta”, conclude.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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