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Centri per l’impiego, alla Sicilia dallo Stato solo 160 mila euro nel 2019

La Corte dei Conti ha fatto il punto sui Cpi: l'Isola, con oltre 2 mila addetti pagati dalla Regione, conta il 20 per cento del personale nazionale. Ma la sola Campania ha ricevuto dallo Stato risorse per 66 milioni, 400 volte in più

Sono troppo eterogenei, con metodi di lavoro diversi, e database informatici che non dialogano tra loro. In una parola: inefficienti. Sono i centri per l’impiego, oggetto di una indagine della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti. Un sistema eterogeneo che varia tra le regioni e che “rallenta le procedure”. Secondo quanto ricostruito dai giudici contabili il primo passo è quello di creare un sistema informatico nazionale nel quale condividere dati, oltre a uniformare metodologie e prassi. Ma quello che varia tra le singole regioni sono soprattutto le risorse. Per la Sicilia ad esempio, su un totale di 64 di centri, le risorse assegnate dallo Stato per le funzioni proprio degli uffici sono state di appena 160 mila euro nel 2019. A questi vanno aggiunti 472 mila euro di risorse regionali, per un totale di 632 mila euro. Ovvero, solo lo 0,11 per cento delle risorse complessive, pari a oltre 437 milioni di euro. Nello stesso anno le risorse stanziate per la Campania sono state di 66 milioni e 670 mila euro, il 12 per cento del totale, oltre 400 volte in più di quelle dell’Isola. Veneto e Puglia sono poco distanti, a quota 61 milioni. Un quadro che, per il 2020, non sembra molto diverso: pur con la premessa che “non tutte le Regioni hanno inviato i dati per l’aggiornamento”, la Sicilia è ancora ultima con appena 1.462.000 euro.

Fondi ripartiti previo accordo: il 39% va al Nord

La sproporzione diventa ancora più evidente se si scende nel dettaglio del personale impiegato: la Sicilia con oltre 2 mila e 208 addetti, di cui 1.782 a tempo indeterminato e 426 navigator, copre più del 20 per cento del totale degli impiegati nazionale, a quota 8 mila, sottolinea la Corte dei Conti. Seguono la Lombardia con 1.063 operatori (9,79 per cento) dislocati su 82 sedi e il Lazio con 996 addetti (9,17 per cento) effettivi presso 47 centri. Lo statuto speciale della Sicilia spiega solo in parte la sproporzione nel Contributo alle Regioni per il concorso alle spese di funzionamento dei centri per l’impiego la cui ripartizione è “scaturita a seguito delle intese raggiunte da Stato, Regioni e Province autonome”. Tutte le Regioni infatti contribuiscono “per un terzo” con proprie risorse al funzionamento degli stessi Cpi ancora “formalmente in carico alle province”, attingendo anche alle risorse del Fondo sociale europeo. Nella distribuzione però “appare privilegiato il Nord cui viene destinato il 39,15 per cento nel 2019 del totale complessivo dei fondi destinati alla gestione ed al corretto funzionamento dei Cpi”. Al Sud le già citate Campania e Puglia raccolgono invece la gran parte delle risorse, oltre il 24 per cento del totale, su un totale per Sud e Isole del 35 per cento nazionale.

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I navigator nelle province siciliane

Occupato solo un terzo degli iscritti ai Centri

Al centro dell’analisi sono però anche i numeri dei lavoratori occupati tra il numero di iscritti. Dai dati forniti dalle Amministrazioni è risultato che, complessivamente, i registrati ai Cpi che hanno trovato impiego nel 2017 sono stati pari a 1.093.068, nel 2018 pari a 1.447.093, nel 2019 pari a 1.138.981. Relativamente all’anno 2020 risultano occupati su 1.723.439 iscritti solo 603.274 utenti. E tra questi solo 90 mila si trovano in Sicilia. Discorso a parte per i lavoratori coinvolti nel reinserimento lavorativo che hanno percepito il Reddito di cittadinanza: ad ottobre 2020, scrive la Corte dei Conti, “coloro che hanno avuto almeno un rapporto di lavoro successivo alla domanda di RdC erano appena 352.068, su un totale di 1.369.779 percettori”. E fra questi, la maggioranza, risiede al Sud: sono 913 mila, di cui 325 mila in Campania e 282 mila in Sicilia. Un rapporto che ha portato anche alla distribuzione maggioritaria dei cosiddetti navigator, figure non rientranti nel novero delle risorse interne ai Cpi ma assunte con contratti a termine in funzione del reinserimento lavorativo dei percettori. La Campania è quella con il maggior fabbisogno di queste figure professionali (471), con la sola provincia di Napoli ne prevede 274. Segue la Sicilia con 429 posti di cui 125 a Palermo e 100 a Catania. Al Nord la Lombardia mostra un numero pari a 329 Navigator, di cui 76 a Milano e 50 a Brescia, mentre nel Centro sono stati assegnati al Lazio 273 tutor, di cui 195 nella provincia di Roma.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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