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Cerasuolo di Vittoria: nel 2020 è rimasto in cantina. Bassa vendita, alta qualità

L'unica Docg siciliana ha venduto poco a causa della chiusura del settore Ho.re.ca. Il vino dalla storia millenaria è comunque una potenzialità da spendere nei prossimi mesi

Nell’anno della pandemia calano le vendite per il settore vinicolo siciliano. Soffre soprattutto quello di qualità e, tra questi, il rosso “Cerasuolo di Vittoria”, unica Docg siciliana e, fino a qualche anno fa, unica del meridione d’Italia. La chiusura dei ristoranti e di tutto il settore Ho.re.ca ha fatto diminuire le vendite di Cerasuolo. Manca ancora una quantificazione delle perdite di fatturato, diverso per ciascuna azienda a seconda del canale di commercializzazione. Ma il vino che rimane nelle cantine è comunque una potenzialità da spendere nei prossimi mesi, appena alcune attività riapriranno. Anche perché al calo di vendite fa da contraltare una produzione di alta qualità che nell’annata 2020 ha regalato uno dei vini migliori degli ultimi anni. “Un vino di qualità che sarà molto apprezzato” secondo il presidente del consorzio di tutela vino Cerasuolo di Vittoria Docg, Achille Alessi.

La produzione

Nell’anno appena trascorso sono stati prodotti 5.300 ettolitri di vino Cerasuolo di Vittoria Docg, cui si aggiungono 1700 ettolitri di Doc Vittoria. La produzione “garantita” è di circa un milione di bottiglie. Il Consorzio di Tutela conta su una produzione di circa nome mila quintali di uva rivendicata. Il Cerasuolo di Vittoria è un vino che nasce grazie all’apporto di due vitigni: dal 50 al 70 per cento di Nero d’Avola e dal 30 al 50 per cento di Frappato. “Un paesaggio baciato dal sole insieme alla brezza marina e alla temperatura mite sa regalare uve superlative” si legge nel sito del Consorzio. La produzione di uve è fatta in terreni non oltre i 500 metri sul livello del mare e che, in massima parte, godono dello speciale microclima che si registra nei vari areali di produzione.

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I luoghi di produzione

Le trentadue aziende che producono con il marchio Docg aderenti al Consorzio di tutela si trovano in un territorio compreso tra le province di Ragusa (Acate, Comiso, Vittoria, Chiaramonte Gulfi, Santa Croce Camerina) e quella di Caltanissetta (Niscemi, Gela, Riesi, Butera, Mazzarino) e di Catania (Licodia Eubea, Mazzarrone, Caltagirone). Esse vendono vini in tutta Italia, ma esportano anche in Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna ed in altri paesi del Nord Europa. Come stabilisce un decreto del 2017 del ministero delle Politiche Agricole, è il Consorzio che si occupa di tutte le attività di rappresentanza e controllo dei vini a denominazione di origine Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria Doc. In quest’ultima denominazione ricadono tutti gli altri vini del territorio: il Nero d’Avola e il Frappato su tutti. Si tratta di vini altrettanto pregiati e molto presenti ed apprezzati sui mercati. Non solo. Da quasi quattro anni, esercita le sue funzioni di controllo anche nei confronti dei produttori che non fanno parte del Consorzio in quanto è stata riconosciuta l’Erga Omnes, appunto la vigilanza nei “confronti di tutti”.

Doc dal 1970 e Docg dal 2005

Alla fine del secolo scorso l’iniziativa del colonnello Giuseppe Coria portò alla nascita del Consorzio del Cerasuolo che ottenne il riconoscimento della Doc nel 1970 e della Docg nel 2005. “In questi anni – spiega Alessi” abbiamo puntato sulla crescita di prestigio del nostro prodotto. Ed è questo il nostro obiettivo anche per i prossimi anni: non dobbiamo puntare a produrre più bottiglie, ma a valorizzare sempre più il nostro prodotto d’élite ed affrontare le sfide di nuovi mercati”.

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Una storia millenaria

Documenti risalenti al periodo della dominazione greca in Sicilia specificano che il Cerasuolo era prodotto in queste valli già 2300-2400 anni fa. Una piccola lamina di piombo arrotolata, la Plaga Mesopotamium, custodita nel Museo archeologico di Siracusa riferisce della vendita di un vigneto ad una donna rivenditrice di vini. Tracce del nome Mesopotamium sono state scoperte nelle monete e nelle anfore rinvenute negli scavi di Pompei. Il vino viaggiava sui carri o sulle navi che salpavano dal porto dell’odierna Scoglitti. Ma di vino e di vigneti si occupò anche la contessa Vittoria Colonna allorché dopo la fondazione di Vittoria (1607) assegnò delle terre ai coloni che popolavano la città. I primi 75 ricevettero un ettaro di terreno purché, almeno un altro ettaro, fosse di vigneto. La storia dei secoli passa anche attraverso la filossera di fine 1800, che distrusse molti vigneti.

Foto del Consorzio Cerasuolo di Vittoria

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