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Clima, Palermo e Catania impreparate. Destinate a piegarsi agli eventi estremi

Da Palermo, con i nove morti ad Altavilla Milicia per il violento nubifragio del 2018, a Catania, con la via Etnea che diventa un fiume e i continui allagamenti nella zona industriale: gli eventi climatici estremi censiti da Legambiente sono 175 in Sicilia in 12 anni, un record nazionale

    Il lungo elenco degli eventi climatici estremi che hanno riguardato la Sicilia negli ultimi dodici anni, ben 175 casi, il numero più alto d’Italia, si concentra soprattutto nelle province di Palermo, Messina, Catania e Agrigento, secondo quanto ricostruisce Legambiente nel suo rapporto Città Clima. Nel capoluogo e nell’area metropolitana si registrano 21 eventi gravi dal 2010, con danni e interruzioni alle infrastrutture legati ad allagamenti da piogge intense e agli episodi di trombe d’aria. “Nel corso del 2022 – ricorda Legambiente – sono stati quattro gli eventi che hanno impattato il capoluogo siculo, con allagamenti diffusi (anche a causa degli errori storici commessi a livello urbanistico, come nel caso del quartiere Papireto) che hanno interessato ancora una volta Mondello, mentre il primo febbraio il forte vento ha portato alla caduta di alcuni alberi in strada e uno dei cancelli di ingresso al Parco della Favorita si è sganciato dai cardini obbligando alla chiusura della viabilità locale. Nel mese di agosto, e nel corso di tutta l’estate, si sono registrate temperature elevate che hanno toccato la punta di 44°C il 17 agosto”.

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    La tragedia ad Altavilla Milicia nel 2018: nove morti

    Poco più di un anno fa, il 18 luglio 2021, era stato un violento nubifragio ad abbattersi su Palermo provocando, nel giro di sole tre ore, 27 interventi di soccorso dei Vigili del fuoco che hanno salvato automobilisti rimasti intrappolati nelle strade, diventate fiumi. Scene analoghe il 16 luglio 2020, quando la pioggia eccezionale provocò l’allagamento di numerosi viali con oltre 200 auto distrutte dalla furia dell’acqua e due sottopassi invasi dal fango. “Sono caduti 135 millimetri di pioggia in poche ore – – ricorda Legambiente – e dieci bambini sono stati ricoverati per un inizio di ipotermia dopo essere rimasti intrappolati nelle macchine”. Andando un po’ indietro nel tempo, “una vera e propria tragedia è avvenuta in una villetta in campagna al confine dei comuni di Altavilla Milicia e Casteldaccia il 3 novembre 2018 quando, sotto un viadotto dall’autostrada Palermo-Catania, sono morte nove persone, tra cui due bambini di uno e tre anni. L’edificio è stato letteralmente sommerso dall’acqua del fiume Milicia, che ingrossato dalle piogge è uscito dagli argini”.

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    I fiumi di fango nella via Etnea di Catania

    Catania conta 12 eventi estremi a partire dal 2010 e il mese di ottobre 2021 verrà ricordato come quello dei disastri provocati dal ciclone tropicale Apollo, con fiumi di acqua e fango che hanno devastato intere aree della Sicilia orientale provocando tre vittime, a Scordia e Gravina di Catania. “Incredibili i dati cumulati di pioggia registrati in 48 ore – ricorda il report Città Clima – con estremi come a Linguaglossa di 494 mm e Lentini con 290 mm. Strade inagibili e trasformate in fiumi, come via Etnea a Catania, dove in 48 ore si è registrata una quantità di pioggia pari a un terzo di quella annuale”. Sempre a ottobre una forte perturbazione caratterizzata da venti record aveva causato danni al centro storico di Catania con diversi danni e feriti e uno dei lampioni di piazza Università era stato scaraventato via. Nel 2014 Legambiente ricorda due fenomeni estremi “accaduti tra novembre e dicembre, entrambi con danneggiamenti alla linea ferroviaria per trombe d’aria e di conseguenza soppressione e rallentamento dei treni sulla Messina-Catania-Siracusa”. Infine, tornando ancora più indietro, il terribile 21 febbraio 2013, quando un fiume di acqua e fango si riversò dalle pendici dell’Etna lungo via Etnea, fino al centro storico di Catania, lasciando la città in ginocchio”. Anche la zona industriale ha subito degli importanti allagamenti nel 2021 e nel 2012, rendendo irraggiungibili alcune aziende.

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    Le imprese reclamano manutenzioni annuali

    Catania paga il prezzo di una rete di gronda a Nord che non è ancora stata completata e di manutenzioni ordinarie che non sempre vengono eseguite per tempo. Tuttavia un mese fa il commissario straordinario del Comune ha impegnato 300 mila euro e disposto la pulizia di emergenza nei torrenti della zona Sud, Acquasanta, Forcile e Acquicella, con interventi anche nel quartiere Pigno e nella zona industriale. Sempre nella zona industriale sono in corso interventi di manutenzione dei canali a cura del Genio civile regionale. Per gli industriali etnei, tutta via, “c’e ancora molto lavoro da fare – dichiara Antonello Biriaco, presidente di Confindustria Catania – ma qualche passo avanti è stato realizzato. Abbiamo apprezzato l’interlocuzione avuta con il commissario straordinario Federico Portoghese che ha raccolto il nostro grido d’allarme. La pulizia dei canali sta procedendo per settori e dovrebbe proseguire in queste settimane. Purtroppo gli interventi di manutenzione vengono effettuati solo sporadicamente, il che rende tutto più difficile e costoso. In questo senso abbiamo chiesto all’amministrazione comunale di avviare una programmazione dei lavori annuale che possa dare certezze alle imprese. Non è pensabile però che tutto ricada sul Comune. Occorre che il nuovo governo regionale crei un fondo ad hoc con risorse congrue da destinare alla manutenzione delle aree industriali”.

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    Agostino Laudani
    Agostino Laudani
    Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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