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Comuni siciliani, la crisi è strutturale. Il segretario Anci: “I decreti non bastano”

Pnrr, Dl Aiuti, Finanziaria regionale. Le risorse ci sarebbero, ma la crisi degli enti locali siciliani sembra senza soluzione. Per il segretario di Anci Sicilia Mario Alvano la normativa sul dissesto "non è adeguata", e aumentare le tasse ai cittadini si è già dimostrato "controproducente"

Un problema “strutturale”, che non può essere certo risolto con singoli decreti del Governo nazionale. E che mette in pericolo anche le risorse del Pnrr, visto che con una macchina comunale bloccata i progetti rischiano di essere bocciati. Mario Emanuele Alvano, segretario di Anci Sicilia, descrive a FocuSicilia la situazione degli enti locali nell’Isola. “Oltre cento dei quasi 400 comuni siciliani sono in pre-dissesto, e il numero cresce notevolmente se guardiamo a quelli che non riescono a presentare i bilanci in tempo”, spiega Alvano. Nell’ultimo decreto Aiuti il governo Draghi aveva cercato di mettere una pezza, dando la possibilità di aumentare le aliquote Irpef. Questa norma – presente nelle bozze – alla fine è stata esclusa, spiega il segretario. “In ogni caso, non è così che si risolve il problema dei comuni. Bisogna uscire dall’ottica emergenziale, e mettere gli enti in condizione di lavorare”. Il segretario di Anci Sicilia affronta anche altri temi caldi, dalla gestione dei rifiuti alla costruzione dei termovalorizzatori, dalle Zone franche montane ancora al palo alla Finanziaria regionale, “che per noi è senza voto, visto che a dieci giorni dall’approvazione non è ancora stata pubblicata e non possiamo leggerla”.

Tasse, pericolo (parzialmente) rinviato

Per quanto riguarda il decreto Aiuti bis, la norma sui comuni in dissesto si trova all’articolo 43. Nella sua prima formulazione esso prevedeva, per i capoluoghi con un disavanzo superiore a 500 euro pro capite, di alzare le aliquote Irpef del due per cento. Capoluoghi ancora più indebitati, come per esempio Catania, avrebbero potuto aumentare anche la tassa di soggiorno. “Questa norma non ha trovato piena attuazione”, spiega Alvano, visto che gli enti in difficoltà possono comunque sottoscrivere un accordo per il ripiano del disavanzo ai sensi della legge 234/2021, che prevede tra le altre cose ritocchi delle aliquote e potenziamento della riscossione. Il pericolo di nuovi aumenti è scongiurato solo in parte, insomma. Per il segretario di Anci Sicilia un eventuale intervento sulle aliquote “introduce principio pericoloso”, in quanto l’aumento della pressione fiscale “non è per nulla risolutivo per risolvere problemi di bilancio strutturali”. Al contrario, tali politiche possono danneggiare le imprese del territorio, “la cui presenza dipende da quanto si paga di tasse e dai tributi locali”. Sullo sfondo resta il tema del cambio di politica fiscale avvenuto negli anni Duemiladieci. “Da quando le entrate dei comuni dipendono dai tributi locali e non dai trasferimenti statali si è creato un circolo vizioso negativo”.

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Tributi locali, il sistema non funziona

I numeri dei comuni in deficit lo confermano. “Negli anni Novanta quando una città andava in dissesto era uno scandalo, veniva considerato un evento eccezionale. Oggi praticamente è la normalità”, denuncia Alvano. Per il segretario regionale di Anci la normativa in materia non è adeguata. “Il dissesto ha senso quando c’è un imprevisto, per esempio una sentenza che condanna un comune a pagare un grosso importo, ed esso non ha le risorse per far fronte”. Se il problema diventa strutturale, invece, le cose cambiano. Il centro della questione sono proprio le politiche fiscali, che hanno danneggiato in particolare in Centro-Sud. “Dobbiamo chiederci se il sistema che ha portato dalla finanza derivata alla finanza propria sia adeguato a garantire i servizi”. Alvano afferma di avere “seri dubbi”. “Sono dieci anni che andiamo avanti con un sistema in cui il Comune aumenta i tributi per problemi di bilancio. Probabilmente bisogna migliorare il sistema delle entrate, ma anche favorire politiche specifiche, con sgravi fiscali per i territori in difficoltà”. Questi ultimi sono sempre di più, non solo nelle aree interne. “In alcune realtà il valore degli immobili è sceso a zero. Per questo sono nate iniziative come quella delle case a un euro, perché il valore di mercato è davvero minimo”.

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Pnrr, evitare di restituire i fondi

Una situazione che rischia di incidere anche sull’utilizzo delle risorse europee del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il governo Draghi ha previsto che almeno il 40 per cento dei 191 miliardi del Pnrr – che diventano 221 con i 30 miliardi del Fondo complementare – sia destinato al Mezzogiorno. Per Alvano la messa a terra “sta andando in maniera diversa a seconda dei territori”, visto che alcune realtà sono più preparate di altre, “per esempio qualche ente di area vasta che aveva investito nella progettazione”. Per questo motivo Anci Sicilia e Ifel, Istituto per la finanza e l’economia locale, hanno promosso un ciclo di seminari per dare ai comuni indicazioni esaustive su come partecipare agli avvisi del Piano. “La fase di progettazione deve essere coordinata in modo puntuale, visto che come sappiamo il Pnrr si chiude nel 2026”, spiega Alvano. L’obiettivo è fare in modo che i comuni “possano rendicontare correttamente le risorse” ed evitare che come avvenuto in passato con i fondi europei “le somme non vengano utilizzate e debbano addirittura essere restituite”. Un processo su cui porre una particolare attenzione “vista la delicata situazione politica e la lunga fase elettorale in corso. Gli enti locali non possono permettersi cali di attenzione”.

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Discariche, incontro con Regione e Srr

Per Alvano i 120 sindaci che verranno eletti nella tornata amministrativa di giugno “hanno di fronte un’impresa immane”, dovendosi confrontare con l’ordinaria amministrazione “ma anche con gli aumenti del costo dell’energia e del personale”. A proposito di rincari, Anci Sicilia ha denunciato l’aumento del conferimento in discarica e chiesto un incontro – “ancora non fissato” – alle Srr e al dirigente del Dipartimento acque e rifiuti Calogero Foti. Per Alvano esiste un problema di gestione delle piattaforme, “con un oligopolio da parte di alcuni impianti che possono condizionare l’intera Isola”. Per quanto riguarda la costruzione di due termovalorizzatori, prospettata dal governo Musumeci, all’interno di Anci Sicilia “esistono diverse sensibilità” ma l’approccio complessivo “è di rispetto delle decisioni della Regione qualunque esse siano”. Per termovalorizzatori, in ogni caso, servirà tempo, mentre i sindaci hanno bisogno di risorse immediate per affrontare i problemi. Per questo il segretario regionale di Anci critica la scelta del governo nazionale di continuare ad applicare i dettami del Patto di stabilità, sospeso anche nel 2023 dalla Commissione europea. “Ai comuni vengono a mancare risorse preziose in una fase particolarmente critica, per far fronte alle esigenze correnti ma anche a quelle future”.

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Finanziaria regionale, giudizio sospeso

Un capitolo a sé merita la Finanziaria, approvata nelle scorse settimane dall’Assemblea regionale siciliana. “Come Anci siamo intervenuti chiedendo che venissero mantenuti i trasferimenti agli enti locali, piccolo elemento di sicurezza in un quadro così difficile”, spiega Alvano. Il segretario lamenta di non aver ancora letto il documento, “non per mia negligenza ma perché dieci giorni dopo la pubblicazione non c’è un testo ufficiale”. Anche il metodo ha lasciato a desiderare. “Si tratta di una legge approvata nel bel mezzo di una campagna elettorale, senza nemmeno la possibilità di essere sentiti”. Un commento organico è dunque rinviato a data da destinarsi, ma su un punto ci sono già delle certezze. “La mancata approvazione della norma sulle Zone franche montane non è un segnale positivo”. Alvano ricorda come Anci abbia “sposato la battaglia del Comitato”, essendo le Zone franche uno strumento “per rimettere in moto la macchina produttiva, che in Sicilia stenta più che altrove”. Il problema non riguarda più soltanto i piccoli comuni montani. “Molte realtà stanno perdendo la popolazione, anche quelle più dinamiche vicino al mare e persino le Città metropolitane”, denuncia il segretario di Anci. Per questo le zone franche sono “essenziali” e bisognerebbe allargarne il raggio “anche oltre quelle previste”.

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Battaglia tra legalità e burocrazia

Per superare la crisi strutturale in cui versano gli enti locali, insomma, serve un approccio diverso su molti fronti. “Se non facciamo decollare le attività produttive, se non creiamo ricchezza, se non reagiamo sarà difficile che si risollevino”, dice il segretario di Anci. Lo sviluppo dei territori va di pari passo con la necessità di garantire uguaglianza di trattamento per tutti i cittadini, che a sua volta diventa garanzia di legalità. Un tema particolarmente sentito nel trentesimo anniversario della strage di Capaci, caduto proprio ieri, 23 maggio. “Moltissimi comuni hanno ricordato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e credo che molte azioni dal punto di vista amministrativo vadano nel loro solco”, spiega Alvano. L’esempio di questi magistrati, però, non è sempre facile da seguire. “Non è solo una questione di volontà, bisogna fare i conti con le complicazioni burocratiche che si incontrano nella gestione degli enti locali”. Il sistema attuale, aggiunge Alvano, non ha semplificato la vita agli amministratori e ai cittadini. “Spesso ci sono montagne di adempimenti da rispettare, che valgono per il grande ma anche al piccolo”. Montagne di carte in cui anche la legalità e la trasparenza corrono il rischio di perdersi.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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