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Concimi, la guerra in Ucraina minaccia l’agricoltura siciliana. “Costi triplicati”

Mosca e Kiev sono tra i primi esportatori mondiali di azoto, principale elemento nutritivo utilizzato per fertilizzare le coltivazioni nell'Isola. Per gli addetti ai lavori i prodotti hanno raggiunto prezzi "stratosferici", e i coltivatori rischiano "di rimetterci di tasca propria"

“Coltivare un ettaro di frumento costa circa 600 euro in più rispetto all’anno scorso. Un terzo dell’aumento riguarda soltanto i fertilizzanti”. L’agronomo Paolo Caruso racconta a FocuSicilia un risvolto della guerra tra Russia e Ucraina che ha un forte impatto sull’agricoltura dell’Isola. A mancare sono i fertilizzanti di cui la Sicilia e il resto del Paese fanno largo uso, e che vengono prodotti soprattutto da Mosca e Kiev. Secondo i dati delle Camere di commercio e Borse Merci italiane, la Russia è il primo esportatore mondiale di urea, principale elemento nutritivo a base di azoto utilizzato per concimare le coltivazioni. Anche l’Ucraina ricopre un ruolo importante, essendo l’ottavo esportatore mondiale. “Pesa anche il blocco delle esportazioni dalla Cina, anch’essa tra i maggiori produttori”, spiega Caruso. La conseguenza immediata del blocco è l’aumento del prezzo dei fertilizzanti, in un quadro reso già difficile dal caro energia e dall’inflazione. “Il costo dei concimi a base di azoto è praticamente triplicato negli ultimi mesi. Serve una soluzione, perché così non si va avanti”, conferma Ignazio Gibiino, presidente di Coldiretti Agrigento.

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I fertilizzanti in Italia

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2020 in Italia sono stati distribuiti fertilizzanti per circa cinque milioni di tonnellate. Si tratta per la maggior parte di concimi (2,8 milioni di tonnellate), volti a migliorare la fertilità del terreno, ma anche di ammendanti (1,3 milioni di tonnellate), che regolano le caratteristiche fisiche del suolo, e di correttivi (600 mila tonnellate) che ne correggono l’acidità. Un quinto del prodotto è importato dall’estero, ma la quota sale a circa la metà per quanto riguarda i fertilizzanti a base di azoto. Quest’ultimo è utilizzato per i concimi minerali semplici (1,4 milioni di tonnellate) e per quelli composti a base di azoto, fosforo e potassio (330 mila). A livello nazionale il maggiore consumatore risulta essere il Nord, dove sono distribuite 3,3 milioni di tonnellate, in particolare in Lombardia (1,1 milioni), Emilia Romagna (870 mila) e Veneto (680 mila). Segue il Mezzogiorno con un milione di tonnellate distribuite, perlopiù in Puglia (270 mila), Campania (200 mila) e Sicilia (190 mila). Nel Centro si distribuiscono infine 600 mila tonnellate, prevalentemente nel Lazio e in Toscana (200 mila per regione).

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I numeri dei concimi in Sicilia

L’Istituto nazionale di statistica fornisce anche il dettaglio dei territori. Per la Sicilia il maggior consumatore di fertilizzanti è di gran lunga la provincia di Catania, con 58 mila tonnellate. Seguono le province di Ragusa (48 mila), Trapani (31 mila), Agrigento (15 mila), Siracusa (14 mila), Palermo (11 mila), Caltanissetta (7,7 mila), Messina (2,6 mila) ed Enna (duemila). Anche nell’Isola l’utilizzo di concimi a base di azoto è consistente. Su 24 mila tonnellate di concimi minerali utilizzati, diecimila provengono dall’estero. Su 23 mila tonnellate di concimi a base di azoto, fosforo e potassio, inoltre, circa tremila vengono da fuori. L’utilizzo dei fertilizzanti non è uniforme sui territori, e dipende dal tipo di coltivazioni, dalle caratteristiche del terreno e dalle condizioni climatiche. Per quanto riguarda il grano, per esempio, la concimazione di quest’anno è già avvenuta. “Abbiamo fertilizzato due mesi fa, quindi clima permettendo il raccolto dovrebbe essere salvo”, spiega il presidente di Coldiretti Agrigento Ignazio Gibiino. Altri tipi di coltivazioni, invece, avranno bisogno di essere concimate nelle prossime settimane.

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Costi di produzione troppo alti

“L’azoto è alla base della crescita di cereali, ortaggi e arboreo”, spiega Gibiino. A essere parzialmente indipendenti soltanto i legumi, “che sintetizzano a livello radicale e possono aver bisogno soltanto di una quota ‘starter’ iniziale”. Per tutto il resto il fertilizzante è necessario, in particolare quello a base di azoto. Il presidente di Coldiretti Agrigento fa qualche esempio. “Per il grano utilizziamo una soluzione di azoto al 46 per cento, che abbiamo acquistato a 110 euro al quintale. Un costo stratosferico, visto che l’anno scorso lo compravamo a 38 euro al quintale”. Per altre categorie l’aumento è stato relativamente più contenuto. “Per l’urea-fosfato, soluzione a base di azoto e fosforo che si utilizza per ortaggi e piante arboree, paghiamo 220 euro al quintale contro i 110 euro di un anno fa”. Aumenti che si vanno a sommare a quelli di energia e materie prime, che da mesi si abbattono sul settore. “È chiaro che qualcosa deve cambiare, perché se i costi di produzione rimangono questi e i prezzi al consumatore non aumentano rischiamo di rimetterci di tasca nostra”, dice Gibiino.

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“Verso un’agricoltura sostenibile”

Non finisce qui. “In azienda utilizziamo trattori che utilizzano l’urea liquida come additivo al carburante per limitare le emissioni”, spiega il presidente di Coldiretti Agrigento. L’aumento della materia prima inciderà anche su questo fronte, e non solo nel comparto agricolo. “Lo stesso Adblue utilizzato per i motori diesel di nuova generazione si basa sull’azoto. Anche il prezzo di quel prodotto probabilmente è desinato a salire”. Una vera e propria dipendenza dall’azoto russo e ucraino, ma anche dalle scelte di altri Paesi come la Cina, osserva l’agronomo Paolo Caruso. L’anno scorso il gigante asiatico ha rastrellato sul mercato quasi metà delle scorte mondiali di grano, “mentre quest’anno ha deciso di fermare le esportazioni di fertilizzanti verso l’Europa e il resto del mondo, contribuendo all’aumento del prezzo”. La congiuntura internazionale, insomma, è quanto mai complessa. Per l’agronomo di stratta “di un problema di non facile soluzione”, che però potrebbe diventare un’opportunità per “ripensare il sistema produttivo”. Se fertilizzanti e additivi rimanessero proibitivi, infatti, “una soluzione potrebbe essere quella di spostarsi su un’agricoltura sostenibile, magari più modesta nei numeri ma di qualità notevolmente più alta”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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