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Consumi, in Sicilia in calo del 10% sul 2019. “I commercianti si sono arresi”

Secondo Confimprese-EY l'Isola perde meno di altre regioni, soprattutto del Centro-Nord. Palermo tra le città i cui consumi resistono maggiormente, bene anche il catanese. Per il presidente di Federconsumatori Sicilia Alfio La Rosa, però, le cose non vanno affatto bene

Un’Isola spossata dalla pandemia, stordita dall’inflazione e dal caro bollette. E che perde meno di altre regioni italiane più sviluppate, forse perché aveva meno da perdere. A marzo 2022 i consumi in Sicilia sono scesi del 9,6 per cento rispetto allo stesso mese del 2019, prima dell’esplosione del Covid-19. Un dato peggiore di tre punti rispetto al 6,6 per cento del Mezzogiorno, ma ben inferiore rispetto ad altre regioni italiane, che arrivano a perdere tra il 25 e il 30 per cento. Sono i dati dell’Osservatorio permanente Confimprese-EY, che analizza l’andamento dei consumi di mercato nei settori abbigliamento e accessori, cibo e bevande (ristorazione servita, quick service e bar) e “non food” (retail cosmetica, arredamento, servizi, cultura). Non vede il bicchiere mezzo pieno Alfio La Rosa, presidente di Federconsumatori Sicilia, che a FocuSicilia parla di “dati paradossali”. “Tutto ciò è sintomatico che ormai persino i commercianti si siano arresi al fatto che sia normale aspettarsi un calo dei consumi, vista la situazione economica”, osserva il presidente.

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Come spendono gli italiani

Il crollo degli acquisti riguarda tutta Italia. A livello nazionale, i consumi a marzo 2022 si sono ridotti di oltre il 19 per cento rispetto a marzo 2019. Considerando i dati del primo trimestre, il 2022 registra una perdita del 18 per cento rispetto a tre anni prima. A pesare, annota Confimprese-EY, “la situazione geopolitica, con il conseguente aumento dei costi di energia, materie prime e trasporti”, che sta mettendo “a dura prova” il commercio nazionale. Il report scende nel dettaglio delle singole categorie di consumo. Tra marzo 2019 e marzo 2022 “continua la discesa del settore abbigliamento-accessori che chiude il mese a meno 31,3 per cento”, mentre si conferma “il recupero della ristorazione a meno 8,7 per cento”. La vendita di prodotti non alimentari “scende a meno 8,7 per cento”, mentre tornano a crescere i viaggi, che “recuperano e chiudono a meno 18,6 per cento dopo due anni di crisi”. Per quanto riguarda le modalità di vendita, perdono terreno i centri commerciali (meno 26 per cento) e le “high street”(meno 27 per cento), mentre resiste il commercio di prossimità (meno otto per cento).

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La resilienza del Mezzogiorno

Alcune aree del Paese pagano la crisi più di altre. A registrare il crollo maggiore è il Nord-Est, con una perdita che sfiora il 29 per cento, seguito da Nord-ovest (meno 20 per cento) e Centro (meno 17 per cento). Guardando alle singole regioni, i risultati peggiori sono quelli di Veneto (meno 32 per cento), Marche (meno 29 per cento) e Piemonte (meno 28 per cento). A metà classifica Lombardia (meno 17,5 per cento), Sardegna (meno 13 per cento) e Lazio (meno 11 per cento). Come detto, il Mezzogiorno registra perdite inferiori al sette per cento. In quest’area si trovano le regioni che rimangono sotto i dieci punti percentuali di perdita. Oltre alla Sicilia, si tratta di Puglia (meno otto per cento), Calabria (meno 6,6 per cento), Abruzzo (meno 6,3 per cento), e Campania (meno 2,7 per cento). Non è un caso che si trovi qui la città che ottiene le performance migliori, Napoli. Il capoluogo campano registra un significativo più 35,4 per cento, “posizionandosi come l’unica città con segno positivo” anche grazie all’apertura di “nuovi punti vendita non presenti nel 2019”.

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Le città e le province siciliane

Per quanto riguarda la Sicilia, il report segnala il dato di Palermo, che pur restando negativo è il secondo meno peggiore in Italia: il capoluogo di regione perde il sei per cento, poco più di Milano (meno 4,6). I valori peggiori si registrano invece nel Centro-Nord, a Venezia (meno 36 per cento) Bologna (meno 34 per cento) e Firenze (meno 29 per cento). A livello di province, quella di Catania perde il sette per cento, terzo dato meno negativo in Italia, seguita da Palermo cne perde l’otto per cento. La classifica è guidata ancora una volta da Napoli, la cui provincia è “stabile” agli stessi livelli del 2019, seguita da Caserta, che perde soltanto l’un per cento rispetto a tre anni fa. I valori più bassi si registrano ancora nel Settentrione, nella provincia di Padova (meno 37 per cento), seguita da quelle di Bologna (meno 34 per cento) e Torino (meno 32 per cento). Dati che confermano come il Sud “tenga maggiormente”, sebbene il report avverta che “è presto per tirare le somme e il contesto appare ancora molto incerto”.

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Crollo della capacità di spesa

A frenare l’entusiasmo è anche La Rosa. “Il fatto che in Sicilia il calo sia di ‘solo’ il 9,6 per cento è dovuto al volume dei consumi 2019, già basso rispetto alla media nazionale”, spiega il presidente di Federconsumatori Sicilia. Per tale motivo, aggiunge, “il dato siciliano sembra più rassicurante rispetto a quello nazionale, ma non lo è”. Una situazione che secondo l’associazione viene da lontano. Già prima della pandemia “i siciliani avevano sempre più difficoltà a spendere”, e la crisi sanitaria “è stata la ciliegina su una torta che era già da tempo in cottura”. La Rosa sottolinea anche la diversità nei beni acquistati prima e dopo l’emergenza Covid. “Sono diverse le modalità di finanziamento del consumo e, soprattutto, sono diversi i canali di vendita”. In altre città italiane, ricorda il presidente, sono già in vigore accordi tra Amazon e alcune catene di supermercati per portare la spesa direttamente a casa. “È solo questione di tempo, arriverà anche a Palermo, Catania, Messina e in tutti i grandi centri abitati siciliani”, dice il presidente.

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La rivoluzione dei consumi

Un cambio di paradigma che per La Rosa impone una domanda. “Il tessuto commerciale siciliano è pronto a questa rivoluzione, e ad altre come questa, che stanno per arrivare?”. Se così non fosse, dice il presidente, “a breve migliaia di attività commerciali verranno spazzate via dal territorio e assisteremo a una desertificazione ben più grande di quella già vista con i centri commerciali”. Infatti i negozi che chiudono “non comportano solo la perdita di posti di lavoro”, ma anche “una minore possibilità di scelta negli acquisti dei consumatori”. Per il presidente regionale di Federconsumatori occorre vigilare su questa prospettiva, per non rischiare che a pagare il prezzo della “rivoluzione” siano le piccole e medie imprese, ossatura del tessuto produttivo meridionale e siciliano. “Se domani avremo cento negozi online, tutti veicolati e dipendenti da una sola grande piattaforma, non è detto che la concorrenza sarà maggiore di quella che c’è oggi, con dieci negozi fisici indipendenti sparsi in giro per la città”, conclude La Rosa.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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