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Conte si è dimesso. Mattarella chiede di rimanere in carica per gli affari correnti

Rimangono sul tavolo i dossier urgenti: l'approvazione del nuovo decreto Ristori, il blocco dei licenziamenti e il Recovery plan. Domani le consultazioni

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha rassegnato le dimissioni. Il premier si è recato in mattinata al Quirinale, per incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e rimettere il mandato. Il capo dello Stato “si è riservato di decidere e ha invitato il Governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti”, si legge nella nota del Presidente. Le consultazioni avranno inizio nel pomeriggio di domani, mercoledì 27 gennaio.

Il Consiglio dei ministri

Poco prima, alle nove, Conte aveva riunito il Consiglio dei ministri per comunicare le dimissioni ai membri dell’Esecutivo. È lo sbocco della crisi maturata nelle scorse settimane, dopo il ritiro delle ministre Bellanova e Bonetti da parte di una delle quattro forze politiche della maggioranza, Italia Viva. Il 18 e il 19 gennaio il premier si era recato in Parlamento per confermare la fiducia. Ottenuta con maggioranza assoluta alla Camera, ma non al Senato. A palazzo Madama il Governo si è fermato a quota 156, nonostante l’aiuto di alcuni “responsabili” giunti dal gruppo Misto e dall’opposizione. Cinque senatori in meno della soglia fissata.

I nodi economici

Fiducia sì dunque, ma con numeri troppo esigui per affrontare i prossimi scogli economici. Da una parte il nuovo decreto Ristori, con i 32 miliardi di euro dello scostamento di bilancio approvato il 21 gennaio. Risorse per le categorie produttive ancora danneggiate dalla crisi economica scatenata dalla pandemia Covid-19, da approvare al più presto. E poi la scadenza del blocco dei licenziamenti di marzo, che soltanto in Sicilia, secondo le stime della Cgil, mette a rischio 70 mila posti di lavoro. Ma ci sono anche nodi squisitamente politici, come la relazione annuale del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, sulla quale l’attuale maggioranza, senza Italia Viva e i “responsabili”, rischia di non avere i voti. Sullo sfondo, la definizione del Recovery plan per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi del Next Generation Eu. Nei giorni scorsi il Governo ha incontrato le associazioni datoriali e di categoria per confrontarsi sul piano. Proprio sul Piano europeo si era consumato lo strappo con il partito di Matteo Renzi.

Leggi anche – Sicilia, Mannino: licenziamenti, a rischio altri 70 mila posti

Le prossime mosse

Alla vigilia delle dimissioni del premier le forze politiche della maggioranza hanno anticipato di voler chiedere un reincarico. Per i capigruppo di Camera e Senato del Movimento cinque stelle, Davide Crippa ed Ettore Licheri, “il passaggio per il cosiddetto Conte ter è ormai inevitabile”, ed è considerato “l’unico sbocco di questa crisi scellerata”. L’obbiettivo dell’operazione dev’essere “un allargamento della maggioranza”, con i pentastellati “al fianco di Giuseppe Conte”. Anche il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti ha confermato la fiducia al premier “per un nuovo governo chiaramente europeista e sostenuto da una base parlamentare ampia”. Mentre da Articolo Uno il ministro della Salute Roberto Speranza si è detto al fianco di Conte, “la persona giusta per guidare il Paese in una fase così difficile”. Resta l’incognita sulla posizione dei renziani e soprattutto sulla nascita di un gruppo di “responsabili” che potrebbero votare la fiducia al premier e all’esecutivo Prospettive che saranno vagliate dal presidente della Repubblica nel corso delle consultazioni. L’opposizione si schiera invece per nuove elezioni. Il centrodestra ha convocato un vertice per fare il punto della situazione alla luce delle dimissioni del premier Giuseppe Conte.

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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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