Conto corrente, ti stanno togliendo i soldi per l’inflazione: ne metti 100 e ne trovi 50 | Attenzione alla doppia erosione
Secondo dati Banca d’Italia e ISTAT, tra inflazione, costi di gestione e mancati rendimenti, la liquidità inattiva subisce una doppia erosione nel tempo. Proteggi i tuoi risparmi dalla doppia perdita.
L’analisi sulla gestione della liquidità finanziaria mette in luce come mantenere somme consistenti di denaro sul conto corrente o libretto postale per un anno intero comporti una perdita reale del potere d’acquisto e un costo implicito spesso sottovalutato. Questo tema è di grande attualità, soprattutto considerando i dati aggiornati pubblicati dalla Banca d’Italia e i recenti indicatori economici relativi al tasso d’inflazione e ai costi di gestione dei conti. Molti risparmiatori non sono consapevoli di come il loro denaro, anziché rimanere stabile, subisca un costante processo di erosione.
Il costo nascosto della liquidità non si limita all’inflazione. Secondo l’ultimo rapporto della Banca d’Italia del 15 dicembre 2025, sull’“Indagine sul costo dei conti correnti nel 2024”, la spesa media annua per la gestione di un conto corrente tradizionale presso sportelli fisici si attesta intorno a 101,1 euro. Anche i conti online e postali hanno visto un aumento, raggiungendo rispettivamente 30,6 euro e 71,6 euro annui. A questi costi si aggiunge l’imposta di bollo, obbligatoria per saldi superiori a determinate soglie, che grava su entrambi i tipi di conto. I libretti postali, sebbene spesso esenti da spese di gestione, limitano significativamente l’operatività, non rappresentando una soluzione ideale per chi cerca flessibilità.
Inflazione e costo opportunità: la doppia erosione invisibile

Inflazione e costo opportunità: la doppia erosione invisibile che svuota il portafoglio.
Il danno più significativo per chi lascia somme rilevanti ferme sul conto si manifesta attraverso l’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione. I dati ufficiali ISTAT e le stime di Banca d’Italia indicano che l’inflazione acquisita per il 2025 si attesta intorno all’1,6%. Questo significa che un capitale di 50.000 euro depositato il 1° gennaio 2025 e mantenuto inattivo per un anno, varrebbe in termini reali circa 49.200 euro al 31 dicembre 2025, con una perdita di potere d’acquisto di circa 800 euro, a cui si sommano le spese di gestione. Per un capitale di 100.000 euro, l’erosione supererebbe i 1.600 euro, senza considerare i costi diretti del conto. Questa perdita reale è un fenomeno spesso ignorato, eppure estremamente rilevante: una somma inattiva subisce un deterioramento continuo e l’inflazione, storicamente, tende a non retrocedere, rendendo il danno quasi irreversibile.
Un ulteriore aspetto cruciale è il costo opportunità del denaro immobilizzato. Chi detiene liquidità elevata, come 100.000 euro, lo fa spesso per evitare rischi o per avere fondi immediatamente disponibili, ma così facendo rinuncia a potenziali guadagni derivanti da investimenti a basso rischio e rendimento moderato. Strumenti come i conti deposito, i Buoni Ordinari del Tesoro (BOT) o i Depositi Supersmart, nel 2025, offrono rendimenti compresi tra l’1% e il 3% lordo, con un valore medio di circa il 2%. Se fosse stato investito in uno di questi prodotti, un capitale di 50.000 euro avrebbe generato un rendimento lordo annuo di circa 1.000 euro, permettendo di coprire ampiamente le spese di gestione e l’inflazione. Per 100.000 euro, questo guadagno potenziale sarebbe raddoppiato. Mantenere la liquidità “ferma” non solo comporta costi diretti, ma anche un significativo mancato guadagno.
Proteggere il capitale: una priorità per ogni risparmiatore
La protezione del capitale: priorità assoluta per ogni risparmiatore attento.
Il ragionamento che emerge da questa analisi è chiaro: tenere un capitale elevato inattivo sul conto corrente o libretto equivale a subire una doppia perdita. Da un lato, c’è la perdita diretta dovuta a commissioni e imposte. Dall’altro, una perdita indiretta ma altrettanto insidiosa, causata dall’inflazione e dal mancato rendimento. Questa doppia erosione può compromettere seriamente il valore reale dei risparmi nel tempo.
L’esperienza di imprenditori e risparmiatori italiani insegna che è fondamentale, prima ancora di cercare di incrementare il proprio patrimonio, proteggerlo da queste erosioni invisibili. Il capitale, anche se destinato a rimanere a disposizione per necessità immediate, dovrebbe essere custodito in strumenti che ne preservino almeno il valore reale. Ciò non significa necessariamente assumere rischi elevati, ma piuttosto scegliere soluzioni che bilancino liquidità e una minima remunerazione, in grado di contrastare l’impatto dell’inflazione e dei costi di gestione. Piccole scelte possono fare una grande differenza nel lungo periodo.
Questa riflessione si inserisce in un contesto economico e finanziario più ampio, dove la Banca d’Italia continua a monitorare con attenzione l’andamento dell’inflazione, i tassi di interesse e la stabilità del sistema bancario. Il Governatore Fabio Panetta, in una recente intervista del dicembre 2025, ha sottolineato l’importanza della stabilità dei prezzi e della tutela del risparmio come pilastri fondamentali per la salute economica del Paese. Ignorare questi aspetti significa lasciare il proprio denaro esposto a rischi che, seppur non immediatamente visibili, sono tangibili e progressivi.
