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Covid e guerra: per le famiglie siciliane un’incertezza economica dopo l’altra

Aumenta la povertà assoluta in Sicilia, ha raggiunto il dieci per cento e quella energetica ha superato il 18 per cento. La situazione potrebbe peggiorare

Un aumento del reddito del 2,9 per cento e dei consumi del 5,5 per cento, la povertà assoluta che raggiunge il dieci per cento e la povertà energetica che supera il 18 per cento. Sono alcuni dati economici delle famiglie siciliane nel 2021, in linea con la media del Mezzogiorno ma peggiori della media nazionale. La fase è di cuscinetto, come un respiro prudente tra l’emergenza pandemica e l’incertezza legata alla guerra in Ucraina, e i numeri emergono da rapporto annuale sull’economia della Sicilia, realizzato dalla Banca d’Italia. “Il reddito disponibile delle famiglie siciliane – si legge nel report – è stato supportato dalle misure pubbliche di sostegno e dalla ripresa dell’occupazione, ma la dinamica del potere d’acquisto è stata però frenata da un più sostenuto aumento dei prezzi, dalla seconda metà dell’anno: a valori costanti il reddito è aumentato dell’1,2 per cento. La crescita ha compensato il calo del 2020, sul quale aveva inciso l’andamento fortemente negativo dei redditi da lavoro, in gran parte attenuato dalle misure pubbliche di contrasto degli effetti della crisi pandemica”.

Il 10 per cento di famiglie in povertà assoluta

Per il 2021 le uniche stime dell’Istat indicano per il Mezzogiorno una quota di famiglie in povertà assoluta pari al 10 per cento (7,5 il valore medio nazionale). Il dato è peggiorato rispetto agli anni prececenti: era al 9,4 per cento nel 2020 e al 8,6 per cento nel 2019. La scena si rabbuia se si considerano gli individui invece che le famiglie: con questo criterio i nuclei poveri sono mediamente più numerosi: nel 2021 la percentuale di persone che vivono in famiglie in povertà assoluta sul totale dei residenti era pari al 12,1 per cento nel Mezzogiorno (media nazionale del 9,4). La diffusione dell’epidemia e delle misure di contenimento hanno influito notevolmente sulla compressione dei consumi e sui dati appena riportati, che avrebbero potuto assumere probabilmente toni più drammatici se non ci fossero stati i sostegni da parte dello Stato. In questo senso, nel corso del 2021, riferisce Bankitalia, “una quota consistente delle famiglie siciliane ha continuato a beneficiare del Reddito di cittadinanza (RdC) o della Pensione di cittadinanza (PdC), e del Reddito di emergenza (REM). A dicembre del 2021 le famiglie percettrici dell’RdC o della PdC erano circa 254 mila, corrispondenti a un ottavo delle famiglie residenti, in aumento del 13 per cento rispetto a un anno prima e con un importo medio mensile pari a 624 euro”.

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Consumi post-pandemia: una ripresa a tutti i costi

Quadro epidemiologico migliorato, accelerazione della campagna vaccinale e restrizioni progressivamente allentate hanno restituito fiducia alle famiglie e un ritorno alla crescita dei consumi, che “nel 2021, pur risentendo nella seconda parte dell’anno del rialzo dei prezzi di beni e servizi – precisa la Banca d’Italia – sono aumentati del 5,5 per cento a valori costanti rispetto all’anno precedente, un andamento in linea con quello medio italiano, anche se la spesa in regione rimane inferiore di oltre cinque punti percentuali al livello del 2019”. Una crescita “costi quel che costi”, si potrebbe dire, perchè è stata più intensa di quella del reddito disponibile e questo si spiega con un “conseguente calo della propensione al risparmio, che era fortemente aumentata durante i mesi di maggiore diffusione della pandemia, sia per le misure di restrizione alla mobilità sia per motivazioni precauzionali connesse all’accresciuta incertezza”, si spiega nel report. Acquisto di beni durevoli, mobili ed elettrodomestici, aumentato, e anche le immatricolazioni di auto sono state in
media superiori di circa il 10 per cento rispetto all’anno precedente. Le famiglie hanno quindi attinto alle riserve, in un clima di fiducia che è peggiorato repentinamente a causa delle sopraggiunte incertezze geopolitiche.

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I rincari e la povertà energetica delle famiglie

L’aumento dei costi energetici ha fatto lievitare il numero delle famiglie in condizioni di poverta energetica, che si verifica quando non si è in grado di sostenere l’acquisto di un paniere di beni e servizi energetici ritenuti essenziali, oppure se l’accesso ai servizi energetici implica una distrazione di risorse superiore a quanto socialmente accettabile. “La famiglia in povertà energetica (Pe) – specifica Bankitalia – si ritrova a vivere in un ambiente non confortevole e secondo l’indicatore adottato dal Governo italiano sono considerati in Pe sia i nuclei familiari con una quota di spesa per elettricità e per riscaldamento troppo elevata, sia quelli in condizioni di deprivazione e con spesa per riscaldamento pari a zero, i cosiddetti poveri nascosti”. Secondo le elaborazioni della Banca d’Italia sull’Indagine sulle spese delle famiglie (Isf) dell’Istat, nel 2020 la quota dei nuclei familiari siciliani in Pe era pari al 18,1 per cento, un valore superiore a quello del Mezzogiorno (13,4) e dell’Italia (8,0). La realistica prospettiva di Bankitalia è che “la diffusione della Pe potrebbe risentire dei significativi aumenti dei prezzi al dettaglio di elettricità e gas, acuiti dal conflitto in Ucraina”, anche perché “il patrimonio immobiliare siciliano si caratterizza per condizioni peggiori e una dotazione di impianti più carente rispetto alla media italiana”.

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Credito al consumo e indebitamento delle famiglie

“Dopo il forte rallentamento del 2020 connesso con l’emergenza sanitaria, nel corso del 2021 la crescita dei prestiti alle famiglie siciliane, sia mutui per l’acquisto delle abitazioni che finanziamenti, si è rafforzata e l’accelerazione si è concentrata nella prima parte dell’anno, riflettendo la robusta domanda di finanziamenti in un contesto di condizioni di offerta distese. In base ai dati ancora provvisori la crescita dei finanziamenti sarebbe proseguita anche nel primo trimestre del 2022”. Questa la fotografia scattata da Bankitalia, secondo cui l’incidenza del debito delle famiglie rispetto al reddito è rimasta stabile, con un rapporto inferiore di cinque punti percentuali rispetto alla media nazionale. In accelerazione anche il credito al consumo, cresciuto del 3,1 per cento nel 2021, che ha fatto da traino alla ripresa dei consumi delle famiglie, con condizioni di offerta più favorevoli.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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