Strage Crans Montana, hanno ucciso 40 ragazzi per soldi | Gli interessi economici dietro la strage di Capodanno

La tragedia di Crans Montana: scopri come i lavori di ristrutturazione al Le Constellation, dettati da esigenze economiche, hanno trasformato il locale in una trappola fatale. Verità sconcertanti.

Strage Crans Montana, hanno ucciso 40 ragazzi per soldi | Gli interessi economici dietro la strage di Capodanno

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La tragedia di Crans Montana: i lavori di ristrutturazione al Le Constellation hanno trasformato il locale in una trappola fatale. Verità sconcertanti.

La strage di Capodanno a Crans-Montana ha scosso le fondamenta di una tranquilla località alpina, rivelando un quadro ben più complesso di un semplice incidente. Ciò che doveva essere una notte di festeggiamenti si è trasformato in un incubo di fuoco e disperazione.

Le prime ore sono state dominate dal caos, ma con il passare del tempo, le testimonianze di chi conosceva bene il locale “Le Constellation” hanno iniziato a delineare una verità scomoda: dietro il disastro si celava un intreccio di scelte economiche e modifiche strutturali che hanno avuto un costo altissimo in vite umane. I lavori di ristrutturazione, documentati persino sui social media, non erano un segreto. Hanno progressivamente trasformato il locale, da semplice ritrovo a una struttura pensata per massimizzare i profitti, ignorando le più elementari norme di sicurezza.

Le modifiche strutturali e la pressione economica

Il cuore della questione risiede nelle radicali trasformazioni subite da Le Constellation. Quello che un tempo era uno scalone centrale, ampio e sicuro, è stato ridotto a una discesa stretta, larga poco più di un metro. “Aumentare i tavoli al piano terra, ampliandone la superficie. Per riuscirci, hanno stretto di oltre la metà la scala che scende nel seminterrato. Il vecchio scalone centrale si è trasformato in una discesa larga poco più di un metro: impossibile fuggire, se là sotto si lasciano ammassare centinaia di persone”, ha raccontato a Repubblica Erwan Bovier, un cliente abituale, le cui parole oggi suonano come una triste profezia. Questa modifica, apparentemente innocua, ha compromesso l’unica via di fuga dal piano inferiore, rendendola un imbuto mortale.

Ma quali sono le ragioni dietro queste scelte così pericolose? Carmelo La Spina, storico sarto del resort, ha spiegato il contesto economico: “Noi lo chiamiamo Le Constel, e un tempo è stato il ritrovo del paese. Poi i prezzi di immobili e affitti sono esplosi e il bar è finito nelle mani di Jacques Moretti e della moglie Jessica Maric. Le ristrutturazioni sono state continue: una scelta obbligata, per non fallire”. Un direttore di un grande albergo di Crans, che per un anno ha gestito il locale, ha confermato la pressione finanziaria insostenibile: “Il proprietario è arrivato a chiedere poco meno di 40 mila franchi al mese. I prezzi sono questi: per pagarli, esagerare è obbligatorio”. Per sostenere affitti così elevati, l’unico modo era massimizzare i coperti, anche a costo di sacrificare gli spazi vitali e, in ultima analisi, la sicurezza.

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La trappola fatale e le conseguenze invisibili

La notte di Capodanno, l’infrastruttura compromessa si è rivelata una trappola inevitabile. Centinaia di persone, molte delle quali molto giovani, si sono ritrovate nel seminterrato, con la scala ristretta come unica via di salvezza. Le testimonianze dei ragazzi presenti rivelano anche una sorprendente lassismo nelle regole di accesso. Mia Perrin, 19 anni, ha raccontato: “Per entrare la notte di Capodanno, ufficialmente era obbligatorio essere maggiorenni, prenotare un tavolo e pagare 100 franchi di biglietto. Quando ho detto alla reception che avevo sei amici tra 16 e 17 anni, mi hanno risposto che, se avessero esibito il documento di un maggiorenne, nessuno li avrebbe fermati. Purtroppo, abbiamo seguito il loro suggerimento”. Un’altra giovane, Laeticia S., 17 anni, ha aggiunto: “Poco prima che scoppiasse l’inferno, siamo entrati acquistando una bottiglia di vodka per 300 euro. Dentro le Constel c’erano già decine di sedicenni che si scolavano la loro vodka, esultando per l’impresa di essere dove sarebbe stato proibito”.

Questi racconti dipingono un quadro desolante di un luogo dove il profitto aveva preso il sopravvento su ogni altra considerazione. L’incendio non è stata l’unica causa della strage; è stata la tragica combinazione tra un incidente e una serie di decisioni dettate dalla pura necessità economica. La scala ristretta non era un dettaglio architettonico minore, ma il simbolo tangibile di un sistema che, quella notte, ha presentato il conto più alto. La ricerca spasmodica di guadagno, spinta dagli affitti proibitivi, ha portato a sacrificare la sicurezza e, in ultima analisi, ha trasformato un luogo di festa in un palcoscenico di tragedia inaudita. Le testimonianze raccolte svelano una verità cruda: lo hanno fatto per i soldi, e le conseguenze sono state devastanti e irreversibili.