Tragedia Crans-Montana, nessuno viene arrestato per queste morti atroci | Il motivo fa imbestialire
Il rogo di Crans-Montana devasta un locale, ma i gestori restano liberi. Polizia e Procura svelano i dettagli cruciali dell’inchiesta: cosa impedisce gli arresti?
Crans-Montana_arresto_-_focusicilia.it
La tranquilla località sciistica di Crans-Montana è stata teatro di una tragedia che ha profondamente scosso la comunità e l’intero Vallese: l’incendio devastante che ha colpito il locale Le Constellation nella notte di Capodanno. Mentre le fiamme hanno lasciato dietro di sé distruzione e interrogativi, una domanda risuona con particolare insistenza tra i residenti e l’opinione pubblica: perché i gestori non sono stati arrestati? La Polizia cantonale vallese e la procuratrice generale Beatrice Pilloud hanno emesso una nota ufficiale per fare chiarezza sullo stato delle indagini e sulle scelte procedurali adottate, offrendo una panoramica del complesso meccanismo della giustizia svizzera di fronte a eventi di tale portata.
Le autorità hanno anche confermato che tutte le vittime del sinistro sono state identificate, un passo fondamentale nel processo di comprensione e accertamento delle responsabilità. L’attenzione si sposta ora sulla ricostruzione degli eventi, con l’obiettivo di individuare non solo le cause tecniche dell’incendio, ma anche eventuali negligenze o violazioni delle normative che avrebbero potuto prevenire la tragedia.
L’inchiesta tra fontane pirotecniche e controlli cruciali
Le prime risultanze investigative puntano il dito sull’uso di specifiche strumentazioni come possibile innesco del rogo. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, l’incendio sarebbe infatti collegato all’utilizzo delle cosiddette fontane: dispositivi pirotecnici non metallici, progettati per generare scintille e fiamme. Questa pista tecnica rappresenta, al momento, l’ipotesi principale seguita dagli investigatori per ricostruire l’esatto momento e le modalità di propagazione delle fiamme.
Le testimonianze raccolte sul posto descrivono una situazione drammatica e di estrema rapidità. L’incendio si sarebbe propagato in pochi istanti, generando una densa coltre di fumo e una violenta onda di calore all’interno del locale. Questi elementi sono cruciali per comprendere la dinamica dell’evento e per valutare l’efficacia dei sistemi di sicurezza presenti.
L’inchiesta, congiuntamente condotta da polizia e procura, si sta ora concentrando su un’analisi meticolosa di tutti i documenti acquisiti dal Comune. Le verifiche chiave riguarderanno in particolare la conformità dei lavori eseguiti dai gestori, l’idoneità dei materiali utilizzati nella struttura, la funzionalità delle vie di fuga, la presenza e l’efficienza dei means di estinzione disponibili, e naturalmente il rispetto di tutte le norme antincendio vigenti. Questi accertamenti saranno determinanti per delineare il quadro delle eventuali responsabilità.

Nessun arresto: Le “esigenze cautelari” spiegate da polizia e procura
Il nodo più spinoso, e che ha generato maggiore dibattito pubblico, riguarda l’assenza di mandati di arresto nei confronti degli indagati Jacques Moretti e Jessica Maric, i gestori del locale. La spiegazione fornita dalle autorità è di natura prettamente giuridica e si fonda sul concetto di esigenze cautelari. Secondo l’ordinamento svizzero, l’adozione di misure coercitive come la custodia cautelare è subordinata alla sussistenza di specifici criteri, che allo stato attuale dell’inchiesta non sarebbero presenti.
In particolare, le autorità hanno escluso il rischio di fuga. Non ci sono elementi concreti che possano far ritenere che gli indagati abbiano intenzione di sottrarsi al procedimento penale in corso o di eludere una potenziale futura sanzione. Allo stesso modo, sono stati esclusi sia il rischio di recidiva, ovvero la possibilità che possano commettere nuovi reati, sia il rischio di inquinamento delle prove, considerato non rilevante in questa fase delle indagini. Questo significa che, secondo la valutazione degli inquirenti, non vi è pericolo che gli indagati possano alterare o distruggere elementi utili all’accertamento della verità.
Per tali ragioni, polizia e procura hanno deciso di non adottare misure restrittive personali, preferendo che l’inchiesta prosegua esclusivamente sul piano tecnico e documentale. La linea adottata dalle autorità è chiara: l’indagine procederà senza forzature o accelerazioni, rispettando i tempi e i criteri stabiliti dalla legge svizzera. L’obiettivo ultimo è fare piena luce su quanto accaduto nella notte del rogo e accertare se, e dove, le catene della sicurezza si siano interrotte, portando a una tragedia di così vaste proporzioni.
