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Dighe e fiumi inquinati: pieni di scarichi, fitofarmaci, liquami e streptococchi

Acque "non conformi" in laghi e fiumi. Inquinate e neanche recuperabili. Il problema riguarda 13 invasi sui 16 monitorati da Arpa Sicilia. Problema particolarmente rilevante nelle aree della Sicilia occidentale

Fitofarmaci, concimi e liquami che finiscono in dighe, laghi e fiumi e che rendono l’acqua non potabile. Talvolta, neanche “indirizzabile” verso i potabilizzatori. Il problema si è presentato in 13 invasi sui 16 monitorati da Arpa Sicilia (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) e dopo i campionamenti eseguiti dai tecnici nel corso del 2021 e resi pubblici alla fine di quest’anno, le acque risultano “non conformi”. Significa che la qualità delle acque non rientra nei parametri chimico-fisici e microbiologici stabiliti dalle regole di riferimento dettate dal Dlgs 152/2006 e, in base al livello di gravità del problema, non potrebbero essere più nemmeno trattate dagli impianti di potabilizzazione e destinate al consumo da parte dell’uomo. Una difficoltà che si riversa in particolare su molte aree della Sicilia occidentale, servite da dighe e impianti di potabilizzazione.

Acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile. Stazioni di monitoraggio-Anno 2021. (Fonte: Arpa Sicilia)

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Tre invasi in regola sui 16 monitorati da Arpa

I dati dell’indagine sono contenuti nel “Monitoraggio dello stato delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile” pubblicato da Arpa il 16 dicembre. Solo tre invasi sono in regola. Quello di Piano del Leone, lungo il fiume Verdura, a Castronuovo, in provincia di Agrigento; l’invaso Ancipa, nel bacino del fiume “Simeto e Lago di Pergusa”, ai confini dei comuni di Cesarò, Troina e Cerami, in provincia di Enna; il fiume Imera Meridionale, che confluisce nelle dighe Villarosa-Morello, in provincia di Enna e Olivo in provincia di Caltanissetta. Due le prese per l’approvvigionamento idrico indirizzate ai potabilizzatori di Petralia Sottana e Blufi-Resuttano. Gli altri 13 corpi idrici, che rappresentano l’81 per cento delle fonti analizzate, non sono conformi. Si tratta degli invasi Rosamarina, Scanzano, Poma, Garcia, Piana degli Albanesi, Prizzi Fanaco, tutti nel Palermitano. Poi Castello (Agrigento), Cimia (Caltanissetta), Dirillo-Ragoleto (Catania), Santa Rosalia (Ragusa) e i fiumi Eleuterio e Jato in provincia di Palermo.

Elenco delle fonti superficiali monitorate da Arpa Sicilia nel 2021

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Concimi azotati e prodotti fitosanitari nell’acqua

Sono tre le classi che indicano la qualità delle acque: A1, A2 e A3, secondo le caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche. In base alla classe, l’acqua viene destinata ad uno specifico grado di trattamento fisico, chimico e di disinfezione che avviene nel potabilizzatore: la A1 ha un trattamento più semplice, la A3 un trattamento più spinto. Non sono conformi nemmeno a quest’ultima classe le acque dell’Invaso Prizzi, Castello, Cimia, Dirillo-Ragoleto e del Fiume Eleuterio. Per queste, la legge stabilisce che si possano utilizzare, ma in via eccezionale, se non ci sono altre fonti di approvvigionamento e comunque con un opportuno trattamento che le renda adatte al consumo umano. “Per tutti i corpi idrici in cui è stata determinata una condizione di non conformità – si legge nel rapporto di Arpa – essa quasi sempre è il risultato d’impatti attribuibili alla presenza di pressioni puntuali, tipo scarichi non depurati, e diffuse di origine agricola, come utilizzo eccessivo di concimi azotati e di prodotti fitosanitari”.

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Rimuovere le cause per migliorare la qualità

I parametri che determinano la non conformità sono principalmente BOD5 (ossigeno richiesto dai microrganismi), coliformi totali, conducibilità a 20 gradi, fluoruri, salmonella, fosfati, solfati, coliformi fecali, ossigeno disciolto, manganese, streptococchi fecali, cloruri e tensioattivi. Di fronte ad acque non conformi, la Regione Siciliana “dovrebbe valutare se ci sono i presupposti per procedere ad una deroga del rispetto del limite, possibile solo per alcuni parametri”, si legge nel sito Arpa, o “valutare una riclassificazione delle acque ad una classe superiore, se possibile, verificando la coerenza con la tecnologia dell’impianto di potabilizzazione a cui l’acqua è addotta”. Inoltre, vanno attuati degli interventi di risanamento per migliorare la qualità delle acque e riportare la conformità alla classificazione, rimuovendo le cause, che come è stato possibile accertare dai rilievi di Arpa sono spesso legate alla presenza di scarichi depurati e non e di attività agricola. Sono ben 18 le tracce di principi attivi relativi a fitosanitari rilevati nell’invaso Cimia (sul fiume Gela, al confine dei comuni di Mazzarino e Niscemi, in provincia di Caltanissetta) e altrettanti nel fiume Jato, nel tratto a valle dell’Invaso Poma (tra Monreale e Partinico), nel quale è stata campionata la presenza di 15 sostanze inquinanti. Dieci sono state rinvenute nell’invaso Rosamarina, nel territorio comunale di Caccamo, in provincia di Palermo.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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