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Dighe, fino a 60 anni per un collaudo: la Sicilia teme la siccità ma spreca l’acqua

Su 46 invasi presenti in Sicilia, appena 22 risultano in "esercizio normale" secondo la banca dati del ministero delle Infrastrutture. Gli altri non funzionano o sono soggetti a limitazioni, per motivi che vanno dalla sicurezza alle pendenze burocratiche. A pagare sono gli agricoltori

Dighe fuori servizio, in costruzione o in attesa di collaudo da decenni. A volte da più di mezzo secolo, come nel caso della diga Trinità di Trapani, che lo aspetta dal lontano 1959, ben 64 anni anni fa. Su 46 invasi presenti in Sicilia, appena 22 risultano in “esercizio normale”. Gli altri non funzionano o sono soggetti a limitazioni, per motivi che vanno dalla sicurezza alle pendenze burocratiche. È quanto emerge dai dati della Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche, che fa capo al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. “Parliamo di strutture vecchie di decenni, che avrebbero bisogno di seri interventi di manutenzione e invece spesso non sono nemmeno collaudate”, conferma a FocuSicilia Rosario Marchese Ragona, presidente di Confagricoltura Sicilia. Una situazione che dà vita a veri e propri paradossi. “In occasione delle piogge, in mancanza di dati aggiornati sulla capacità dell’invaso, i gestori sono costretti ad aprire i rubinetti per evitare che le dighe possano cedere”. Anche lo “svuotamento”, tuttavia, oltre a comportare “uno spreco inaccettabile, mentre la Sicilia va incontro alla siccità”, può danneggiare seriamente le coltivazioni. Quando le dighe vengono aperte, infatti, “si rovescia a valle una quantità d’acqua enorme, che travolge campi, serre e strutture”, denuncia Marchese Ragona.

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La mappa delle dighe siciliane

Nel dettaglio, sette dighe siciliane sono “limitate” per ragioni di sicurezza. Si tratta degli invasi Arancio e Castello (in provincia di Agrigento), Licodia Eubea (Catania), Pozzillo e Villarosa (Enna), Piana degli Albanesi (Palermo) e Lentini (Siracusa). Per conoscere lo stato di ciascuna diga è necessario consultare il Documento di Protezione Civile (Dpc), previsto dalla normativa nazionale e depositato presso le Prefetture dell’Isola. Per esempio quello relativo alla diga Villarosa, aggiornato al 2020, riporta che “la soglia dello scarico di superficie è sormontata da due paratoie con contrappesi fuori uso dal 2003”, mentre lo “scarico di esaurimento” – cioè il canale posto in fondo alla diga che serve per svuotarla del tutto in caso di necessità – risulta “privo di organi autonomi di intercettazione”. Per questo motivo, si legge ancora nel documento, “la quota di invaso autorizzata è limitata a 384 metri sul mare (386,3 in occasione di un evento di piena), a fronte della quota di massima regolazione di progetto pari a 392,5 metri sul mare”. In termini idrici, rispetto alla capacità originaria di 15,35 milioni di metri cubi d’acqua, l’invaso deve fermarsi a sette.

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Sui collaudi ritardi decennali

Quattro dighe risultano “fuori esercizio temporaneo”. Si tratta degli invasi Gibbesi (in provincia di Agrigento), Cuba e Pasquasia (Enna) e Comunelli (Caltanissetta). Per motivi diversi, la situazione “temporanea” dura da diversi anni. Per esempio l’invaso di Gibbesi, scrive l’Autorità di bacino di Sicilia, “mantiene gli organi di intercettazione idraulica totalmente aperti, e pertanto la portata che transita a valle dello sbarramento coincide con quella in ingresso al serbatoio”. Fuori dal linguaggio tecnico, la diga non trattiene acqua diventando, di fatto, una cascata artificiale. Ci sono poi ben 11 dighe che risultano “in collaudo”, malgrado dalla loro realizzazione siano passati decenni. È il caso degli invasi Furore e Laghetto Gorgo (in provincia di Agrigento), Cimia e Disueri (Caltanissetta), Olivo e Sciaguana (Enna), Garcia, Rosamarina, Rossella e Scanzano (Palermo) e Trinità (Trapani). La diga che attende da più tempo è la già citata Trinità, mentre le più nuove sono Furore e Diseueri, “soltanto” dal 1997. Ritardi denunciati anche dall’Anac, Autorità nazionale anti corruzione, che nella sua relazione del 2020 rileva “gravi inottemperanze”, segnalando la “carenza e forse assenza degli atti di collaudo” nonché “l’assenza o non disponibilità della integrale documentazione”.

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I pericoli dello “svuotamento”

Due dighe, infine, risultano tutt’oggi in costruzione. Si tratta dell’invaso di Cannamasca, in provincia di Agrigento, con una capacità prevista di quasi due milioni di litri, i cui lavori sono iniziati nel 1998, e di quello di Pietrarossa, in provincia di Enna, con una capacità prevista di ben 46 milioni di litri, la cui prima pietra fu posta nel 1989. Nell’attesa, nelle dighe attive l’acqua si continua a sprecare, a danno delle coltivazioni. “Vengono aperti rubinetti che hanno una capacità di mille litri al secondo. Le aziende che si trovano a valle vengono seriamente danneggiate”, ribadisce Marchese Ragona. Il tema riguarda tutta l’Isola. “Gli impianti sono quasi tutti nelle stesse condizioni, se l’allerta meteo che nelle scorse settimane ha colpito la Sicilia orientale fosse avvenuta nella parte occidentale, non ci sarebbero stati meno danni”. Per questo le associazioni continuano a chiedere alla Regione di intervenire. “Abbiamo presentato diversi esposti, ma su questa materia, come anche sulla situazione della rete idrica, non si può intervenire dall’oggi al domani. Anche iniziando i collaudi, le operazioni di manutenzione e messa in sicurezza richiederebbero anni”, conclude il numero uno di Confagricoltura Sicilia.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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