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Dighe regionali, il 70% è limitato, fuori uso o in collaudo. Fanno meglio i privati

Su 26 invasi gestiti dal Dipartimento acque e rifiuti, ben 18 presentano problemi di funzionamento o contengono meno acqua del previsto per motivi di sicurezza. Fanno meglio i privati del settore elettrico e petrolchimico, con appena due dighe "limitate" su 13

Nella gestione delle dighe siciliane i privati sono più efficienti del pubblico. Su 26 invasi controllati direttamente dalla Regione, tre risultano fuori esercizio, cinque sono sottoposti a limitazioni per ragioni di sicurezza e 10 attendono ancora il collaudo. Complessivamente, quasi il 70 per cento presenta problemi di funzionamento. Viceversa, su 13 dighe controllate da privati (prevalentemente da Enel S.p.a., che le utilizza per la produzione di energia idroelettrica) soltanto due sono sottoposte a limitazioni, “appena” il 15 per cento. È quanto emerge dalla banca dati della Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche, che fa capo al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Una verifica dello stato degli invasi è stata messa in cantiere dall’Autorità di bacino idrografico, ente di controllo per la Regione siciliana. A novembre 2022, infatti, il dirigente Leonardo Santoro ha annunciato “l’aggiornamento dei documenti di Protezione Civile”, previsti dalla normativa nazionale sulle dighe, precisando come sia “compito dei gestori riformulare i valori” sulla capacità degli invasi, per determinare “la portata minima sversabile in caso di forti piogge”.

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La normativa di riferimento

A normare il settore è la direttiva del Presidente del Consiglio dell’otto luglio 2014, che contiene “Indirizzi operativi inerenti l’attività di protezione civile nell’ambito dei bacini in cui siano presenti grandi dighe”. Il documento chiarisce che “l’autorità idraulica competente [in Sicilia l’Autorità di bacino, ndr] in coerenza con gli atti di pianificazione di bacino per rischio idraulico, convalida il valore, determinato dal gestore, della portata massima transitabile”. Fuori dal burocratese, si tratta di stabilire la capacità minima e massima dell’invaso, in modo da evitare accumuli eccessivi, che potrebbero metterne a rischio la tenuta, ma anche svuotamenti inutili con relativi sprechi d’acqua. I dati vanno poi inseriti in in un “Documento di Protezione civile”, depositato presso le nove Prefetture siciliane, valido per tutte le dighe del territorio. La direttiva dà anche la possibilità di realizzare un “piano di laminazione […] per la riduzione del rischio idraulico a valle”. Si tratta di vasche che accumulano le acque piovane per scaricarle negli invasi con una potenza molto più bassa, diminuendo il rischio di piena in caso di eventi estremi. Attualmente, secondo il Piano gestione alluvioni 2021 della Regione, nell’Isola “non sono stati predisposti piani di laminazione”.

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Gli invasi gestiti dalla Regione

Complessivamente, le dighe interamente gestite dal pubblico in Sicilia sono trenta e, come detto, 26 fanno capo direttamente alla Regione attraverso il Dipartimento acqua e rifiuti. Di esse, soltanto otto risultano in “esercizio normale”, contengono cioè la quantità d’acqua prevista dal progetto originale. Si tratta degli invasi San Giovanni (in provincia di Agrigento), Ponte Barca (Catania), Nicoletti (Enna), Poma (Palermo), Santa Rosalia (Ragusa), Paceco, Rubino e Zaffarana (Trapani). Tre dighe risultano invece “fuori esercizio temporaneo”: Gibbesi (Agrigento), Comunelli (Caltanissetta) e Pasquasia (Enna). Fuori uso anche l’invaso Cuba, sempre nell’ennese, che però secondo il database della Direzione generale non risulta in gestione a nessun ente. Quanto agli invasi limitati, si tratta di Arancio e Castello (Agrigento), Pozzillo e Villarosa (Enna) e Lentini (Siracusa). La categoria più numerosa è quella degli invasi in collaudo, ben dieci. Si tratta degli impianti Furore e Laghetto Gorgo (Agrigento), Cimia e Disueri (Caltanissetta), Olivo e Sciaguana (Enna), Rosamarina, Rossella e Scanzano (Palermo) e Trinità (Trapani).

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Consorzi di bonifica e Sicilacque

Quattro dighe fanno capo ai Consorzi di bonifica, enti pubblici che si occupano di “manutenzione, esercizio e gestione delle opere e degli impianti irrigui e di bonifica”, nonché “di avviare gli interventi di salvaguardia ambientale e di tutela delle acque”. Due di esse risultano tuttora in costruzione, malgrado dall’inizio dei cantieri siano passati diversi decenni. Si tratta degli invasi Cannamasca, in provincia di Agrigento, cominciato nel 1998, e Pietrarossa, in provincia di Enna, la cui prima pietra è stata posta nel lontano 1989. Degli invasi già attivi il Garcia, nel palermitano, è in attesa di collaudo, mentre il Don Sturzo, nell’ennese, funziona regolarmente. Altre due dighe, Fanaco e Piano del Leone, entrambe nel palermitano, sono controllate dalla Siciliacque S.p.A., partecipata al 75 per cento dalla società privata Idrosicilia S.p.A. e al 25 per cento dalla Regione siciliana. Si tratta dell’azienda che gestisce 1.800 chilometri di rete idrica per la distribuzione all’ingrosso di acqua potabile, attraverso un affidamento in scadenza nel 2044. Entrambe le dighe in gestione risultano regolarmente in funzione.

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Privati più efficienti (quasi sempre)

Quanto agli invasi controllati da soggetti interamente privati, molti sono in gestione a Enel, che ne controlla otto. Si tratta degli invasi Ancipa (in provincia di Enna), Gammauta, Guadalami Monte e Valle, Piana degli Albanesi e Prizzi (Palermo), Monte Cavallaro e Ponte Diddino (Siracusa). Tutti risultano regolarmente in funzione, tranne quello di Piana degli Albanesi, sottoposto a limitazioni. Altri invasi sono controllati da diversi soggetti industriali. Ne è un esempio la diga di Licodia Eubea, detta anche Ragoleto, costruita negli anni Cinquanta dall’azienda petrolchimica Anic – per servire l’insediamento industriale, ma anche il territorio circostante – e oggi gestita da Agip Petroli Spa, società che controlla la raffineria di Gela. Questa diga è a invaso limitato, e nelle scorse settimane, a causa delle forti precipitazioni, è stata “svuotata” con gravi conseguenze per l’agricoltura. Tre dighe funzionanti fanno poi capo alla società consortile Priolo Servizi. Si tratta di Fiumara Grande, Mulinello e Vasca Ogliastro, tutte nel siracusano. Un ultimo invaso, quello di Marchesa, nel palermitano, è controllato da un’azienda agricola privata ed è regolarmente in uso.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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2 Commenti

  1. La diga di Blufi neanche viene citata, eppure è di fondamentale importanza per la sua posizione e la sua utilizzazione, per l’acqua potabile visto che c’è un potabilizzatore a valle, per l’irrigazione è per la produzione di energia elettrica.

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