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Disastro mobilità in Sicilia, autobus e auto tra i più inquinanti d’Italia

A Catania, Messina e Palermo oltre la metà delle auto è ancora a benzina. E nel capoluogo etneo ancora il 44 per cento è di livello fino a "Euro 4". E i veicoli con standard obsoleti si ritrovano anche nell'attuale parco circolante del servizio pubblico

L’obsolescenza del parco circolante rappresenta da tempo una delle principali criticità del Trasporto pubblico locale, con gravi ripercussioni non soltanto sull’inquinamento atmosferico, ma anche sulla qualità complessiva del servizio (maggiori rischi di interruzioni del servizio, minore sicurezza e comfort per l’utenza, ecc…). E le tre città metropolitane siciliane sono molto indietro su questa tematica.

A Catania il 44 per cento dei mezzi è ancora Euro 4

Nel 2020, secondo il rapporto del ministero dei Trasporti sulla mobilità sostenibile, gli autobus circolanti nei 15 capoluoghi delle città metropolitane conformi allo standard Euro 6 rappresentano solo il 38 per cento dei veicoli impiegati, mentre il resto della flotta era suddiviso equamente tra veicoli Euro 5 (30 per cento) ed Euro 4 o inferiore (32 per cento). La situazione si aggrava per le siciliane e, se a Palermo non esistono più mezzi inferiori a Euro 5, a Catania il 44 per cento dei mezzi è inferiore o uguale a Euro 4, mentre a Messina c’è ancora un 22 per cento di mezzi Euro 4. 

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Un problema comune a Bus e automobili

Se nelle città italiane continuano ad aumentare le autovetture in circolazione, la composizione del parco circolante va migliorando sotto il profilo delle emissioni inquinanti, con la quota delle autovetture a benzina/diesel in flessione in favore di quelle alimentate a gas oppure di quelle elettriche/ibride. Sempre con riferimento ai 15 capoluoghi di Città metropolitana, nel 2020 la quota di autovetture più inquinanti e obsolete (Euro 3 o inferiori) è pari al 31 per cento del totale e prevale ancora largamente su quella delle autovetture a basse emissioni (9 per cento alimentate a gas o bio-fuel, 2 per cento elettriche o ibride). 
Il problema dell’obsolescenza del parco circolante è particolarmente accentuato nel Mezzogiorno, dove le autovetture ad alto potenziale inquinante (da Euro 0 a Euro 3, quindi immatricolate prima del 2006) rappresentano il 39 per cento del totale (contro il 24 per cento del Nord e del Centro), con punte intorno al 40 per cento a Reggio di Calabria, Palermo e Messina e intorno al 50 per cento a Napoli e Catania. 

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Catania, Messina, Palermo: a benzina metà delle auto

Scendendo nel dettaglio delle tre città metropolitane siciliane: a Catania il 55 per cento delle auto è a benzina, il 39 per cento a gasolio, solo il 5 per cento sono elettriche o ibride. Non cambio molto la situazione a Messina e Palermo (anch’esse con il 55 per cento di auto a benzina circolanti e rispettivamente il 4 per cento e 7 per cento di auto ibride o elettriche). 
Difficile comprendere perché la Sicilia sia indietro su questi aspetti. Potrebbe essere solo un fatto culturale, di possibilità di spesa… “E’ verosimile che il costo per rinnovare il parco auto dei privati sia uno dei motivi, ma incide anche la mancanza di controlli e la difficoltà di accesso a misure incentivanti. – ci dice Ivo Blandina, vicepresidente di Sicindustria con delega ai Trasporti, Logistica e Infrastrutture – Di certo non è un fatto culturale, siamo capaci di adattarci e recepire nuove abitudini e osservare nuove norme, purché ci sia data la possibilità di farlo in modo progressivo e agevole. I siciliani non sono meno civili e sensibili di altri cittadini d’Italia”.

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Piano strategico nazionale per la mobilità sostenibile

Nel corso degli ultimi cinque anni è stato avviato un programma straordinario di rinnovo del parco veicolare su gomma grazie anche ad interventi normativi. Tra questi il Decreto ministeriale 530 del 2021 ha previsto 1 miliardo e 642 milioni per le città metropolitane. Alle siciliane sono toccati oltre 220 milioni e in particolare: 78,4 milioni per Catania, 55,6 per Messina e 88,8 milioni per Palermo. Un primo importante passo per adeguare il parco autobus circolante e convincere i siciliani a lasciare l’auto in garage. Certo, poi resta il problema delle strade. Ma quello è, appunto, un altro problema.

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