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Discoteche chiuse anche a Capodanno. “Perso un quinto del fatturato annuo”

"Per il settore non è previsto nessun ristoro", dice il vicepresidente di Assointrattenimento Gabriele D'Ambra, che parla di "chiusura inspiegabile" da parte del governo Draghi

“La notte di Capodanno vale il 15/20 per cento del fatturato annuo delle discoteche. Con questa chiusura il settore verrà distrutto, in Sicilia e in Italia”. Gabriele D’Ambra, vicepresidente nazionale di Assointrattenimento, associazione di categoria aderente a Confindustria, non usa mezzi termini per commentare l’ultimo decreto Covid varato dal governo Draghi. Per far fronte all’aumento dei contagi e alla diffusione della variante Omicron, l’esecutivo ha deciso di vietare fino al 31 gennaio gli eventi all’aperto e di chiudere le sale da ballo. “Una vera e propria doccia fredda, che mette a rischio un asset fondamentale per l’economia del Paese”, dice D’Ambra. Prima della pandemia, spiega, il settore contava a livello nazionale circa tremila aziende e 180 mila lavoratori, per un giro d’affari di quasi tre miliardi di euro. Per quanto riguarda la Sicilia si tratta di circa 300 attività e 20 mila dipendenti, per un fatturato fino a 200 milioni. La cosa più grave, per il vicepresidente, è che il governo non abbia previsto alcun ristoro. “Per questo, nelle scorse ore, abbiamo avanzato la proposta di un risarcimento 50 mila euro per ogni attività chiusa”.

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I numeri della crisi in Sicilia

Secondo le stime di Assointrattenimento, gli ultimi due anni di crisi hanno portato alla chiusura del 35 per cento delle sale da ballo siciliane. Un dato più alto rispetto alla media nazionale, che è del 33 per cento. “Bisogna considerare che il settore delle discoteche porta con sé un indotto fatto di ristorazione, alberghi, turismo”, ricorda D’Ambra. Una discoteca da 200 posti, aggiunge, dà lavoro a circa 15 persone, “senza considerare tutte le figure che ruotano intorno all’organizzazione di una serata, dai grafici ai promoter, dagli addetti al beverage ai deejay“. Un indotto che il vicepresidente definisce “impressionante”, e che impatta anche sulla pubblica amministrazione, “visto che naturalmente paghiamo le tasse e che nei luoghi della movida aumentano i tributi riscossi, a cominciare dalle strisce blu”. Risorse fondamentali, considerata la crisi economica innescata dalla pandemia e una ripresa che sembra spostarsi sempre più in là nel tempo. “Inspiegabilmente, sembra che la politica nazionale non consideri tutto questo. Anche la Regione siciliana ci ha completamente abbandonati, dando decine di milioni di euro al comparto dello spettacolo, ma trascurando del tutto il nostro settore”, attacca D’Ambra.

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Controlli molto difficili

L’errore del governo, secondo D’Ambra, è a monte. “Forse pensano che i nostri giovani, chiudendo le discoteche, non andranno a ballare. Mentre è evidente che lo faranno, nelle feste private e nelle attività aperte, anche quelle non attrezzate”. Le sale da ballo, ricorda il vicepresidente, “sono l’unico posto dove si possa svolgere questa attività in tutta sicurezza”, assicurando i controlli del caso “al contrario di altri locali e delle abitazioni, spesso piccole e senza distanziamento”. I controlli, ha assicurato nelle ultime ore il governo, saranno molto severi. La circolare inviata dal ministero dell’Interno ai prefetti chiede di intensificare le verifiche “specie nelle zone centrali e in quelle comunque contraddistinte da una maggiore concentrazione di locali ed esercizi aperti al pubblico”. Tra il dire e il fare, ricorda però il vicepresidente di Assointrattenimento, c’è di mezzo il mare. Anche per una questione meramente numerica. “Non vorrei essere nei panni delle forze dell’Ordine che la notte del 31 dicembre dovranno controllare decine di migliaia di locali e abitazioni, invece di qualche centinaio di discoteche autorizzate e controllate”.

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Il paradosso del decreto

Il vicepresidente di Assointrattenimento respinge il sospetto che, nonostante le rassicurazioni pubbliche, molte strutture non effettuino i necessari controlli sanitari. “Le eccezioni negative non mancano in nessuna famiglia. La stragrande maggioranza dei gestori è fatta da persone serie che rispettano le regole e le fanno rispettare”. La normativa di settore, inoltre, è molto severa indipendentemente dal virus. “Per avere l’autorizzazione ad aprire, una discoteca deve assicurare almeno 1,2 metri quadrati per ogni cliente”. In altre parole il distanziamento sociale nelle sale da ballo è già garantito, “a differenza di altri locali come pub e ristoranti, che hanno regole assai meno stringenti in materia di spazi”. A questo proposito, l’ultimo decreto Covid conterrebbe un vero e proprio paradosso. “Mentre a noi è impedita ogni attività, anche alternativa al ballo, non ci sono restrizioni per gli altri locali”. In altre parole, mentre le discoteche non potranno aprire nemmeno per cena o musica dal vivo, negli altri esercizi teoricamente sarebbe possibile anche ballare. Per D’Ambra si tratta di una scelta inspiegabile, “purtroppo non l’unica degli ultimi due anni”.

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La questione dei ristori

Come detto, Assointrattenimento ha avanzato una proposta di ristoro per compensare le attività costrette alla chiusura. “Può sembrare una grossa cifra, ma 50 mila euro sono persino pochi per compensare il danno che abbiamo subito”, spiega D’Ambra. Al momento, da Roma non è arrivata nessuna risposta. Un atteggiamento che per il vicepresidente non è affatto una novità. “Nel corso delle interlocuzioni che abbiamo con il Governo, e in particolare con il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, ci viene sempre detto che abbiamo ragione e che verremo aiutati. Peccato che ciò non avvenga mai”. La sensazione degli imprenditori del settore “è che ci vogliano distruggere” seguendo logiche incomprensibili “e senza garantirci i ristori, che durante tutta la pandemia sono stati insufficienti”. L’auspicio dell’associazione è che almeno l’ultima richiesta non cada nel vuoto. “Altrimenti dovremmo pensare, dopo due anni dall’inizio della pandemia, che semplicemente lo Stato se ne frega del nostro settore”, conclude D’Ambra.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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