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“Donne condottiere”: il lavoro chiave per l’emancipazione dalla violenza

Una delle maggiori aziende siciliane, la Ergon, ha avviato quattro tirocini retribuiti per donne vittime di violenza. Un progetto nato con la Regione siciliana e l'agenzia "Civita", di cui ci parla Concetta Lo Magno, direttrice dell’area marketing del colosso siciliano della grande distribuzione

Le hanno chiamate “donne condottiere” per rimarcare la vocazione alla lotta, giorno per giorno, come le eroine che hanno attraversato i secoli contribuendo all’emancipazione femminile. Nel loro caso non sono né regine né guerriere, ma donne che sono riuscite a rendersi indipendenti da mariti e da compagni violenti che avevano annullato la loro identità infierendo nel corpo e nell’animo. Ma l’emancipazione è niente se non è economica, e tale può essere solo se scaturisce dal lavoro. E “Donne condottiere” è il nome di un progetto dell’assessorato alla Famiglia della Regione Siciliana, guidato dall’agenzia per il lavoro “Civita”, che offre tirocini retribuiti a dieci signore segnalate dai Servizi sociali di comuni siciliani, che hanno vissuto contesti familiari difficili e che, adesso, vogliono costruire una nuova vita, autonoma dal compagno che ha provocato in loro tanta sofferenza. A quattro donne è già stata offerta l’opportunità di svolgere una prima fase di orientamento e formazione, conclusa con un esame e con il rilascio di un attestato di qualifica professionale di addetto alla cucina, ed una seconda fase, tuttora in corso, caratterizzata da un tirocinio retribuito della durata di un anno presso i punti vendita gestiti da Ergon Consortile, una delle maggiori aziende siciliane sia per fatturato che per numero di dipendenti.

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L’indipendenza economica per uscire dalla violenza

“L’inserimento delle quattro signore nei reparti è andato molto bene e il tirocinio procede senza intoppi – dichiara Concetta Lo Magno, direttrice dell’area marketing di Ergon –. Si tratta di lavoratrici come tutte le altre, perfette direi, con una forza d’animo anche maggiore, alle quali, in considerazione di talune difficoltà, siamo andati incontro negli orari lavorativi”.
Per la donna che non lavora, e magari non ha mai lavorato, è più difficile il percorso di emancipazione dal marito o dal compagno violento. L’impresa è poco incline ad assumere una donna con poca o nessuna esperienza, ma l’assunzione è la chiave per accedere all’autonomia: in pratica, un cane che si morde la coda.
“Uno dei freni all’emancipazione delle donne vittime di violenza è chiaramente la mancanza di indipendenza economica che si somma all’interruzione degli studi – aggiunge Concetta Lo Magno –. Confidiamo nel fatto che le signore che svolgono il tirocinio al termine di questo periodo possano raggiungere l’autonomia economica grazie ad un lavoro vero e proprio. Al momento non posso dire come i tirocini evolveranno: faremo delle valutazioni a fine percorso. Voglio aggiungere che svolgere un anno nei reparti di una struttura come la nostra apre spazi lavorativi al di fuori di Ergon”.

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Costruire una coscienza etica aziendale 

“Donne condottiere” è un’ottima opportunità di formazione per le lavoratrici, ma lo diventa anche per le imprese intenzionate a sviluppare una coscienza etica rivolta all’inclusione sociale: ci si fa carico di problemi della società che diventano risorse per l’azienda stessa.
“In questo progetto non colgo criticità, ma colgo un’occasione di crescita per le aziende che vengono a contatto con una realtà così dura – aggiunge Concetta Lo Magno –. È necessario che tutti prendano coscienza del fatto che chiunque, in ogni ambito, può ritrovarsi con un problema simile che può riguardare persone prossime, figlie o sorelle. Da parte nostra c’è l’intenzione di costruire e alimentare una coscienza etica e non è la prima volta che ci impegniamo in progetti esterni, poiché abbiamo già interagito in passato sia con le scuole, sia con le università. L’impresa può dare un suo contributo nell’ambito di una tematica parlandone e noi, sulla violenza contro le donne, in collaborazione con una onlus di Ragusa, abbiamo installato al nostro interno delle panchine rosse (simbolo di rifiuto della violenza nei confronti delle donne ndr.). I nostri collaboratori, guardandola ogni giorno, colgono il segnale che quella panchina vuol trasmettere”.

Assumere donne “anta”, un favore alla cultura maschile del “possesso”

Le recenti parole di una imprenditrice che ha dichiarato “Assumo solo donne anta” ha riaperto un dibattito, che si ripropone ciclicamente, su donna, famiglia e lavoro. La violenza di genere è alimentata anche dalle parole sbagliate e la negazione di opportunità lavorative a donne sotto la soglia degli “anta”, rappresenta un favore alla cultura del “possesso” maschile sulla donna. 
“Discriminare le donne perché sono in età riproduttiva è una sciocchezza e posso affermarlo in prima persona perché lavoro in un’azienda in cui non ho un rapporto familiare, sono una manager assunta a 23 anni, mi sono formata a carico dell’azienda e sono madre di 3 figlie – svela Concetta Lo Magno –. Le donne sanno ripagare in mille modi e si impegnano facendo i proverbiali salti mortali: personalmente preferisco di gran lunga una donna incinta ad un uomo disinteressato. La battaglia che noi stiamo facendo è per le ragazze di oggi, che saranno le donne di domani, e della mia esperienza posso dire che alla famiglia bisogna dedicare tempo di qualità. Per lavoro sono stata periodicamente in Cina per diverse settimane e le mie figlie sono cresciute bene grazie ai nonni, alla tata e alle persone a cui ci si può affidare senza problemi. Mi sembra anche necessaria la presenza di un marito che collabori. Anche lo Stato dovrebbe fare la sua parte mettendo a disposizione delle famiglie quelle strutture organizzate come gli asili che consentano di non rivolgersi ai privati. Ecco, quella sarebbe di certo una gran cosa per le donne”.

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Pietro Nicosia
Pietro Nicosia
Iscritto all’Albo dei Giornalisti dal 1993, collabora con le differenti tipologie di media: carta stampata, tv, internet. Fra le diverse forme di giornalismo predilige il racconto dei luoghi siciliani con le immagini e con le parole.

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