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Ecco come la Sicilia può diventare un hub europeo per l’idrogeno green

Treni e auto, chimica e comunità energetiche: le potenzialità dell'idrogeno per uscire dai combustibili fossili. Il punto con Antonino Aricò, direttore dell'Itae (Istituto di tecnologie avanzate per l'energia), una struttura del Cnr che ha sede a Messina

In piena crisi energetica, il tema dell’idrogeno è tornato di grandissima attualità e la Sicilia potrebbe giocare un ruolo di primo piano diventando un collettore strategico per l’area mediterranea, un ‘hub’ europeo per l’idrogeno green. Ne è convinto Antonino Aricò, che da due anni dirige l’Itae – Istituto di tecnologie avanzate per l’energia – del Cnr. Sede a Messina, fondato nel 1980, l’Itae è intitolato a Nicola Giordano, tra i primi a parlare di idrogeno in Italia, quando la crisi petrolifera degli anni ‘70 accendeva il dibattito sulla ricerca di fonti energetiche alternative. “L’utilizzo dell’idrogeno verde – spiega Aricò in questa videointervista – che non è una fonte di energia ma un vettore energetico, può dare un contributo rilevante per raggiungere l’indipendenza energetica e la sicurezza energetica, aspetti che sono diventati estremamente rilevanti nel contesto politico attuale dell’Europa. Le emissioni di Co2 in atmosfera sono responsabili dell’effetto serra e di tutto ciò che ne consegue e sono dovute all’utilizzo largamente prevalente di combustibili fossili: è necessario intervenire in modo urgente prima che questo cambiamento diventi  irreversibile. La Sicilia è stata proposta, dai grandi player nazionali, come possibile location nel Mediterraneo per produrre idrogeno green a basso costo (combinando eolico e fotovoltaico), ma soprattutto per ricevere attraverso i gasdotti l’idrogeno prodotto in grande quantità nei Paesi nordafricani, diventando in questo caso un hub dell’idrogeno, non solo per l’Italia ma anche per l’Europa”. 

Un esempio: auto a idrogeno contro auto elettriche

Parliamo qui non di idrogeno grigio, prodotto attraverso combustibili fossili e destinato ad esempio all’industria chimica o al settore ospedaliero, ma di quello verde, ovvero prodotto con l’uso esclusivo di fonti rinnovabili, che trova grandi applicazioni per esempio nell’ambito della mobilità sostenibile. “Le applicazioni sono diverse. In Sicilia – ricorda Aricò – almeno il 30 per cento delle linee ferroviarie non sono elettrificate e quindi si tratta di treni diesel che potrebbero essere sostituiti con treni a idrogeno. Anche nel settore marittimo o dei mezzi pesanti si dovranno pian piano abbandonare i combustibili fossili. Dal 2035 si dovranno abbandonare i motori a combustione interna e anche rispetto alle auto elettriche l’idrogeno ha un vantaggio competitivo, per esempio i tempi di rifornimento: un pieno di idrogeno in un’auto dura da tre a cinque minuti, mentre nel caso delle batterie delle auto i tempi sono estremamente più lunghi, oltre a congestionare la rete elettrica”. 

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L’idrogeno e la riqualificazione dei poli petrolchimici

“Il Pnrr, per quanto riguarda l’idrogeno – dice Aricò – prevede un finanziamento intorno a 3,6 miliardi di euro. La Regione Siciliana, affiancata da tre enti di ricerca, ovvero Enea ed Fbk oltre al nostro, ha preparato un documento molto dettagliato con tutta la progettualità per quanto riguardava l’utilizzo dell’idrogeno nei poli petrolchimici, nella mobilità sostenibile nelle piccole isole, per i treni a idrogeno e ovviamente per la filiera manifatturiera. Un programma dettagliato che aveva raccolto l’interesse di circa 90 stakeholders industriali tra i tra i più importanti a livello nazionale e regionale. Le scelte politiche però non hanno favorito la Sicilia, rimasta al momento esclusa, ma considerando l’intero budget ci saranno altre opportunità. Ovviamente questa occasione era importante  perché avrebbe potuto riguardare la riqualificazione di aree dismesse, da utilizzare per creare delle Hydrogen Valley nei tre poli petrolchimici dell’Isola”. 

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Le iniziative messe in campo in Sicilia per l’idrogeno

“A livello regionale – riferisce Aricò – è opportuno menzionare l’iniziativa di Enel Green Power per la realizzazione di un importante centro a Carlentini (Siracusa), dove è prevista l’installazione di un impianto di elettrolisi di circa 10 MW, un impianto che sarà prodotto in Italia e si basa su una tecnologia di elettrolisi alcalina a basso costo. Accanto a questo ci sarà la possibilità di implementare altre tecnologie sull’idrogeno. Noi collaboriamo con Enel diciamo anche sullo sviluppo di tecnologie innovative. Ci sono poi iniziative legate ai poli petrolchimici di Gela, della Sicilia orientale e di Milazzo. Lì vi sono delle iniziative concrete che vedono il coinvolgimento di Snam, Sapio ed Eni. Per quanto riguarda il polo di Milazzo, di cui mi sto occupando recentemente, c’è una forte iniziativa da parte di Confindustria Messina che si affianca a degli attori importanti quali A2A, Duferco e Raffineria di Milazzo”.

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Lo scenario ipotizzabile nei prossimi dieci anni

“Io credo che la Sicilia giocherà un ruolo fondamentale – spiega il direttore Aricò – per quanto riguarda la diffusione delle tecnologie a idrogeno, perché è al centro del Mediterraneo e nei Paesi nordafricani c’è una un’elevata disponibilità di energia rinnovabile, soprattutto solare, che potrà servire per produrre idrogeno attraverso l’elettrolisi dell’acqua, utilizzando anche l’acqua di mare attraverso una desalinizzazione. Quindi, l’idrogeno prodotto potrà essere trasportato attraverso gasdotti in Sicilia o in Spagna e la nostra Isola avrebbe il ruolo di hub per l’idrogeno. Dobbiamo considerare anche le opportunità di utilizzo dell’idrogeno verde in Sicilia, come nel settore dell’industria chimica in sostituzione dell’idrogeno grigio. Per sostituire i treni diesel con quelli a idrogeno, ci sono già dei progetti sviluppati in Germania e in questo senso abbiamo bisogno quindi di installare elettrolizzatori in Sicilia per produrre idrogeno verde. L’altro aspetto rilevante potrà riguardare la comunità energetiche delle piccole isole, perché lì l’idrogeno può facilitare l’accumulo e lo stoccaggio di energia del surplus da fonti rinnovabili, per essere utilizzata soprattutto nei mesi dove c’è un grande affollamento dal punto di vista turistico. Ovviamente un aspetto importante sarà quello di sviluppare a livello regionale una filiera manifatturiera per le tecnologie a idrogeno. Il nostro istituto ha competenze specifiche sulla tecnologia a idrogeno, che possono essere messe a disposizione delle aziende”, conclude Aricò. 

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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