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Ecco SOStain, la Fondazione per la sostenibilità dei vigneti siciliani

Presentata a Palermo e a Milo, sull'Etna, l'istituzione fondata dal Consorzio Sicilia Doc e da Assovini che ha per obiettivo il miglioramento dell'impatto ambientale e la certificazione "green" per le aziende vitivinicole dell'isola. "Operazione vantaggiosa per tutti"

L’operazione è di quelle chiamate win-win: si dice così quando tutti i soggetti coinvolti hanno un vantaggio e nessuno perde niente. In questo caso si parla di sostenibilità delle aziende vitivinicole siciliane e della possibilità di fare bene all’ambiente e alla società facendo bene anche al proprio business. Avere un marchio di sostenibilità infatti è ormai un vantaggio nei confronti della concorrenza, perché il mercato, cioè i consumatori, apprezza lo sforzo delle aziende verso una economia rispettosa dell’ambiente, dei lavoratori e di tutta la filiera coinvolta nel processo produttivo. Lo strumento, presentato a Palermo e a Milo, sull’Etna, nei giorni scorsi, si chiama SOStain Sicilia. Una istituzione che ha come scopo quello di “agevolare la condivisione di best pratcices finalizzate al rispetto dell’ecosistema”. Si tratta di una fondazione creata da dal Consorzio Sicilia Doc, gigante della produzione di vino nell’isola, con quasi 8 mila soci e oltre 90 milioni di bottiglie prodotte nel 2020, e da Assovini, associazione di vitivinicoltori siciliani che riunisce oltre 90 aziende vinicole e ha l’obiettivo di “promuovere il vino siciliano di qualità nel mondo”. Tutte realtà con sede a Palermo.

Evento a Milo con il Consorzio Etna Doc

A Milo l’evento è stato organizzato da SOStain con la collaborazione del Consorzio Etna Doc e del Comune di Milo. Luogo evocativo e simbolico. Qui da 40 anni viene organizzata ViniMilo, la più antica manifestazione per la promozione della cultura del vino in Sicilia e qui, in via esclusiva, si può produrre l’Etna bianco superiore Doc. Un evento che testimonia anche il processo di dialogo e collaborazione tra realtà vinicole molto diverse: quella della Sicilia occidentale e quella dell’Etna, territorio molto ricercato e apprezzato in questi anni. Proprio la filosofia della collaborazione tra aziende di diverse zone dell’isola, di diverse dimensioni e tipologie di prodotto è stata al centro dell’incontro sull’Etna, e sottolineata dal vicepresidente di SOStain Giuseppe Bursi (presidente di una grande realtà regionale, le Cantine Settesoli, cooperativa di oltre 2 mila soci con sede a Menfi), e dal presidente di Assovini Sicilia Laurent Bernard de La Gatinais. Obiettivo dichiarato, quello di fare conoscere la Fondazione ai viticoltori di tutta l’isola e invitarli ad aderire al progetto di certificazione di sostenibilità delle proprie realtà.

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Investimento e risparmi di gestione

La certificazione è la fase finale di un processo intrapreso dall’azienda con l’obiettivo di migliorare l’impatto sul territorio e sull’ambiente sociale. Un percorso in cui l’azienda viene affiancata in tutte le procedure, tecniche e amministrative, e guidata verso l’obiettivo, un “bollino” di sostenibilità rilasciato da un ente terzo accreditato, a garanzia di indipendenza e oggettività. Un percorso che comporta un costo, ma che in realtà, ha spiegato Bursi, è un investimento da cui il produttore rientra in poco tempo, grazie ai risparmi di gestione garantiti dalle verifiche di ogni aspetto del processo produttivo. Insomma, ha chiosato, “è un’operazione vantaggiosa per tutti”.

Il decalogo: biodiversità e materie prime regionali

Per ottenere la certificazione è necessario rispettare un decalogo, dieci aspetti molto precisi e anche molto stringenti, spesso più prescrittivi rispetto ad altre tipologie di certificazioni. Il decalogo riguarda la gestione del vigneto secondo disciplinari ben definiti (bio o altre modalità rispettose dell’ambiente), il divieto di diserbo chimico, il rispetto della biodiversità (le aziende con oltre 15 ettari di coltivazioni devono garantire almeno il 5 per cento di aree naturali), utilizzo di materiali ecocompatibili nel vigneto, con esclusione di qualsiasi elemento non riciclabile o biodegradabile, l’acquisto di uva e vini al 100 per cento nel territorio regionale, utilizzo degli indicatori previsti dal programma ministeriale denominato Viva (Aria, Acqua, Vigneto, Territorio), tecnologie energeticamente efficienti, peso delle bottiglie, trasparenza nella comunicazione e limite al contenuto dei residui nei vini.

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Bottiglie leggere e divieto di diserbo chimico

Una serie di regole e indicazioni che “permetterà di rilevare tanti sprechi di acqua ed energia di cui prima non ci si accorgeva, garantendo risparmi costanti nel tempo e il miglioramento dell’efficienza”, ha testimoniato Benedetto Alessandro, della Cantina Alessandro di Camporeale e socio SOStain. Due aspetti del decalogo hanno suscitato il maggiore interesse tra i produttori e gli agronomi presenti in sala. Intanto il totale e assoluto divieto di utilizzare diserbanti chimici nel vigneto, l’obbligo di garantire una quota di biodiversità, e poi la prescrizione di utilizzare bottiglie di peso uguale o inferiore ai 550 grammi per vini fermi in confezioni da 750 ml. Sul fronte delle bottiglie, SOStain sta cercando di chiudere un accordo con una azienda di Marsala per la produzione in Sicilia di un materiale che pesa molto e comporta un impatto ambientale anche per il trasporto da fuori regione. Si tratterebbe dunque di limitare l’inquinamento relativo al trasferimento di centinaia di milioni di bottiglie ogni anno.

Spunta sempre il problema rifiuti

All’incontro hanno partecipato anche il sindaco di Milo Alfio Cosentino, la presidente della Strada del vino e dei sapori dell’Etna Gina Russo, il consigliere delegato del Consorzio Etna Doc Seby Costanzo, la vicepresidente dell’ordine degli agronomi di Catania Aurora Ursino, il presidente del Parco dell’Etna Carlo Caputo, Lucrezia Lamastra, ricercatrice all’università cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e componente del comitato scientifico di SOStain, Vincenzo Genna, della società Panagri che offre assistenza alle aziende aderenti e Maurizio Lunetta, direttore del consorzio Etna Doc. Durante l’incontro è emerso, ancora una volta, un problema che a quanto pare in Sicilia nessuno riesce a risolvere, quello dei rifiuti abbandonati nelle campagne e delle microdiscariche ai margini delle strade. Una piaga che accomuna Sicilia occidentale e orientale e deturpa tutta la regione.

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Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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