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Economia: consumatori pessimisti, redditi disuguali e rischio povertà

Troppe ombre sulle famiglie italiane, secondo gli ultimi dati Istat: diseguaglianza nei redditi, ricchezza annua diminuita, fiducia dei consumatori in risalita ma solo da qualche mese. Mezzogiorno con bassa intensità lavorativa e alto rischio povertà nelle regioni del Sud

Il 2022 si è chiuso tra qualche luce e troppe ombre per le famiglie italiane, in una condizione di generale e marcato peggioramento delle proprie condizioni economiche. Anche se il quadro dell’economia nazionale vede “una crescita decisa”, come dichiara l’Istat nel suo ultimo rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes 2022) e un Pil “salito del 3,7 per cento”, è anche aumentata la diseguaglianza nei redditi, mentre la fiducia da parte dei consumatori è calata e solo in questi primi mesi del 2023 sta riprendendo a crescere. Sono i principali effetti del periodo pandemico prima e del conflitto russo-ucraino dopo, con le ripercussioni sulla tenuta delle economie familiari e con fenomeni contrapposti come la crescita del reddito lordo pro-capite, da una parte, aumentato del nove per cento rispetto al 2019 e la ricchezza netta media annua pro-capite diminuita invece dell’11,3 per cento rispetto al 2010, dall’altra.

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Diseguaglianza del reddito arginata in pandemia

Le principali difficoltà che l’Istat ha rilevato nell’economia e nel mercato del lavoro riguardano l’aumento dell’incidenza individuale di povertà assoluta, “che raggiunge un massimo del 9,4 per cento nel 2020 e nel 2021, valore che è maggiore di 1,7 punti percentuali rispetto all’anno pre-pandemia (nel 2019 era 7,7 per cento) e di 5,2 punti percentuali rispetto al 2010 (4,2 per cento)”. Tra le conseguenze della pandemia vi è pure l’aumento dell’indice di disuguaglianza del reddito netto, (arrivato al 5,8 per cento nel 2020 contro il 5,7 del 2019), un lieve peggioramento che per l’Istituto di statistica “è stato contenuto dalle misure di sostegno introdotte”, come i trasferimenti di risorse finanziarie durante l’emergenza e il reddito di cittadinanza. Senza queste azioni, “l’indice di disuguaglianza sarebbe risultato pari a 6,9 per cento, valore molto superiore a quello osservato”.

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Mezzogiorno con famiglie a bassa intensità lavorativa

Ogni cento famiglie, ben 35 hanno dichiarato di aver visto peggiorare la propria situazione economica nel 2022 rispetto all’anno precedente. Nel 2021 il dato era del 30,6 per cento. L’indicatore statistico pesa maggiormente nel Settentrione: il valore raggiunge il 34,7 per cento nel Centro, il 34,3 per cento nel Mezzogiorno e arriva al 35,8 per cento nelle regioni del Nord. Inoltre, nel 2021 la percentuale di coloro che vivono in famiglie dove gli individui hanno lavorato per meno del 20 per cento del proprio potenziale è stata dell’11,7 per cento, in aumento rispetto al dieci per cento del 2019. Sempre nel 2021, il 9,1 per cento di persone ha dichiarato di arrivare a fine mese con grande difficoltà, quota più elevata rispetto al periodo pre-Covid (era 8,2 per cento nel 2019). Forti le differenze dal punto di vista territoriale e “particolarmente critica la situazione del Mezzogiorno”, scrivono gli analisti dell’Istat, dove “aumenta ulteriormente la quota di coloro che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (da 17,3 per cento a 20,6 per cento)” e anche la grande difficoltà ad arrivare a fine mese è più sentita nel Mezzogiorno: 16,4 per cento di individui contro 4,3 per cento nel Centro e sei per cento nel Nord.

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Rischio-povertà maggiore in Sicilia e Campania

Profonde differenze territoriali emergono anche a leggere l’indicatore di rischio di povertà, calcolato sui redditi del 2020: a fronte del 20,1 per cento di persone con un reddito netto equivalente inferiore o pari al 60 per cento del reddito equivalente mediano, in Sicilia e Campania il fenomeno arriva a interessare circa il 38 per cento della popolazione. Nelle regioni del Mezzogiorno il rischio di povertà più elevato si associa anche a valori più alti dell’indice di disuguaglianza (rapporto tra il reddito posseduto dal 20 per cento più ricco della popolazione e il 20 per cento più povero) che supera il valore medio dell’Italia (5,9, era 5,7 sui redditi del 2019). In Sardegna è 6,1, in Calabria 6,4, in Sicilia 7,2 e in Campania 7,5. Diminuisce, seguendo la tendenza degli ultimi anni, la quota di individui che si trovano in una condizione di grave deprivazione materiale (5,6 per cento), ovvero che non possono permettere una settimana di ferie all’anno per motivi economici e di coloro che vivono in famiglie che riferiscono di non poter sostenere spese impreviste di 850 euro. Più bassa l’incidenza di quanti non possono permettersi un pasto adeguato ogni due giorni o di non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione.

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Consumatori mai così pessimisti dal 2013

Solo in questi primi mesi del 2023 il clima di fiducia dei consumatori sta riprendendo a crescere, mentre nel 2022 aveva fatto registrare valori più bassi addirittura di quelli del periodo pre-Covid. Il pessimismo si basa su diversi fattori: giudizi e attese sulla situazione economica dell’Italia, sulla disoccupazione, sulla situazione economica della famiglia, sulle opportunità attuali e future del risparmio, sulla possibilità di acquistare beni durevoli e sul bilancio familiare. Per l’Istat, tra le cause del peggioramento attraversato nel 2022 ci sono in particolare “le opinioni sulla possibilità di risparmiare in futuro e quelle sull’opportunità di acquistare beni durevoli, seguite da giudizi in deterioramento sia sulla situazione economica personale sia su quella del Paese”. L’indice complessivo nel 2022 è di 90,1 e ha raggiunto il livello più basso da maggio 2013. A febbraio 2023, il clima di fiducia dei consumatori è risalito, raggiungendo il valore di 104. Gli italiani si sentono più tranquilli sulla situazione economica generale e familiare e valutano acquisti e risparmi, ma “in nessun caso – scrive l’Istat – si raggiungono i valori pre-Covid”. Nel 2019 l’indice era a 108,5.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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