Economia, l’Italia ha retto alla crisi. Ma la guerra tra Hamas e Israele preoccupa

L’economia italiana ha retto alla crisie dovrebbe farlo anchenei prossimi mesi, a patto che “laguerra in atto tra Hamas e Israelerimanga geograficamentecircoscritta“. A metterlo nero su bianco è Legacoop, nell’ultimorapporto sull’economia italiana,realizzato in collaborazione con Prometeia spa. Lacrisi energeticae la forteinflazionehanno “provocato unrallentamento della crescitama non unarecessione“, e sebbene in calo le previsioni sul Pil restano positive, “con una crescita media dello 0,7 per cento nel 2023, seguita da uno 0,4 per cento nel 2024”. Fondamentale per invertire la rotta ilruolo del Pnrr.Nel medio periodo, sarà rilevante l’impulso del Piano nazionale di ripresa e resilienza, soprattutto in un contesto in cui glispazi del bilancio pubblicopermisure espansivesaranno molto limitati”. La precondizione, tuttavia, è che la situazione in Medio Oriente resti sotto controllo, evitando unallargamento del conflitto che sarebbe pericoloso. Leggi anche –Energia, in Italia solo il 19% prodotta da rinnovabili: tra le ultime in Europa Il report di Legacoop spiega perché. Partendo dallo“shock energetico”generato dalconflitto tra Russia e Ucraina,che l’Europa era riuscita ad assorbire. “Dopo aver raggiunto il picco di 300 euro/MWh alla fine di agosto del 2022, ilprezzo del gassul mercato europeo (Ttf) si è progressivamente ridotto fino a raggiungere un valore medio di 37 euro da inizio 2023 fino all’attacco di Hamas in Israele del sette ottobre“. Da allora, osservano i tecnici, la tendenza si è invertita, a causa della ripresa delle ostilità in Medio Oriente ma non solo. A incidere sull’aumento dei prezzi è stata anche “lachiusura di un impianto in Israelee delgasdotto tra Estonia e Finlandia“, senza dimenticare “la minaccia di sciopero in due impianti in Australia”. Contingenze che hanno generato “timori sull’approvvigionamento in vista della stagione invernale“, compensati in parte dal fatto che “lescorte di gasper l’Italia e per il mercato europeosono elevate“. Leggi anche –Export, la Sicilia va male: meno 16,7% nel 2023. E c’entra il petrolio Quello del gas non è stato l’unicomercato energeticoinfluenzato dal conflitto tra Hamas e Israele. “Ilprezzo del petrolio,dopo gli attacchi terroristici in Israele, ha mostrato una volatilità particolarmente elevata”, si legge infatti nello studio di Legacoop. A preoccupare, come detto, è il possibileallargamento del conflitto ad altre nazioni del Medio Oriente,in particolare quelle produttrici di petrolio. “In prospettiva, i rischi di nuove tensioni sui prezzi dei prodotti energetici sono legati alpossibile coinvolgimento di altri Paesiesportatori di materie prime energetiche”. Coinvolgimento che potrebbe portare a “graviinterruzioni nelle principali vie di distribuzione“, con tutte le conseguenze del caso sui prezzi. Un rischio da evitare a ogni costo, anche per le possibili conseguenze sull’inflazione, da cui le economie europee stavanocominciando a riprendersi.“I prezzi dell’energia sono tra i principalifattori di rischiodi ripresa dell’inflazione”. Leggi anche –Fotovoltaico ed eolico: in Italia poca energia, ma la Sicilia alimenta Amazon A proposito di inflazione, lo studio di Legacoop sottolinea come abbia aggravato ledifficoltà già presenti nel Paese.A essere colpite, in particolare, le fasce più povere della popolazione. “L’aumento dell’inflazione ha determinato unforte divariotra l’evoluzione del reddito disponibile a prezzi correnti e ilpotere d’acquisto delle famiglie“. Una notizia positiva arriva dalmondo del lavoro,che negli ultimi mesi ha mostrato una crescita dei posti, anche se i salari non sono cresciuti a sufficienza. “Il buon andamento dell’occupazione ha attenuato l’effetto negativo sul potere d’acquistodel mancatoadeguamento dei salari all’inflazione“. Per arrivare alla fine del mese, in ogni caso,gli italiani hanno dovuto attaccare i propri risparmi.Se i consumi sono rimasti stabili, infatti, è solo perché le famiglie hanno “attinto alla ricchezza accumulata”.