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Etna: cenere, incendi, turismo. Come gestire emergenze e opportunità

Un territorio complesso con grandi problemi ma anche grandi potenzialità. I problemi e le soluzioni secondo esperti e amministratori: Carlo Caputo, presidente Parco dell'Etna, Rosario Faraci, docente Università di Catania, Alfio Cosentino, sindaco di Milo e Antonio Camarda, sindaco di Castiglione

Estate, tempo di opportunità e di emergenze sull’Etna. Elementi in contraddizione ma spesso legati allo stesso fenomeno. Se da un alto infatti le continue, spettacolari, eruzioni fanno del vulcano siciliano un protagonista mondiale potenzialmente in grado di attirare flussi di turismo internazionale, dall’altro gli stessi parossismi, ormai oltre 40 da febbraio a oggi, creano problemi e disagi alle popolazioni che vivono nell’area etnea e danni anche alle coltivazioni e alle attività economiche. Nella morsa della tutela della sicurezza e della salute da un lato e l’assoluta mancanza di mezzi dall’altra ci sono i sindaci, costretti a inventarsi soluzioni impossibili per fare fronte alla situazione spesso drammatica. Ad aggravare il quadro, la piaga stagionale degli incendi dolosi di boschi e campagne e le microdiscariche di rifiuti sparsi dagli incivili in tutti i versanti della montagna.

Diretta video con protagonisti

Di questo, ma anche della necessità di un ente unico per la gestione dei complessi aspetti legati al territorio etneo che approfondiremo in un successivo articolo, si è parlato nell’incontro in diretta video organizzata da FocuSicilia con la partecipazione di quattro protagonisti della vita pubblica legata all’Etna: Carlo Caputo, Presidente del Parco dell’Etna, Rosario Faraci, docente di management all’Università di Catania, Alfio Cosentino, sindaco di Milo e Antonio Camarda, sindaco di Castiglione di Sicilia.

Guarda il video

Centri soffocati da cenere e lapilli

Il problema della cenere vulcanica che soffoca molti paesi etnei è stato affrontato dal sindaco di Milo, uno dei paesi più colpiti, così come altri dei versanti est, sud est e sud. Secondo Cosentino “il problema fondamentale è la mancanza di risorse. Ci aspettiamo che questa situazione venga riconosciuta come stato di calamità. Fino a quel momento l’emergenza sarà soprattutto sulle spalle dei sindaci”. Per Cosentino inoltre serve una riforma della Protezione civile, “con snellimento delle tempistiche e ulteriori risorse a disposizione”. Da questo punto di vista il sindaco suggerisce di attingere ai fondi europei, ma, spiega, “ai Comuni e al Parco mancano le strutture per partecipare ai progetti, bisognerebbe crearle per partecipare e sfruttare queste risorse a favore del territorio”.

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Incendi: “Serve organizzazione”

A intervenire sull’emergenza incendi il sindaco di Castiglione di Sicilia Antonio Camarda, secondo cui c’è un problema di organizzazione. “Le opere parafuoco sono fatte a giugno-luglio, mentre si dovrebbero fare ad aprile e marzo. È vero che ci sono incendi dolosi, ma la mancanza di organizzazione contribuisce alla gravità del fenomeno”. Camarda vuole sfatare il luogo comune che vede i forestali come dei fannulloni: “Io considero i forestali degli eroi. Sono persone che hanno tanta voglia di lavorare.Tocca a chi li dirige organizzarsi meglio, per non sperperare risorse pubbliche”. Camarda ricorda che negli anni scorsi succedeva che si chiamavano i centri operativi e “si capiva che non si poteva intervenire sugli incendi perché mancava il carburante per i mezzi”.

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Intimidazioni e violenze

Punta il dito sull’aspetto illegale e violento il Presidente del Parco dell’Etna Carlo Caputo, che parla di un clima di paura vissuto in alcune aree del vulcano: “Molti operatori hanno paura di denunciare. C’è un problema di pastorizia violenta che invade la proprietà privata, dando fuoco alle proprietà altrui per stimolare l’abbandono dei terreni”. Su questo problema Caputo annuncia un suo intervento, con un progetto di “modifica legislativa da presentare all’Ars per modificare la legge che impone, dopo il verificarsi di un incendio, l’immutabilità della destinazione d’uso del terreno per 15 anni”. Una legge, spiega Caputo, che è “nata con le migliori intenzioni, ma che sull’Etna non sta producendo effetti positivi”.

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Turismo, potenziale non sfruttato

Sul fronte del turismo, Rosario Faraci parla di “grande potenziale non sfruttato” e propone di “intervenire sulla legge, sul management pubblico, e poi interrogarsi sulla nostra vocazione turistica. Al di là della narrazione dominante i numeri sono impietosi”. Nel territorio dei comuni etnei, specifica Faraci, le attività legate al turismo rappresentano il cinque o sei per cento del totale. Nelle province turistiche italiane – come Rimini – si parla del 13 per cento. Inoltre, dice il docente, dobbiamo capire che tipo di turisti abbiamo: “Per il 90 per cento è italiano, metà siciliani e metà non siciliani. Il nostro è fondamentalmente un turismo interno. È su questo che bisogna intervenire, con una programmazione turistica che punti anche sull’internazionalizzazione del brand, che in questo momento è bassa”.

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Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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