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Etna, emergenza cenere. I sindaci: “Senza risposte pronti a incatenarci”

I primi cittadini di Giarre, Milo, Sant'Alfio, Santa Venerina e Zafferana Etnea hanno protestato per la mancata soluzione del problema costituito dalla continua ricaduta di materiale vulcanico. Si sono sfilati la fascia tricolore minacciando azioni clamorose

Hanno deciso di sfilarsi la fascia tricolore e appoggiarla sul tavolo, una forma di protesta simbolica. Ma sono pronti ad altre azioni ancora più clamorose se non si troverà rapidamente una soluzione al problema drammatico della cenere vulcanica che da mesi ricade sui paesi dell’Etna e su quelli della fascia est in particolare. Infatti si sono ritrovati a Milo, uno dei comuni più colpiti, i sindaci di Giarre Angelo D’Anna, Santa Venerina Salvo Greco, Sant’Alfio Pippo Nicotra, Zafferana Etnea Salvo Russo. Presente naturalmente il “padrone di casa” Alfio Cosentino, sindaco di Milo.

Rischio dissesto

“Siamo pronti a incatenarci al portone della Prefettura di Catania se non avremo risposte”: i sindaci hanno pubblicamente manifestato la loro esasperazione e l’impotenza nei confronti di un fenomeno a cui non riescono a fare fronte, per le ingenti risorse economiche necessarie a rimuovere le migliaia di tonnellate di materiale vulcanico che da febbraio ricade periodicamente e frequentemente sui territori da loro amministrati. “Risorse di cui i comuni non dispongono. Eppure l’emergenza richiede il nostro impegno immediato, perché la cenere è dannosa anche per la salute, oltre che per la circolazione e per le attività economiche. Siamo quindi costretti – hanno denunciato – a contrarre debiti che non potremo pagare, rischiando e facendo rischiare ai cittadini incolpevoli il dissesto economico”.

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Necessari aiuti anche per cittadini e imprese

Dato che non si può certo protestare contro l’Etna né tanto meno sapere per quanto tempo ancora i parossismi con fontane di lava andranno avanti, i sindaci hanno deciso di prendere di petto la questione e chiedere con forza l’intervento delle istituzioni, regionali e nazionali, per saldare i debiti già contratti dalle amministrazioni locali, per trovare una soluzione permanente di spazzatura e rimozione immediata nei centri abitati a ogni ricaduta e per ottenere sgravi fiscali per gli imprenditori danneggiati e risarcimenti per i cittadini costretti a continui esborsi per la rimozione del materiale vulcanico da tetti e aree condominiali e private.

“Danni per milioni. Senza sgravi andremo via”

Per questo, a 15 giorni dall’ultima eruzione, i sindaci dei comuni più colpiti si sono riuniti, “preoccupati per le sorti delle nostre comunità, circa 40 mila persone”. Assieme a loro nella piazza di Milo anche rappresentanti sindacali, della politica, dei consumatori, del mondo imprenditoriale e anche singoli produttori. Ciascuno di loro ha testimoniato le difficoltà, i danni subiti, lo sfinimento, l’esigenza di trovare supporto. Tra di loro anche Venerando Faro, titolare dell’azienda di vivai che esporta piante e fiori in tutto il mondo e si è detto molto scoraggiato: “Se non arrivano aiuti non potremo continuare a operare in questo territorio, abbiamo subito danni per milioni di euro, che sappiamo già nessuno ci rimborserà. Ma per il futuro è necessario avere sostegni fiscali o saremo costretti ad andare via. E noi diamo lavoro a 500 persone”.

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Minacciati i servizi essenziali

“La situazione è tragica e così non possiamo più andare avanti – hanno spiegato –ci siamo indebitati tutti oltre ogni limite, senza avere coperture nei bilanci, per essere vicini alle nostre comunità e fronteggiare le emergenze della viabilità cittadina all’indomani di ogni episodio parossistico della nostra Etna: ripulire elisuperfici per il pronto soccorso, strade principali, piazze, scuole. Ma adesso siamo allo stremo: per colpa della cenere rischiamo il dissesto finanziario e quindi di non poter più neanche erogare servizi essenziali ai nostri concittadini: scuole, trasporti, assistenza sociale”. I comuni hanno comunque percepito aiuti che coprono in parte le spese fino al 31 maggio, ma, hanno ricordato, “famiglie e imprese sono senza ancora un ristoro, un rimborso, uno sgravio contributivo, malgrado da mesi affrontino spese straordinarie che impattano pesantemente sui bilanci di famiglie e aziende. La nostra è la richiesta di aiuto di intere comunità.

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Dichiarare lo “stato di emergenza”

I sindaci chiedono al Governo nazionale la dichiarazione immediata dello “Stato di emergenza”. Bisogna intervenire subito perché, hanno fatto notare, l’imminente arrivo della stagione delle piogge rischia di creare situazioni di grave pericolo per il materiale che ottura tombini e caditoie, tetti e grondaie. L’appello è rivolto anche alla Regione, che può intervenire direttamente tramite la Protezione Civile, “oppure ci fornisca risorse adeguate per incaricare ditte esterne all’indomani dei singoli episodi”.

Pericoli gravissimi con le piogge

Da febbraio a oggi, sono 25 i comuni etnei colpiti dalla caduta di sabbia vulcanica nel corso di oltre 50 episodi parossistici. E gli accumuli di cenere e lapilli, fino a 10 kg al metro quadrato, restano un bomba innescata in termini di sicurezza sia per i singoli cittadini che per gli stessi centri urbani. Si tratta di vere e proprie dune di pietrisco nero che, oltre a deturpare gli spazi comuni, hanno intasato i sistemi di scolo delle acque piovane, con il rischio di allagamenti pericolosissimi”.

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Già spesi oltre due milioni di euro

I Comuni in questi mesi sono intervenuti “in somma urgenza”. È il modello di intervento attuato sinora, con affidamenti a ditte private: ciò ha comportato l’impegno di ingenti somme, oltre 2 milioni di euro solo per i 5 comuni di Giarre, Milo, Sant’Alfio, Santa Venerina e Zafferana Etnea. La Regione Siciliana ha messo a disposizione 1 milione di euro per rimborsare ai comuni parte delle spese effettuate. Inoltre, tramite il Dipartimento regionale di Protezione Civile, sono state incaricate alcune imprese per la rimozione della cenere che sono intervenute solo in alcuni comuni (Giarre, Milo e Sant’Alfio) e mai in altri (Santa Venerina e Zafferana). Il Governo nazionale, alla richiesta della Regione per la dichiarazione dello Stato di Emergenza, ha risposto con lo Stato di Mobilitazione nazionale e uno stanziamento di 5 milioni di euro che copre le spese fino al 31 maggio 2021.

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La polemica con la Regione

Polemici i sindaci proprio con la Regione: “Lo scorso 5 luglio – denunciano i sindaci – il Presidente della Regione Musumeci ha annunciato di aver ottenuto un tavolo di crisi e la promessa di 5 milioni di euro dal Capo della Protezione Civile nazionale, Fabrizio Curcio. In realtà – spiegano – abbiamo scoperto che i 5 milioni di cui parlava Musumeci non si aggiungevano a somme precedenti, ma erano riconducibili alla fine dello Stato di Mobilitazione che, a differenza dello ‘Stato di emergenza’, eroga le risorse a consuntivo”. Dunque i 5 milioni dello Stato possono coprire solo le spese fino al 31 maggio. Restano scoperte le spese affrontate dai Comuni dal 2 giugno in poi. “E non risponde al vero, infine, che la Regione stia impegnando ulteriori 2 milioni di euro: piuttosto sta liquidando l’acconto di quei famosi 5 milioni della PC nazionale”.

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Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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