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Etna, serve un brand internazionale. La Spina (Unpli): “Pronti a farci promotori”

Il presidente dell'Unione nazionale delle Pro Loco d'Italia: "L'Etna non è solo una passeggiata di mezza giornata. Bisogna mettere a sistema tutta l'offerta, insieme a Università, Parco, sindaci, aziende agroalimentari e turistiche, agenzie di viaggio, guide e altri soggetti"

“L’Etna nei mercati internazionali è una meta appetibile e ha un valore mediatico. Tuttavia, non si è mai lavorato per un marchio vero e proprio, spendibile per strutture ricettive o aziende agroalimentari. Potrebbe dare vita a una serie di iniziative imprenditoriali molto forti”. Antonino La Spina, presidente dell’Unione nazionale delle Pro Loco d’Italia (Unpli), è decisamente propositivo rispetto all’ipotesi di un “Brand Etna”, tema rilanciato da Focusicilia con una videointervista al docente Benedetto Puglisi e ripreso anche dal presidente del Parco dell’Etna, Carlo Caputo. “Noi potremmo farci promotori di una campagna di sensibilizzazione, grazie anche all’Università di Catania e al lavoro svolto dal Parco”, sostiene La Spina, originario di Sant’Alfio, nel Catanese, con un solido passato nella promozione turistica del territorio. Da sei anni guida un’organizzazione che riunisce 6.300 Pro Loco in Italia e 279 in Sicilia. Una ramificata rete di sensori sul territorio, quotidianamente a contatto con il pubblico dei visitatori in cerca di informazioni e con le aziende che a vario titolo rappresentano una vastissima offerta di prodotti e servizi sull’Etna.

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“L’Etna non è una passeggiata di mezza giornata”

“Una delle domande principali rivolte alle Pro Loco – racconta La Spina – è come raggiungere l’Etna e cosa è possibile vedere, gli itinerari e i punti di interesse. Per questo abbiamo attivato nel 2022 un progetto per condividere col Parco materiale turistico e punti informativi. Inoltre nel 2015 abbiamo lanciato il progetto di promozione ‘Le Terre dell’Etna’. Tutto questo però va messo a sistema, individuando anche i rapporti con tutti gli operatori turistici e le agenzie di viaggio. I turisti cercano l’Etna, ma spesso la visita si riduce ai crateri Silvestri o a Piano Provenzana, o a una gita in jeep ai crateri sommitali, come se l’Etna fosse solo quello. Si perde la possibilità di visitare ambienti unici nel contesto europeo, che abbiamo solo noi in tutto il bacino del Mediterraneo. Bisogna diversificare e far conoscere le potenzialità della terra dell’Etna. Pensiamo ad esempio ai prodotti etnei dal sapore particolare e d’eccellenza, dalle fragole di Maletto al pistacchio di Bronte, alle nocciole, al miele e quant’altro: solo questo dovrebbe far comprendere a tutti che l’Etna non è solo una passeggiata di mezza giornata”, sottolinea il presidente dell’Unpli.

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“Una proposta integrata con un potenziale molto forte”

“Abbiamo una produzione molto ricca – prosegue La Spina – ma la maggior parte non hanno il marchio Etna e questo è un aspetto negativo sull’appetibilità. Il Parco nazionale d’Abruzzo, per esempio, che festeggia cento anni, ci fa capire come una risorsa come un parco sia riuscita a entrare nei meccanismi generali, nonostante non abbia la stessa appetibilità dell’Etna, ma si è potuta affermare perché ha, per esempio, molti più posti letto rispetto all’Etna”. Per il presidente dell’Unpli, bisognerebbe seguire l’esempio di altre realtà, che hanno sviluppato politiche attive di tipo economico e creato strutture direttamente collegate con il marchio. “In questo – sostiene La Spina – il ruolo dell’Unpli può essere molto forte, essendo noi presenti in tutte le realtà. Bisogna fare un lavoro tecnico-politico, con un’azione da parte di tutti i sindaci del Parco, delle aziende produttive agroalimentari, delle aziende turistiche, delle agenzie di viaggio, dei gruppi guide e altri soggetti, al fine di poter creare una proposta integrata che può diventare un prodotto unico con un potenziale molto forte”.

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L’appetibilità dell’Etna penalizzata dai trasporti

Un aspetto che incide in modo negativo sull’appetibilità del territorio è sicuramente il nodo dei trasporti. “Il nostro bacino – ricorda La Spina – è collegato soprattutto con i voli in entrata. Se un volo costa 300 o 400 euro, è chiaro che i turisti, al di là della voglia di venire, cambiano destinazione. Un lavoro molto forte va fatto con accordi con i vari vettori, per calmierare i prezzi. Accordi come quelli fatti nel Trapanese, con Ryanair che riesce a portare due o tre milioni di turisti, o con politiche per l’insularità. Altrimenti, la Sicilia diventa inaccessibile. Fino a Napoli, si è nella condizione di spostarsi. Da Roma a Milano c’è un treno veloce ogni 15 minuti e un aereo ogni mezz’ora. Qui siamo al Freccia nera. Per noi è fondamentale far venire le persone: sarebbe più semplice fare pacchetti per le destinazioni, avere dei voli diretti, collegare tante città e nazioni con prezzi abbastanza contenuti, a vantaggio di noi siciliani e dei turisti”, conclude il presidente delle Pro Loco.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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