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Export siciliano: cala del 17%, ma per Unioncamere in realtà “va a gonfie vele”

Le esportazioni siciliane sono in pesante diminuzione nei primi nove mesi del 2023. Eppure Unioncamere festeggia: le "perdite" sono del solo settore raffinazione. La manifattura fa un grande passo avanti, ma petrolio greggio gas e carbone sono comunque i prodotti che crescono di più

L’export siciliano va male: il calo è di poco meno del 17 per cento nei primi nove mesi del 2023. Però contemporaneamente l’export siciliano va anche benissimo: ad avere meno mercato all’estero sono solo i prodotti petroliferi raffinati in Sicilia, mentre la manifattura vive un ottimo momento, secondo Unioncamere Sicilia. “Per la prima volta da quando esistono le statistiche di settore, le vendite all’estero della manifattura siciliana vanno a gonfie vele e superano il 50 per cento del valore dell’export dei prodotti petroliferi raffinati, che da sempre rappresentano la preponderante voce della bilancia commerciale dell’Isola”, scrive l’Unione delle camere di commercio. 

Meno 16,7%? Dato “falsato” dal peso del petrolchimico

“In una congiuntura internazionale negativa, tra guerre, tassi alti, cambi sfavorevoli e calo della domanda di carburanti e di chimici, in cui persino la ‘locomotiva’ Lombardia si è fermata ad un modesto più 1,64 per cento e l’intero Paese a più 1,04 per cento – , nel terzo trimestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2022, “l’export della Sicilia è cresciuto in tutti i settori, tranne, appunto, i prodotti petroliferi raffinati e i chimici“, scrive Unionamere. Così, secondo l’elaborazione dell’Osservatorio economico di Unioncamere Sicilia, il totale dell’export regionale che registra una perdita del 16,72 per cento “viene falsato”. Il dato numerico non mente – si scende da 12,4 a 10,3 miliardi – “ma questo solo a causa del crollo dei prodotti petroliferi raffinati (meno 23,25 per cento, pari a meno 1 miliardo e 933 milioni) e dei prodotti chimici (meno 33,96 per cento, pari a meno 302 milioni)”. Analizzando il resto dei settori, il saldo fra terzo trimestre 2022 e terzo trimestre di quest’anno è positivo per 157 milioni (più 4,75 per cento), crescendo da 3 miliardi e 230 milioni a 3 miliardi e 387 milioni. 

Export idrocarburi: petrolio greggio e gas da record

Fra i settori a “maggiore dinamismo” restano comunque gli idrocarburi. La Sicilia ha fortemente contribuito “alla copertura del fabbisogno energetico nazionale con un boom di petrolio greggio e gas naturale (più 15.390,56 per cento) e di carbone (più 223 per cento)“. Fra gli altri principali incrementi, si osservano gli apparecchi elettrici (più 76 per cento), i macchinari (più 26 per cento), le provviste di bordo (più 46,95 per cento), i prodotti del trattamento rifiuti (più 72,9 per cento), i minerali metalliferi (più 143,80 per cento), i prodotti della silvicoltura (più 101 per cento), i prodotti delle attività artistiche e di intrattenimento (più 25,64 per cento), i prodotti delle altre attività di servizi (più 100 per cento).

Aumenta l’export nelle province “senza” petrolchimici

Coerentemente con questo scenario, “è aumentato l’export di tutte le province siciliane, tranne le tre condizionate dalle attività di raffinazione”, scrive Unioncamere Sicilia. Siracusa registra un meno 26,91 per cento, Messina, meno 10,69, Ragusa, meno 15,53. Tutte le altre riportano una percentuale positiva: Catania, più 9,56 per cento, Trapani, più 24,96, Palermo più 12,67, Agrigento più 35,76, Caltanissetta più 63,9 ed Enna più 93,85.

Pace: “Imboccata la strada della transizione ecologica”

“L’analisi dei dati – commenta Pino Pace, presidente di Unioncamere Sicilia –  conferma che l’economia siciliana ha decisamente imboccato la strada della transizione ecologica e digitale e che è possibile costruire un modello di sviluppo alternativo al petrolio e basato sulla decarbonizzazione, investendo sul turismo tutto l’anno, sulla produzione agroalimentare, sulla mobilità green e sulle fonti alternative, sulle nuove tecnologie a servizio di una manifattura sempre più attrattiva”. “Nonostante la siccità e gli incendi – aggiunge Santa Vaccaro, segretario generale di Unioncamere Sicilia – c’è una incoraggiante ripresa dell’export dell’agricoltura (più 7,55 per cento), nonché della pesca (più 11,21 per cento) grazie all’aumento della domanda dai mercati del Nord e alle innovazioni nel settore della trasformazione del pescato. Bene anche la vendita di legno, carta  e loro prodotti (più 3,15 per cento). Tutti segnali di un ritorno in chiave innovativa e competitiva alle attività legate alla natura, che è la prima risorsa della nostra Isola”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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