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Fase 2, le nuove regole per lavoratori e imprese

La fase di convivenza con il virus irrigidisce le norme da rispettare sul luogo di lavoro. Dagli ingressi alla gestione degli spazi comuni: ecco cosa dovrà fare chi riaprirà

La fase 2 inizia, il distanziamento sociale resta. Anzi, per certi aspetti si irrigidisce. Dal prossimo 4 maggio una parte delle attività produttive, industriali e commerciali potrà ripartire. Ma solo osservando precise regole e in presenza di condizioni che assicurino adeguati livelli di protezione nell’ambiente di lavoro . A stabilirlo è il nuovo Dpcm. La mancata attuazione del protocollo, concertato insieme alle parti sociali, determinerà la sospensione dell’attività fino a quando le condizioni non saranno giudicate sufficienti a garantire la sicurezza.

Smart working e ferie

Per chi riparte restano in vigore le stesse regole delineate per chi non si è mai fermato. Sonno quelle previste nel Dpcm dell’11 marzo. Il lavoro agile, quindi, resta l’opzione migliore nel caso in cui le attività possano essere svolte a distanza. Restano ancora in piedi anche l’incentivo a sospendere le attività non essenziali alla produzione, a prevedere un piano di turnazione dei dipendenti per diminuire al massimo i contatti, a utilizzare gli ammortizzatori sociali disponibili, lo smaltimento delle ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti. A queste regole di base, però, si accompagna un protocollo di sicurezza più dettagliato.

Informazioni ai lavoratori

Il datore di lavoro deve informare i lavoratori, e chiunque entri in azienda, sulle disposizioni delle autorità, consegnando e affiggendo all’ingresso e nei luoghi maggiormente frequentati, appositi depliant informativi. Devono segnalare le corrette modalità di comportamento, come l’obbligo (e non più la raccomandazione) di rimanere in casa, chiamare il proprio medico di famiglia e avvertire l’autorità sanitaria se la febbre supera i 37,5 gradi. I lavoratori si assumo l’impegno a rispettare tutte le disposizioni durante l’accesso in azienda (in particolare, mantenere la distanza di sicurezza, lavandosi spesso le mani e tenendo comportamenti corretti sul piano dell’igiene). Spetta ai dipendenti anche informare tempestivamente il datore di lavoro della presenza di qualsiasi sintomo influenzale mentre sono al lavoro, avendo cura di rimanere ad adeguata distanza i presenti.

Come si entra in azienda

Il personale, prima dell’accesso in azienda, dovrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Se risulterà superiore ai 37,5 gradi non sarà consentito l’ingresso. Accesso precluso anche a chi negli ultimi 14 giorni abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al Covid-19. L’ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi al virus dovrà essere preceduto da una certificazione medica che attesti l’avvenuta negativizzazione. In sostanza, la guarigione non sarà definita dalla scomparsa dei sintomi o dalla volontà del lavoratore: deve essere certificata dall’autorità.

Le norme per i fornitori esterni

L’accesso di fornitori esterni deve obbedire a procedure predefinite, in moda da ridurre le occasioni di contatto con il personale presente. Se possibile, gli autisti dei mezzi di trasporto devono rimanere a bordo e non è consentito l’accesso ai locali chiusi comuni dell’azienda per nessun motivo. Per le attività di carico e scarico, il trasportatore dovrà attenersi alla distanza minima di un metro. Va ridotto, per quanto possibile, l’accesso ai visitatori. Ma se fosse necessario, come nel caso di impresa di pulizie e manutenzione, valgono per ospiti, fornitori e collaboratori le stesse regole aziendali in vigore per i dipendenti. Per il personale esterno occorre inoltre individuare servizi igienici dedicati, col divieto di utilizzo di quelli del personale dipendente.

Sanificazione e pulizia

Il datore di lavoro deve assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica degli ambienti, nonché la loro ventilazione. Nella sanificazione e nell’igienizzazione vanno inclusi anche gli strumenti di lavoro.

Dispositivi di protezione individuale

Se il lavoro impone una distanza minore di un metro, e non siano possibili altre soluzioni organizzative, è necessario l’uso delle mascherine e di altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, ecc.) conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie. L’azienda è invitata alla preparazione del liquido detergente secondo le disposizioni dell’Oms.

Spazi comuni

L’accesso agli spazi comuni, comprese le mense e gli spogliatoi, è contingentato. I locali devono essere ventilati e il tempo trascorso al loro interno deve essere ridotto, mantenendo sempre la distanza di sicurezza di un metro tra le persone che li occupano. Occorre garantire inoltre la sanificazione periodica e la pulizia giornaliera degli ambienti comuni.

Organizzazione dell’attività lavorativa

Le imprese potranno riorganizzare livelli produttivi, orari e turni di lavoro in modo da diminuire i contatti. Entrata, permanenza e uscita dei lavoratori potranno essere scaglionati. Va sempre ricordato, però, che il lavoro a distanza rimane lo strumento migliore per limitare il contagio.

Se un lavoratore ha sintomi

Nel caso in cui una persona presente in azienda sviluppi febbre con temperatura superiore ai 37,5 e sintomi di infezione respiratoria, come la tosse, deve dichiararlo immediatamente al datore di lavoro, che dovrà procedere al suo isolamento in base alle disposizioni dell’autorità sanitaria. Il datore di lavoro collabora con le autorità sanitarie per l’individuazione degli eventuali “contatti stretti” della persona che sia stata riscontrata positiva al tampone.

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