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Fiere ed eventi, spinta internazionale sottovalutata per l’economia siciliana

In Sicilia non ci sono interlocutori, così come la capacità di organizzare incontri verticali specifici, come oggi richiede il mercato. Eppure questi appuntamenti significano anche un indotto fatto di hotel, ristoranti, servizi e più in generale di pubblicità per il territorio

Fiere ed eventi potrebbero essere un volano economico per la Sicilia. Oltre agli importanti incontri che si fanno tra operatori del settore, per la città che ospita l’evento significa anche un indotto fatto di hotel, ristoranti, servizi e più in generale di pubblicità per il territorio. “Ogni fiera ha un moltiplicatore da cinque a nove, cioè per ogni euro investito ne tornano nove”, conferma l’ospite di FocuSicilia Davide Lenarduzzi. Esperto del settore, attualmente è general manager di Paeda e associati, realtà che si occupa di consulenza aziendale, networking, ideazione, progettazione e organizzazione di fiere ed eventi. L’isola non ha grandi strutture, praticamente solo quelle di Catania e Taormina. A Palermo c’è ormai una città fantasma dove un tempo c’era la fiera del Mediterraneo. Le potenzialità di quella che viene definita la finestra europea sul Mediterraneo, sono però molto grandi.

In Sicilia manca l’interlocutore

Lenarduzzi non ha dubbi: “non si può più sprecare questa opportunità. L’Italia è il secondo player a livello europeo dopo la Germania, ma possiamo essere il numero uno. L’Italia sembra un posto nato per rendere piacevole l’esperienza di far incontrare persone. La Sicilia è l’eccellenza di questo concetto”. Se le basi di partenza sembrano buone, ci sono però delle mancanze, notevoli, perché su una buona base possa nascere un progetto solido. “È un peccato che l’interlocutore in loco per fiere internazionali non c’è, per portare mercati riferiti al nostro territorio ma anche di altri. Serve rendere l’incontro dal punto di vista logistico ma anche di esperienza da numero uno. In Emilia Romagna dove ho lavorato per sei anni ha nove enti, con fiere internazionali, la Sicilia nemmeno uno”.

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Non servono spazi enormi

Manca l’interlocutore dunque, ma anche le strutture non sono da sottovalutare. E non è necessario pensare a spazi enormi perché “i mercati stanno richiedendo incontri verticali specifici”. La tendenza è di realizzare un fiera da poche migliaia di persone non centinaia di migliaia. “La Sicilia su questo può giocare un ruolo, non servono enti enormi ma servizi con livello di interlocuzione pari ai player europei”. Come dicevamo però, la Sicilia non ha ancora saputo puntare su questo settore, se non in minima parte. E poiché, come dice Lenarduzzi, “in Italia sistema fieristico è regionale e non nazionale” la Sicilia dovrebbe sapere ritagliare il proprio spazio valorizzando le sue tante eccellenze. “Potrebbe ritagliare per le vocazioni che ha eventi fieristici, agroalimentare e non solo, dedicare un paio o tre poli, e magari iniziamo con uno”.

La stagionalità delle fiere è anticiclica

In effetti le vocazioni sono un po’ già segnate. Pensiamo a Taormina, patria del turismo siciliano, Catania sede principale dell’industria dell’Isola e Palermo come capoluogo di regione. “Si deve iniziare a offrire un servizio a chi guarda al nostro territorio con grande attenzione. Spesso lo diciamo anche nei nomi degli eventi, la Sicilia è al centro del Mediterraneo, l’avamposto europeo verso popoli che hanno economia più o meno sviluppate e i trend dicono che cresceranno”. Una spinta di crescita internazionale che potrebbe favorire anche quella del territorio stesso. “La stagionalità delle fiere è anticiclica, cioè fa lavorare un territorio quando il turismo rallenta. E poi è uno dei maggiori biglietti da visita per promuovere un territorio, venire per lavoro fa scattare la voglia di ritornare magari con la famiglia in vacanza o per viverci quando si va in pensione” afferma Lenarduzzi.

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La responsabilità della politica

Pochi giorni fa, durante la tre giorni di Expo green del Mediterraneo, il sindaco di Catania Salvo Pogliese ha annunciato l’arrivo di un finanziamento per ristrutturare lil centro fieristico le Ciminiere. Fu richiesto nel 2017 dalla precedente amministrazione e il problema per cui è arrivato solo adesso è che la Città metropolitana di Catania non aveva chiuso i bilanci. Insomma, un esempio di come la politica, ancora una volta, gioca un ruolo da protagonista essenziale. Purtroppo però i tempi dell’economia e della politica sembrano andare in direzioni opposte. Un problema che Lenarduzzi conosce bene, come la struttura delle Ciminiere in cui ha fatto tanti eventi. “Ci vuole una convergenza di istituzioni e attori politici per trasformare le Cimiere in qualcosa fruibile dal mercato, la Sicilia è conosciuta spesso più da fuori Italia che da noi. Un operatore invece di atterrare a Milano o Dusseldorf a Catania gli cambia poco logisticamente, ma tantissimo dal punto di vista pratico. Occorre partire pensando a dove si vuole arrivare, noi con la nostra società siamo disponibili per rendere operativo un centro non solo per gli italiani ma per tutto il mondo”, afferma.

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Un lavoro di squadra

Oltre alle responsabilità della politica ci sono anche quelle delle associazioni. Sembra che nessuno sappia remare insieme. Un concetto ribadito da Davide Lenarduzzi che lo riconosce come “forza ma anche limite italiano. Non riusciamo a fare insieme le cose, abbiamo paura che si avvantaggi più qualcun altro”, dice. Per guardare al meglio al futuro però, è necessario cambiare rotta. “È il momento di fare un passo in avanti insieme, un ente fieristico che sia con regole certe e nessun favoritismo per gli operatori locali, ma accolga anche chi viene da fuori. Ci sono tanti che parlano ogni giorno di questo tema. Ci sono già progetti maturi su specifici settori, mi auguro di poterlo far enei prossimi mesi”. Il riferimento è di certo all’agrifood, ma non solo. “Ci sono tante eccellenze”.

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Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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