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Fiori in Sicilia, col Covid un settore appassito. Ma si spera nella ripresa

Niente cerimonie, niente piante. La pandemia ha trascinato il settore florovivaistico in una crisi senza precedenti. Ma, tra chiusure e riconversioni alla produzione d'ortaggi, il 2021 è in leggera ripresa

L’emergenza pandemica ha colpito duramente soprattutto alcuni settori e il comparto florovivaistico è tra questi. Soffrono i produttori di fiori, ma anche i commercianti ed i rivenditori. Soffre anche il settore delle piante da giardino, che ha visto fermarsi la propria attività nel 2020. Le aziende lamentano cali di fatturato: “Noi abbiamo calcolato un calo delle vendite del 40 per cento” spiega Francesco Palma, del vivaio Impresa Palma di Rosolini (SR). Ma c’è chi ha perso persino il 50. La sua azienda produce piante da esterno e da giardino, e quattro dipendenti su otto sono in cassa integrazione. “I nostri maggiori clienti sono gli hotel ed i villaggi turistici. Ovviamente nessuno tra questi ha acquistato: si cerca di contenere le spese. Nel 2021 abbiamo registrato una leggera ripresa, molti stanno cominciando a programmare la stagione estiva, sperando che qualcosa cambi. Ma la situazione resta difficilissima”, spiega Palma.

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Senza cerimonie, i fiori non si vendono

I produttori di fiori hanno dovuto fare i conti con la notevole riduzione del numero delle cerimonie, delle feste religiose, ed eventi come la giornata internazionale della donna o la festa della mamma si sono tenuti con tutte le cautele dovute al lockdown. “Il nostro settore ha subito gravi perdite, difficili da quantificare”, spiegano alcuni produttori di Messina e Ragusa. E per il momento non sono previsti ristori. “Alcuni comuni hanno visto dei piccoli aiuti, ma la situazione resta difficilissima”. Nella primavera scorsa, intere piantagioni di fiori sono andate distrutte. Il ‘fiore reciso’ deve essere raccolto con una tempistica ben precisa. Trascorso quel tempo, i fiori possono andare al macero. E lo scorso anno è successo questo: i trattori sono entrati nelle serre distruggendo le piante già in produzione. Ferme le cerimonie, rinviati i matrimoni, prime comunioni, cresime e battesimi, chiusi i cimiteri, la vendita dei fiori ha subito un crollo verticale. Per i crisantemi, in alcuni casi, la perdita è stata pressoché totale.

Fiori al macero

Calo di produzione, rialzo dei prezzi

Per la nuova stagione, alcuni produttori hanno deciso di riconvertire le loro aziende e di produrre ortaggi. In Sicilia, dunque, c’è un calo di offerta, c’è un minore quantitativo di fiori sul mercato. “Questo ha provocato un rialzo dei prezzi – spiega Antonella Occhipinti, della ditta ‘Iemolo Adriano’ di Torrenuova (ME) – girasoli, aster e lisianthus  hanno fatto registrare un prezzo al rialzo del 20 per cento. In Sicilia molti produttori hanno scelto di impiantare minori quantità e lo stesso è accaduto in alcuni paesi esteri, come l’Olanda. I prezzi più alti, per noi commercianti, comportano anche un guadagno più basso perché bisogna sforzarsi di mantenere un prezzo accessibile sul mercato”. La ditta Iemolo è un rivenditore all’ingrosso, fornisce fiori recisi a molti fiorai e rivendite al dettaglio: un osservatorio privilegiato per il settore. “Il 2020 – continua Antonella Occhipinti, moglie del titolare – ha fatto registrare delle perdite almeno del 30 per cento. Il periodo primaverile ha fatto registrare uno stop pressocché generalizzato: la chiusura dei cimiteri ha di fatto eliminato un intero porzione di vendite. C’è stata una leggera ripresa nel periodo estivo e autunnale, ma il calo di fatturato è notevole”.

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Qualcuno ha cambiato lavoro

Molti operai sono in cassa integrazione. Per gli stagionali, invece, non c’è stato nessuno sbocco. Con la crisi del comparto floricolo, alcuni hanno dovuto cambiare lavoro. Buona parte sono rimasti impegnati nel settore agricolo, ma si sono spostati anch’essi nella produzione di ortaggi. “Ma chi opera nel settore floricolo ha una professionalità e delle competenze particolari – commenta anonimamente un altro produttore – noi cercheremo comunque di recuperare la nostra forza lavoro. I nostri operai sono la nostra risorsa principale e la nostra famiglia, che non vogliamo abbandonare”.

Qualcuno chiude l’azienda

C’è anche chi ha deciso di chiudere i battenti. “Noi abbiamo deciso di chiudere la nostra azienda”, afferma un produttore di un comune ragusano. “La gestione economica non è più sostenibile. Queste sono le nostre ultime settimane di attività”. La stagione estiva è alle porte. Molti sperano che qualcosa possa cambiare. Il settore floricolo e quello dei vivai delle piante è direttamente collegato al turismo ed alle cerimonie. In un periodo nerissimo, si guarda al futuro con un picco di fiducia.

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