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Fondi Pnrr a rischio in Sicilia. Allarme di Svimez: “Difficile ottenere il 40% a Sud”

Secondo l'Associazione per lo sviluppo dell'Industria nel mezzogiorno l'Isola rischia di non riuscire a ottenere le risorse stanziate. Tra i problemi, sottolineati anche dalla Corte dei Conti, la lentezza burocratica e i bandi deserti. Invertire la rotta è possibile, ma sono necessari "aggiustamenti urgenti"

Era stata descritta come “l’ultima opportunità”, quella che il Sud e la Sicilia avevano promesso di non perdere. Invece la storia del Pnrr rischia di non essere a lieto fine, almeno nel Mezzogiorno. L’obiettivo del 40 per cento di spesa “non sarà facile da conseguire”, a meno di non introdurre “azioni correttive e di accompagnamento ‘in corsa’”. A lanciare l’allarme sull’utilizzo delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza è Svimez, in un report pubblicato nei giorni scorsi. Degli 84 miliardi complessivi destinati al Sud, scrive l’istituto di ricerca, “la fase di attuazione del Piano può avvalersi di un ‘margine di sicurezza’ piuttosto limitato: 1,6 miliardi, appena 320 milioni di euro annui dal 2022 al 2026”. La Sicilia è tra le regioni che hanno maggiormente da perdere. Secondo l’ultimo monitoraggio della Corte dei Conti, a febbraio 2022 erano stati ripartiti sul territorio italiano oltre 56 miliardi di euro. “La distribuzione per singole Regioni indica Sicilia, Lombardia e Campania come Regioni a cui è stato ripartito l’importo più elevato, tra i cinque e i sei miliardi”, scrivono i giudici contabili.

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La mappa delle risorse

Il governo Draghi ha previsto che almeno il 40 per cento dei 191 miliardi del Pnrr – che diventano 221 con i 30 miliardi del Fondo complementare – sia destinato al Mezzogiorno, sulla base di un’analoga norma nazionale. L’obiettivo, mette nero su bianco la Corte dei Conti, al momento è stato rispettato. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia Daniele Franco nell’audizione parlamentare del 23 febbraio scorso, citata nella relazione, “il 45 per cento è andato al Sud, il 33 per cento al Nord, il 17 per cento al Centro”. Un residuale cinque per cento, proseguono i giudici contabili, è stato redistribuito tra tutte le Regioni. Se il target viene raggiunto a livello complessivo, si legge nel report Svimez, le cose cambiano a livello di singoli ministeri. A superare ampiamente la soglia sono il ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili (48 per cento), dell’Interno (47 per cento), dell’Innovazione tecnologica e transizione digitale (46 per cento), mentre a mancare la “quota Sud” sono il ministero del Turismo (28,6 per cento) e quello dello Sviluppo economico (25 per cento).

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La lentezza delle Regioni

Come detto la Sicilia è tra le maggiori beneficiarie del Pnrr, ma deve fare i conti con ataviche lentezze. La Corte cita la gestione del servizio idrico, per la quale il Piano nazionale di ripresa mette a disposizione circa due miliardi, il 50 per cento dei quali per la realizzazione di 53 progetti del Mezzogiorno. Obiettivo dell’investimento, “chiudere i divari ereditati dal passato e porre le basi per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici”, in particolare nelle Regioni più arretrate, “Campania, Molise, Calabria e Sicilia”. È qui che entrano in gioco i tempi biblici della burocrazia. Malgrado l’Isola “vanti” una dispersione idrica superiore al 47 per cento, e abbia quindi tutto l’interesse a ottenere le risorse per iniziare i lavori, non è ancora riuscita a completare il riassetto degli Ato, Ambiti territoriali ottimali, in sei province su nove, Palermo, Catania, Messina, Ragusa, Trapani e Siracusa. Riassetto che però, ricordano i giudici contabili, “è una condizionalità di accesso ai fondi del Pnrr”, a garanzia della capacità di realizzazione degli interventi, “da concludersi entro il 2026”.

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Il caso dei bandi deserti

Se le lentezze burocratiche ritardano l’erogazione delle risorse, esistono anche casi in cui i bandi vanno deserti. La Corte dei Conti cita il Piano “Collegamento isole minori”, che prevede un investimento per le reti ultraveloci negli atolli italiani. Un capitolo che interessa naturalmente anche la Sicilia, dando la possibilità di collegare con la banda ultra-larga le realtà prive di collegamento in fibra ottica con il continente. Il bando di gara è stato predisposto da Infratel, società in-house del ministero dello Sviluppo economico nel settore delle telecomunicazioni, per individuare “costruttori di rete, installatori, system integrator, cui affidare la progettazione, fornitura e posa in opera di cavi sottomarini a fibre ottiche per la connessione in banda ultra-larga di una ventina di isole minori di Sicilia, Sardegna, Puglia, Toscana”. Peccato che il termine per la presentazione delle offerte sia scaduto il 22 dicembre 2021 senza alcuna candidatura. Formalmente l’obiettivo è stato conseguito, chiosano i giudici contabili, “ma non si è svolta alcuna effettiva ed utile attività”.

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Equità a rischio

Sono soltanto due esempi di come la disponibilità di risorse, una volta di più, non coincida con la capacità di utilizzo. Per evitare di perdere il treno, il Mezzogiorno e la Sicilia devono attuare “aggiustamenti urgenti, non solo necessari”. Al momento le risorse “certe” sono circa 25 miliardi, meno di un terzo degli 86 miliardi della quota Sud, e finanziano “progetti già identificati e con localizzazione territoriale e costi definiti”. Oltre la metà, si legge ancora nel report, “sono di titolarità del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili”, e in buona parte finanziano progetti già in essere. Il problema riguarda i rimanenti 61 miliardi, che rappresentano risorse “potenziali”, “la cui destinazione effettiva alle regioni del Mezzogiorno dovrà realizzarsi in fase di attuazione superando diverse criticità”. Alle quali occorre porre rimedio il più velocemente possibile per evitare di perdere i fondi. Un rischio che va scongiurato, conclude Svimez, visto che “sarebbe davvero paradossale sacrificare l’equità in nome dell’efficienza”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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