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Fringe benefit, facciamo chiarezza. Cosa sono e come funzionano

L'aumento a tremila euro della soglia esentasse per i "compensi in natura" introdotta dal decreto Aiuti quater, ha generato grandi aspettative, e spesso fraintendimenti, tra i lavoratori. A fare chiarezza ci aiuta l'avvocata Laura Sicari dello Studio Avvocati Associati di Catania

Non sono bonus, non sono premi. E soprattutto, non riguardano tutti i lavoratori. I fringe benefit, di cui si parla molto nelle ultime settimane dopo l’aumento del limite a tremila euro introdotto con il decreto Aiuti quater, è tecnicamente “un beneficio accessorio, parte della retribuzione e messo in busta paga ai sensi dell’articolo 2099 comma 3 del codice civile. Potremmo anche chiamarli compensi in natura”. La definizione viene dall’avvocata Laura Sicari dello Studio Avvocati Associati di Catania, alla quale FocuSicilia ha chiesto un aiuto per chiarire di cosa esattamente si tratta. E l’applicazione, teorica, di questi benefici non potrebbe essere più ampia. “L’impresa – prosegue – sceglie di sua volontà di applicare i benefit. Ma questi possono essere previsti già nella contrattazione collettiva o introdotti con accordi di secondo livello tra le rappresentanze dei lavoratori e la stessa azienda o essere applicati individualmente al singolo lavoratore, anche collaboratore”. Quel che resta chiaro è che si tratta di “beni e servizi erogati dall’azienda con la finalità di motivare e gratificare i lavoratori per il miglioramento delle performance”. Esempi classici sono quindi l’auto aziendale o i buoni pasto, ma nelle aziende più strutturate e grandi spesso questi includono anche buoni acquisti o assistenza sanitaria. E, naturalmente, una quota da dedicare al pagamento delle salate bollette energetiche del 2022.

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Primo aumento del limite già ad agosto

Quel che è presente nell’ultimo decreto Aiuti non è nulla di nuovo, a parte l’aumento del limite. La normativa di riferimento resta infatti “il Testo unico imposta sui redditi, o Tuir, dove si dice che i benefit non concorrono alla formazione del reddito Irpef per un importo entro i 258,23 centesimi”, spiega Sicari. La cifra, ben lontana dagli attuali tremila euro, “era già stata aumentata dal governo Draghi ad agosto 2022 nel decreto Aiuti bis a 600 euro. Si è trattato di un provvedimento che ha tenuto conto del contesto sociale del momento, dell’urgenza di intervenire sul costo di energia elettrica, gas e acqua. Le modifiche sono state introdotte nell’articolo 12 in deroga all’articolo 51 comma 3 del Tuir”. Il decreto aiuti bis, già convertito in legge lo scorso 21 settembre, non permetteva però l’applicazione del nuovo limite. “Nonostante la norma sia di agosto, c’è voluta una interpretazione dell’Agenzia delle entrate fondamentale, che ha chiarito se i 600 euro fossero un limite o una franchigia. Ovvero stabilire se allo sforamento dei 600 euro tutto l’importo fosse sottoposto a tassazione, nel caso del limite, oppure nel caso della franchigia solo l’importo eccedente. L’Agenzia delle entrate, con la circolare numero 35 del 4 novembre, ha deciso che è un limite”, spiega l’avvocata. Da qui, pochi giorni dopo, il senso dell’intervento del nuovo governo: l’innalzamento a tremila euro dovrebbe essere una soglia sufficientemente alta per evitare di veder sfumare anche per pochi euro sopra il precedente limite i benefici di un provvedimento “esentasse”.

Come funziona, praticamente

Chiarita la parte normativa, resta però da spiegare come praticamente si possano applicare questi fringe benefit a quello che è il loro motivo d’urgenza, ovvero il pagamento delle bollette. A chiarirlo, ancora una volta, è l’Agenzia delle Entrate. “L’Agenzia – prosegue Sicari – dice che se si tratta di spese che devono riguardare immobili a uso abitativo posseduti o detenuti, a prescindere che i lavoratori vi abbiano la residenza è possibile ricomprendere anche le utenze per uso domestico intestate al condominio (per la quota rimasta a carico del singolo condomino), e anche quelle intestate al proprietario dell’immobile (locatore), se nel contratto di locazione è prevista espressamente una forma di addebito analitico e non forfetario a carico del lavoratore (conduttore), sempre che il locatore non ne usufruisca già. Basta numero di fattura e tipologia e importo della modalità di pagamento”. Inoltre è anche previsto che il lavoratore “faccia una dichiarazione sostitutiva dove inserire tutti i dati, attestando che le fatture non siano già state oggetto di richieste di rimborso da parte di altro soggetto”.

Scelte aziendali “ma sempre nei limiti del Tuir”

Tornando al provvedimento, si tratta pur sempre di scelte aziendali. E impostare, o magari ripensare e stravolgere “la programmazione economico finanziaria entro l’anno d’imposta 2022, ovvero al più entro il 12 gennaio 2023 è un impegno non indifferente, per il quale si rischia comunque di assoggettare al prelievo fiscale l’intero importo”, come spiega l’avvocato Sicari. Anche perché nei casi più comuni, “come ad esempio i bonus carburante, restano i limiti del Tuir, ovvero non possono superare i 200 euro”. Tutte considerazioni che spiegano le stime per cui tutto questo non riguarda non più del 17 per cento dei lavoratori italiani”, conclude l’avvocata Sicari.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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