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Frutti tropicali, boom italiano. La Sicilia regione leader nella produzione

Aumenta a ritmo sostenuto la richiesta di frutta esotica in tutta Europa. In Italia viene preferita la produzione locale. Le principali coltivazioni siciliane sono di avocado e mango. Il ruolo dei mercatini

Avocado e mango made in Sicily sono ormai una realtà consolidata. Le coltivazioni di frutta tropicale si fanno lentamente largo in Sicilia, o meglio in alcune aree dell’isola. Il fenomeno della trasformazione di agrumeti in piantagioni esotiche è iniziato da qualche anno ma ancora sfugge alla catalogazione e alle statistiche. Coltivare frutti tropicali alle nostre latitudini non è banale, dicono gli esperti, servono condizioni ben precise e coincidenti per portare avanti iniziative di successo. Di fatto sembrano essere prevalentemente tre le aree vocate, tutte in prossimità del mare: la zona costiera dell’Etna, tra Acireale e Calatabiano, una parte della fascia tirrenica messinese e un’altra area costiera poco distante da Palermo. Nell’isola esistono altre piccole aree di coltivazione, ma estremamente limitate.

Le aree di coltivazione

Si tratta di coltivazioni piuttosto redditizie, se confrontate con arance o limoni, ma è difficile impiantare e condurre con successo un campo per la produzione di frutti tropicali, e lo dimostrano anche i numeri, piccoli, del settore. Non ci sono dati ufficiali, né associazioni o consorzi che rappresentino la categoria, quindi si parla di stime, in prevalenza fatte dalle organizzazioni degli imprenditori agricoli come Cia, Coldiretti, Confagricoltura. In Sicilia si trova un punto di convergenza nella stima degli ettari coltivati ad avocado, che dovrebbero essere circa cento, o poco più. Altri venti ettari si stima siano coltivati a mango. Altre superfici ancora più piccole ospitano piantagioni di annona (localmente chiamata erroneamente pera annona), frutto della passione, litchi, banana, e altri frutti minori come lo zapote nero (simile al cachi) e la sapodilla.

Oltre cento ettari impegnati

Il mercato è in forte ascesa in tutta Europa, e la domanda di frutti tropicali negli ultimi anni è cresciuta in doppia cifra anche in Italia. Secondo uno studio Coldiretti-Ixè del 2019, il 61 per cento degli italiani acquisterebbe prodotto nazionale invece che esotico, se fosse a disposizione. Sette consumatori italiani su dieci sarebbero anche disposti a pagare qualcosa in più pur di portare in tavola avocado e manghi di produzione locale, sia per motivi di freschezza che per nota maggiore sicurezza garantita dalla frutta italiana in termini di residui chimici. In Italia si stimano circa 500 ettari destinati alla produzione di frutta esotica, con regioni come Calabria e Puglia che stanno crescendo ad un ritmo sostenuto.

Locale è bello

Tuttavia, è necessario uno studio approfondito curato da agronomi veramente esperti per riuscire a impiantare un campo “tropicale”. Le condizioni infatti devono essere ideali e le variabili sono tante: temperature minime, esposizione, tipologia del terreno, disponibilità di acqua, portainnesto da usare, e ancora altri parametri. A volte bastano poche centinaia di metri di distanza per vedere un frutteto rigoglioso vicino a uno in sofferenza.

Tra mercatini ed export

Trovare frutta tropicale locale non è neanche facile. La grande distribuzione, per esempio, preferisce rifornire i supermercati di prodotto estero reperibile con certezza in grandi quantità a fronte dei nostri piccoli volumi che non garantirebbero la fornitura stabile. Più probabile trovare il prodotto locale nei mercatini ormai molto diffusi in città grandi e piccole, anche se una gran parte dei prodotti siciliani, soprattutto quelli coltivati in regime biologico, prendono la via dell’esportazione, principalmente verso Francia e Svizzera.

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Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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