ULTIM’ORA Garlasco, lo ha fatto davvero: Marco Poggi prende una decisione pesante | Arriva la confessione
Marco Poggi, fratello di Chiara, ha diffidato i periti del caso Garlasco. Accusati di diffamazione per aver rivelato dettagli privati sul suo PC. Un colpo di scena.
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Poggi ha infatti notificato una diffida formale ai periti informatici Roberto Porta e Daniele Occhetti. La decisione, supportata dall’avvocato Francesco Compagna, arriva in seguito a dichiarazioni che, secondo l’accusa, costituirebbero diffamazione.
I periti sono stati al centro del processo di primo grado che vide l’assoluzione di Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara, poi condannato in via definitiva per il delitto. La diffida contesta specificamente le affermazioni rese dai due esperti in diverse trasmissioni televisive. Avrebbero sostenuto che i contenuti pornografici rinvenuti sul computer personale di Marco Poggi fossero “più rilevanti” rispetto al materiale analizzato sul PC di Alberto Stasi. Questa presunta divulgazione, secondo il legale della famiglia Poggi, costituisce una grave violazione della riservatezza di dati giudiziari. Marco Poggi, in quanto persona estranea al procedimento penale, ha il diritto alla protezione della propria privacy, soprattutto per quanto riguarda informazioni così delicate e personali. Questa azione legale sottolinea l’importanza della gestione etica e professionale delle prove digitali, specialmente quando coinvolgono soggetti non direttamente imputati nel procedimento principale. La vicenda riapre interrogativi sulla correttezza delle procedure e sul rispetto dei diritti individuali.
Il ruolo dei periti nel processo Stasi e le controversie
Roberto Porta e Daniele Occhetti non sono figure nuove nella complessa vicenda di Garlasco. Il loro contributo, risalente al 2009, fu determinante per l’iniziale assoluzione di Alberto Stasi in primo grado. I due esperti furono incaricati di analizzare i computer di Chiara e Marco Poggi, oltre a quello di Alberto Stasi. Le loro indagini si concentrarono, in particolare, sull’attività digitale di Stasi la mattina del delitto. Sostennero che l’ex fidanzato avesse lavorato alla sua tesi dopo aver visionato materiale pornografico, fornendo un alibi che rese gli orari inizialmente incompatibili con l’omicidio, secondo le prime valutazioni medico-legali. Questo portò a una prima sentenza di assoluzione, basata anche sull’interpretazione di questi dati informatici.
Tuttavia, il quadro probatorio subì una drastica revisione in appello. Una nuova valutazione dell’ora della morte di Chiara Poggi ribaltò completamente le conclusioni precedenti, portando alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Questo cambiamento evidenziò come l’interpretazione dei dati digitali potesse essere soggetta a diverse letture e aggiornamenti, influenzando crucialmente l’esito di un processo. La divergenza tra primo grado e successivi livelli di giudizio ha sempre alimentato il dibattito, mettendo in luce le sfide legate all’uso delle prove scientifiche in ambito forense. La diffida di Marco Poggi si inserisce proprio in questo contesto di analisi critica.

La chiavetta USB e la pista alternativa della Bozzola: Un enigma irrisolto
Oltre ai computer, l’attenzione dei periti Porta e Occhetti si era concentrata anche su altri dispositivi, tra cui una chiavetta USB utilizzata da Chiara Poggi tra l’8 e il 12 giugno 2007. Su questo supporto digitale, gli esperti rinvennero un file denominato “abusati550”, il cui contenuto riguardava violenze sessuali da parte di preti. Questo elemento, sebbene non direttamente collegato all’omicidio, ha periodicamente riacquistato rilevanza nelle discussioni attorno al caso Garlasco, specialmente in relazione all’emergere di una possibile pista alternativa.
Tale pista è legata al Santuario della Bozzola, un luogo di culto vicino a Garlasco. L’ipotesi suggeriva che il file “abusati550” potesse in qualche modo connettere Chiara a contesti o persone coinvolte in fatti simili nella zona. Tuttavia, nonostante le speculazioni, è fondamentale sottolineare che nessun file o prova rinvenuta ha finora menzionato esplicitamente il Santuario della Bozzola. Le indagini non hanno trovato elementi concreti che potessero collegare direttamente il contenuto di quella chiavetta all’omicidio di Chiara, né accreditare la pista del santuario come valida alternativa.
La presenza di un tale file, pur nella sua attuale sconnessione dall’indagine principale, aggiunge un ulteriore strato di complessità e mistero a un caso già intricato. Il delitto di Garlasco continua, a distanza di anni, a presentare sfaccettature inesplorate e elementi che, pur non avendo portato a sviluppi decisivi, mantengono viva l’attenzione su ogni dettaglio.
