fbpx

Geotrans ai lavoratori, prima volta per un’azienda confiscata nel catanese

La decisione dell'Agenzia nazionale segna la storia della legalità ai piedi dell'Etna. "I lavoratori possono scrivere il proprio futuro", commenta Pina Palella, responsabile legalità della Cgil Catania

“I lavoratori possono tornare a scrivere il proprio futuro”. Pina Palella, responsabile del dipartimento legalità della Cgil Catania, commenta così l’assegnazione dei beni della Geotrans, società appartenuta alla famiglia di Cosa nostra catanese Ercolano, alla cooperativa costituita dagli ex lavoratori dell’azienda. La decisione dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati apre una nuova pagina nella storia della legalità catanese. “Esperienze simili si erano già verificate altrove, mentre si tratta della prima volta per il nostro territorio”, ricorda Palella. Un paradosso, visto che nel catanese, secondo i dati della Commissione regionale antimafia aggiornati al 2020, sono ben 120 le aziende sequestrate, su un totale di 780 per tutta la Sicilia.

Leggi anche – Beni confiscati, Fava scrive all’Agenzia: “Incerto il futuro di Geotrans”

Verifiche minuziose

A livello nazionale, secondo Libera, si parla di oltre 4.300 aziende, di cui il 34 per cento già destinata alla vendita o alla liquidazione, all’affitto o alla gestione da parte di cooperative formate dai lavoratori delle stesse. La strada seguita dai lavoratori della Geotrans, che hanno ottenuto l’affidamento dell’azienda in comodato d’uso, come previsto dalla legge. Un risultato non semplice da raggiungere, sottolinea Palella, che ha seguito il dossier per conto del sindacato catanese. “L’Agenzia ha verificato minuziosamente ogni cosa, com’è giusto che sia”. Controlli andati a buon fine, visto che i lavoratori “hanno dimostrato capacità e resilienza”, affrontando la sfida “alla luce del sole” e perseguendo “obbiettivi di legalità”. Per Palella l’affidamento “è un primo passo importante”, ma la sfida per il futuro della Geotrans “inizia adesso”.

Leggi anche – Beni confiscati, Fava: “Rischio di perdere la sfida lanciata alla mafia”

Palella insieme ai membri della cooperativa durante una visita della Commissione regionale Antimafia alla Geotrans l’11 giugno 2020

Una rete di solidarietà

I lavoratori, che sono circa venti, dovranno “far camminare l’azienda con le sue gambe”, diventando in un certo senso “imprenditori di se stessi”. Fondamentale, per ottenere questo risultato, sarà quella che Palella definisce “rete di solidarietà sul territorio”. Rapporti che la cooperativa ha coltivato negli anni, con il sindacato, le associazioni datoriali, ma anche realtà civiche come Libera, Addiopizzo e Banca etica. “E poi la Prefettura, con la quale è stato avviato l’iter per l’assegnazione del bene ai tempi del prefetto Sammartino”, ricorda Palella. L’azienda deve iniziare “un percorso nuovo”, mantenendo viva “l’attenzione dell’opinione pubblica”. Proprio questo aspetto sarà fondamentale, secondo la sindacalista. “Non dobbiamo lasciare soli i lavoratori, per evitare che corrano dei rischi”. Sull’azienda potrebbero “concentrasi appetiti”, capaci di manifestarsi “sotto varia forma”.

Leggi anche – Beni confiscati: “Con la vendita rischiano di tornare alle mafie”

L’impegno dei lavoratori

Per evitare questo rischio bisogna “rimboccarsi le maniche e dare supporto a queste persone”. Per fare in modo che la Geotrans “sia soltanto la prima azienda sequestrata affidata ai lavoratori nel catanese”, e che quest’esperienza “possa aprire la strada ad altre realtà, laddove le condizioni lo consentano”. Per dimostrare che il territorio siciliano, anche da questo punto di vista, “non ha niente da invidiare agli altri”. Quella dei beni confiscati, sottolinea Palella, non è solo una sfida di legalità. “È importante che la gente colga il fatto che queste assegnazioni sono volani di lavoro pulito”. La Cgil Catania e la Filt Cigil, che segue il settore logistica, hanno dato il proprio contributo per ottenere questo risultato. “Ad essere straordinari sono i lavoratori, e in particolare le donne, che sono le anime di questa azienda”.

Leggi anche – Racket e Covid. Grassi (Asaec): “Gli effetti si vedranno tra anni”

Strada ancora in salita

L’iter per l’assegnazione del bene ha richiesto “grande professionalità e coraggio”, tanto dalle maestranze quanto dall’amministrazione. “Bisogna ringraziare l’amministratore Luciano Modica, che ha saputo immedesimarsi con i lavoratori”. La dimostrazione che per ottenere risultati “non servono soltanto burocrati, ma amministratori di largo respiro”, che si pongano l’obbiettivo “di restituire il bene confiscato al tessuto sociale”. Per fare in modo che le risorse economiche strappate ai poteri criminali “tornino a muovere il benessere della collettività e non dei singoli”. La strada da percorrere, conclude la sindacalista, “è ancora lunga e in salita”. Risultati come quello ottenuto dai lavoratori della Geotrans, però, “fanno ben sperare che le cose possano cambiare, anche dal punto di vista pratico e non solo a parole”.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

18,008FansMi piace
313FollowerSegui
190FollowerSegui
- Pubblicità -
- Pubblicità -

Ultimi Articoli