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Giovani, per chi li assume 4 anni di sgravi. “Ma le aziende ora licenziano”

Approvato a fine 2020, l'esonero contributivo è attivo realmente da pochi giorni per le assunzioni a tempo indeterminato di under 36 in tutto il 2021. Ne abbiamo parlato con Gaspare Patinella, presidente regionale dell'Associazione nazionale consulenti del lavoro (Ancl)

L’esonero per l’assunzione di giovani a tempo indeterminato e per le trasformazioni da contratti a tempo determinato è finalmente realtà: Inps, l’Istituto nazionale di previdenza, ha inserito sul proprio sito le indicazioni operative per richiedere il contributo lo scorso 7 ottobre. Alle aziende che nel corso del 2021 hanno assunto, o assumeranno entro il 31 dicembre giovani under 36 a tempo indeterminato nelle regioni individuate dall’articolo 1 della legge di bilancio 2021, ovvero Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, spettano fino a 24 mila euro di sgravi contributivi da dividere in quattro annualità, contro i 18 mila del resto d’Italia. In pratica, per le aziende siciliane, seimila euro l’anno “sufficienti a coprire il 100 per cento dei costi per stipendi fino a circa duemila euro annui”, commenta Gaspare Patinella, presidente regionale dell’Associazione nazionale consulenti del lavoro (Ancl). Per accedervi dal punto di vista aziendale servono “i normali requisiti, ovvero avere il documento unico di regolarità contributiva, il cosiddetto Durc, in regola, così come il rispetto delle norme in maniera contrattuale di lavoro e sulla sicurezza”. E naturalmente “non aver licenziato nessuno negli ultimi sei mesi. Una condizione che sarà complicata per le aziende con la fine del blocco dei licenziamenti”, prosegue Patinella.

Solo per chi non ha mai avuto un indeterminato

Secondo il consulente si tratta “sicuramente una grande opportunità, pur con dei requisiti che noi consulenti avremmo preferito meno stringenti per i lavoratori”. Basta infatti aver lavorato a tempo indeterminato “una sola volta nella vita” per non poter usufruire degli sgravi, spiega Patinella. Un esempio, e una condizione, “non così insolita, almeno oltre dieci anni fa: basti pensare a chi ha svolto anche per un breve periodo una mansione in un impiego estivo ed è poi stato licenziato. Oggi le aziende ricorrono in modo prevalente al tempo determinato, ma per chi ha più di trent’anni si potrebbe presentare, e mi è capitato personalmente, il caso”. La legge è quindi “principalmente rivolta a chi è al primissimo approccio con il mondo del lavoro”. Starà quindi “al mondo imprenditoriale” valutare se assumere un candidato già con esperienze pregresse ma sul quale non poter applicare gli sgravi, o se “usufruire di questi assumendo delle persone da formare”. Motivi per i quali “noi, come consulenti, avevamo chiesto di inserire un limite temporale, magari specificando che il vecchio contratto doveva risalire a oltre dieci anni o che doveva aver lavorato non più di sei mesi”. Pur con queste limitazioni il giudizio è sicuramente positivo, “resta una grande opportunità per le aziende”.

Termine spostato al 2021 dall’Europa

L’esonero contributivo, inserito nel calderone della finanziaria per impulso dell’ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo a fine 2020 contiene inoltre una “ovvia incompatibilità” con altre misure, come Decontribuzione Sud. Si tratta di un altro incentivo introdotto dalla finanziaria 2021, ma rivolto a tutte le aziende, con una riduzione contributiva del 30 per cento. “E, per ovvi motivi, non si può aggiungere al cento per cento dell’esonero giovani il 30 della decontribuzione”, commenta Patinella. L’esonero inoltre sarà valido solo fino al 31 dicembre 2021 “e non per tutto il 2022 come prevede la norma”. Una discrepanza dovuta ai regolamenti europei. La legge, prevedendo aiuti di Stato, è infatti dovuta passare dall’esame della Commissione europea, passaggio avvenuto solo ad inizio di agosto. La Commissione ha risposto a settembre, allineando il termine degli sgravi a quello del cosiddetto “temporary framework“, ovvero l’estensione del contributo dei governi nazionali oltre i cosiddetti “de minimis”, e fino a 1,8 milioni di euro.

Leggi anche – Inps, c’è la decontribuzione Sud. Meno 30 per cento sul lavoro fino al 2025

Chi licenzia non può usufruirne

Un tetto che “virtualmente non pone limiti di assunzioni per le aziende, oltre a quello ovvio di non aver licenziato negli ultimi sei mesi”, spiega Patinella. Ma proprio questo punto resta il più controverso. Pur con l’esonero, assumere a tempo indeterminato in questo periodo storico in Sicilia resta comunque una scommessa che pochi sembrano disposti a fare. “Ci sono molte aziende che, pur essendo informate della possibilità dell’esonero contributivo, hanno alla fine optato per contratti a tempo determinato, e non è detto che potranno trasformarlo”. Con la fine del blocco dei licenziamenti, estesa al 31 ottobre, “la tendenza è quella di licenziare. E facendolo si esce automaticamente dalla possibilità di poter usufruire dell’esonero”, conclude Gaspare Patinella.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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