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Green pass, parchi acquatici: prenotazioni in picchiata. Etnaland: dalla ripresa al rischio chiusura

Difficoltà organizzative, rischi per la privacy e disoccupazione. Sono alcuni dei problemi creati dall'obbligo di certificazione sanitaria per entrare nei parchi divertimento a partire da agosto

“Con l’annuncio del green pass obbligatorio le prenotazioni si sono ridotte di due terzi. Se continua così, ci saranno conseguenze serie per la stagione e i lavoratori”. Francesco Russello, direttore di Etnaland, noto parco divertimenti in provincia di Catania, racconta a FocuSicilia le sue preoccupazioni sulla certificazione sanitaria. Tra le attività per cui sarà obbligatoria, dal prossimo sei agosto, il governo ha inserito anche i parchi tematici. Con circa 400 dipendenti e dieci milioni di fatturato nel 2019, Etnaland è attualmente la più grande realtà del Paese in mano a una famiglia italiana. “I grandi parchi, a partire da Mirabilandia e Gardaland, sono stati ceduti da tempo a fondi d’investimento stranieri”, spiega Russello. La sua famiglia “ha resistito e continuerà a farlo”, ma tra mancanza di sostegni e incertezza sulle regole “sta diventando sempre più difficile”.

Comparto da 450 milioni di euro

Sul green pass l’imprenditore precisa di non essere contrario a prescindere. La vaccinazione “è importantissima” e rappresenta l’unico strumento “per far riprendere il Paese e le aziende”. “È il poco preavviso a rappresentare un danno”. Di che dimensioni, lo spiega l’associazione dei Parchi permanenti italiani, di cui Etnaland fa parte. Dopo la chiusura forzata dello scorso anno, “le aziende hanno riaperto dal 15 giugno e stavano registrando un buon andamento, migliore rispetto allo stesso periodo del 2020”. Con le nuove regole, però, il trend “rischia una brusca interruzione, senza possibilità di recupero”. Il comparto, scrive l’associazione, è composto da circa 230 parchi che impiegano 25 mila persone e nel 2019 ha generato un giro d’affari di 450 milioni di euro. La cifra sale a due miliardi considerando l’indotto, alberghi, ristorazione, trasporti.

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Poco preavviso e niente regole

Con lo stop forzato dell’anno scorso, i parchi hanno riportato perdite medie del 75 per cento. Benché chiusi, inoltre, hanno continuato ad affrontare spese vive di manutenzione, cura del verde, custodia. Un quinto di essi ha deciso di non riaprire quest’anno. Per chi è ripartito, come Russello, la stagione ha mostrato finora segni di ripresa. “Nonostante gli ingressi contingentati, il parco tematico aveva raggiunto i numeri del 2019, quello acquatico circa il 65 per cento”. Per il direttore di Etnaland “la gente sente il bisogno di normalità” e i parchi rappresentano “una delle mete preferire di ragazzi e famiglie”. Tutto bene, dunque, fino alla decisione sul green pass. “Sono crollate le prenotazioni, proprio alla vigilia del mese di agosto, il più importante per il nostro settore”, osserva Russello.

Problemi di privacy

Quella dei ragazzi, ricorda l’associazione dei Parchi permanenti italiani, è tra le fasce della popolazione meno vaccinate in assoluto. Per questo in Francia e in altri Paesi europei la certificazione sanitaria è stata resa obbligatoria solo a partire dai 18 anni. La verifica da parte del personale, inoltre, creerebbe problemi di privacy. Ne è convinto Russello. “I nostri dipendenti non sono pubblici ufficiali”. Ad oggi, spiega, i parchi non hanno avuto chiarimenti sui protocolli da seguire. “Lo stato ci impone di fare i controlli, ma dovrebbe anche spiegarci in che modo farli”. Un incontro tra il ministro del Turismo Garavaglia e i rappresentanti della categoria è stato fissato per il sei agosto. Ovvero il giorno stesso di entrata in vigore delle nuove regole.

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Le contraddizioni del governo

A proposito di regole, a suscitare dubbi è anche il criterio seguito per stabilire le attività a cui accedere con il green pass. “Leggendo il decreto abbiamo scoperto che i lidi all’aperto, che pure hanno gli scivoli, non sono compresi”, osserva il direttore di Etnaland. Una contraddizione secondo i gestori e i proprietari dei parchi acquatici visto che le loro strutture “sono anch’esse all’aperto” e i visitatori sono distribuiti “su una superficie di vari ettari”. Non solo. “L’anno scorso, quando è stato possibile riaprire, nelle nostre attività non è stato rilevato nemmeno un caso”. Per Russello si tratta di una “situazione paradossale”, che mette a rischio la stagione. E che non dipende dal diffondersi della variante Delta, responsabile di un incremento dei contagi degli ultimi giorni. “A livello europeo del green pass si discute da ben prima. Il governo avrebbe dovuto avvisarci per tempo, in modo da farci valutare se riaprire e in che modo”.

Le conseguenze sulla stagione

I problemi non riguardano soltanto il pubblico, ma anche i dipendenti. “Basta che un dieci per cento decida di non fare il vaccino per metterci in difficoltà”, dice l’imprenditore. A stagione inoltrata sarebbe impossibile sostituirli. “Come facciamo a trovare 40 persone ad agosto?”. A fronte di tutte queste difficoltà, dallo Stato sono arrivati pochissimi sostegni. A spiegarlo, ancora una volta, l’associazione dei Parchi permanenti italiani. Nel decreto “Sostegni bis” l’esecutivo aveva previsto un fondo di 20 milioni per il settore, “che sono stati inspiegabilmente assegnati alle Regioni, comprese quelle che non hanno parchi”. La conseguenza, conferma Russello, è che i pochi soldi stanziati non sono arrivati. Per quanto riguarda i dipendenti, “nel 2020 l’allora ministro del Turismo Dario Franceschini si era dimenticato”. Se qualcosa è arrivato si deve “all’intervento in extremis dell’ex ministro del Lavoro Nunzia Catalfo”.

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I rischi per i dipendenti

Un insieme di fattori che per Russello porta a una sola conseguenza. “Se le prenotazioni dovessero scendere drasticamente, come stiamo vedendo in questi giorni, saremmo costretti a prenderne atto e a chiudere la saracinesca”. Una scelta che avrebbe delle conseguenze per i 400 lavoratori del parco e le loro famiglie. “Nella migliore delle ipotesi, saremo costretti a ricorrere agli ammortizzatori sociali”. La speranza di Russello è che non si arrivi a tanto e che i numeri permettano, pur con qualche sofferenza, di arrivare a fine stagione. Il rischio è quello di dare il colpo di grazia un settore che ha già pagato tanto. “Così si favorisce soltanto lo shopping a basso costo dei fondi d’investimento stranieri, che fanno incetta di aziende italiane. Abbiamo proprio deciso di liberarci di tutti gli imprenditori italiani per favorire le compagnie estere?”.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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