fbpx

I no vax non sono figli dei social. Alcuni studi sul perché nasce l’antivaccinismo

L’informazione scientifica non è riuscita e non riesce tutt’ora a scardinare le convinzioni che i movimenti No-VAX portano avanti, così come l’istruzione pubblica, dal canto suo, è carente rispetto ad argomenti come questo

Il rafforzamento dei movimenti No-VAX non è iniziato con i social network ma ben oltre un secolo prima, l’antivaccinismo ha coinciso, nel mondo, con l’aumento senza precedenti dell’incidenza di alcune malattie. L’informazione scientifica non è riuscita e non riesce tutt’ora a scardinare le convinzioni che i movimenti No-VAX portano avanti, così come l’istruzione pubblica, dal canto suo, è carente rispetto ad argomenti come questo, sulla riduzione dei rischi per la salute pubblica. Sono ancora oltre 221mila i componenti del personale scolastico in Italia che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino anti-Covid. Una cifra pari al 15,15 per cento del totale, secondo il report settimanale del Commissariato all’emergenza. In Sicilia quasi uno su due non ha ricevuto nemmeno una dose (60.540, il 43,24 per cento).

Variabili psicologiche in atto quando si dice non al vaccino

Come alcuni studi, che qui mi limito a riportare, hanno sottolineato, esistono alcune variabili psicologiche che entrano in gioco nel momento in cui le persone dicono no ai vaccini e all’obbligo di vaccinazione.
Il primo è quello condotto nel 2018 dall’ Università di Queensland su 5.323 cittadini adulti di 24 Stati (Italia esclusa) al fine di comprendere l’atteggiamento di questi ultimi nei confronti dalla vaccinazione. Le variabili prese in considerazione sono: la credenza nelle teorie cospirative o complottiste (tendenza ad attribuire la causa di un evento -, in genere politici o sociali a un complotto), la reattanza (tendenza emozionale al recupero della libertà personale di cui il soggetto sia stato parzialmente o totalmente privato); e l’auto percezione che la società possa in qualche modo avere il controllo sulla libertà altrui. Ciò che emerge, sintetizzando, è la correlazione tra posizione No-VAX e pensieri cospirazionistici (ricordiamo che per vaccini s’intendono qualsiasi farmaco che stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi, deputati a combattere i microrganismi che sono causa di malattie).

Il ruolo dei pensieri complottisti

La fobia antivaccinista del “contagio inverso” da vaccino è tanto più alta quanto più alti sono i pensieri complottisti; la credenza sullo “spargimento virale” è, inoltre, accompagnata da una alta resistenza psicologica a non eseguire ordini e obblighi che provengano da persone molto vicine, ma anche da parte dello Stato, che in qualche modo possono esercitare un controllo ledendo la libertà di ciascuno. Le persone con alta reattanza, compiono azioni perfino contro il proprio interesse poiché l’unica cosa che conta è appunto resistere a ogni costo. Secondo uno studio della Duke University, questo meccanismo non è controllabile e si attuata a livello subcosciente.

Cos’è l’effetto Dunning Kruger

Un secondo studio ha evidenziato una altra variabile di natura psicologica utile a comprendere la “tuttologia” dei No-VAX, conosciuta come Effetto Dunning Kruger. Il risultato è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo, nel nostro caso i vaccini e la vaccinazione, tendono a sopravvalutare le proprie abilità, auto valutandosi e sopravalutandosi, a torto degli esperti, medici e virologi. La distorsione viene attribuita a un deficit di consapevolezza di controllo dei propri processi di conoscenza: Non so di non sapere. Laddove invece, sono proprio le cose che non sappiamo di non sapere ad essere le più pericolose. Si tratta del concetto cardine del pensiero stesso di Socrate, contro i sofisti, che “presumevano” di sapere. Un po’ come, appunto, i tuttologi di oggi, persone che hanno sempre qualcosa da dire su tutto e che sui social trovano terreno fertile. Ho voluto scomodare Socrate perché per lui il “non sapere” era, semplicemente, un punto di partenza, e non un fine, per ammettere la propria limitatezza conoscitiva.

Si conoscono davvero i vaccini?

Lo studio tra credenze No-VAX ed effetto Dunning-Kruger è stato condotto dall’Università della Pennsylvania nel 2018 su 1310 cittadini adulti statunitensi con l’obiettivo di valutare quanto le persone si sentissero abili conoscitori dell’argomento vaccini, lo scetticismo e la corrispondenza rispetto all’informazione scientifica.
Ciò che emerge è la correlazione tra ideologia No-VAX, effetto Dunning-Kruger e le teorie complottiste. I risultati dello studio indicano che l’eccessiva sicurezza conoscitiva (effetto Dunning-Kruger) è massima tra coloro che mostrano i più bassi livelli di conoscenza sui vaccini e tra quelli con alti livelli di disinformazione scientifica. Un altro dato interessante è che a livelli bassi di conoscenza oggettiva sui vaccini e alla loro sicurezza o meglio insicurezza correlano idee complottistiche “messe in bocca” a personaggi famosi, e condivise sui social network. Tutto questo probabilmente può farci comprendere da un altro punto di vista, il perché dell’esitanza vaccinale, quanto ancora c’è da fare e da modificare rispetto alla ragione per la quale le persone dicono no ai vaccini e all’obbligo di vaccinazione, se la volontà è quella di veicolare messaggi positivi, forti e chiari: la vaccinazione salva le vite”.

— Hornsey, M.J., Harris, E.A. Fielding, K.S. (2018). Relationships among conspiratorial beliefs, conservatism and climate scepticism across nations. Nature Climate Change, 8 (7), 614-620.
— Motta, M., Callaghan,T., Sylvester, S. (2018). Knowing less but presuming more: Dunning-Kruger effects and the endorsement of anti-vaccine policy attitudes. Soc Sci Med, 211:274-281.

Tiziana Ramaci
Professore Associato di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l'Università degli Studi di Enna "Kore". I suoi interessi di ricerca si concentrano prevalentemente sulla Psicologia della salute occupazionale e promozione della sicurezza negli ambienti di lavoro. Lavora costantemente sui temi dell’orientamento professionale e delle carriere internazionali. È membro dell’International Commission on Occupatinal Health - ICOH; Commission Internationale de la Slaute au Travail – CIST;

Dello stesso autore

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

18,249FansMi piace
313FollowerSegui
250FollowerSegui
- Pubblicità -spot_img

Della stessa rubrica