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Il cambiamento climatico preoccupa più a Nord che a Sud. L’indagine Istat

Anche sui temi ambientali l'Italia è "polarizzata": secondo l'ultima indagine dell'Istituto di statistica se nel Settentrione ci si preoccupa più delle anomalie climatiche, al Sud le apprensioni sono causate dallo smaltimento dei rifiuti e dall'inquinamento del suolo

Quasi il 55 per cento dei cittadini sopra i 14 anni del Nord Italia nel 2021 manifestava particolare preoccupazione per i cambiamenti climatici. Una quota che a Sud scende al 46,5 per cento. Questa è una delle tante differenze nella percezione dei rischi ambientali riportata nell’ultima indagine Istat su “Preoccupazioni ambientali e comportamenti ecocompatibili“. L’Istituto di statistica definisce non a caso la situazione del Paese come “polarizzata” su alcune tematiche, estremamente variabili.

Smaltimento rifiuti, preoccupa più al Sud

Se, come detto, le anomalie stagionali degli ultimi anni sono in cima alle preoccupazioni dei cittadini settentrionali, al Centro e al Sud d’Italia sono le tematiche relative alla gestione dei rifiuti e all’inquinamento del suolo a destare più apprensione. Il dato, certamente legato alle dinamiche territoriali e alle varie emergenze nel settore susseguitesi negli ultimi anni, vede la situazione dello smaltimento dei rifiuti come “preoccupante” per il 47,7 per centro dei cittadini del Centro, con un dato appena inferiore, il 46,6 per cento, per quelli del Sud, con una quota che scende al 40 per cento per chi risiede nel Nord-est. Una differenza simile, pur con percentuali più basse in senso assoluto, anche per quanto riguarda l’inquinamento del suolo, che mette in apprensione il 25,5 per cento dei cittadini del Sud e poco più del 20 per cento del Nord.

Incidenza del contesto e dell’età

Le sensibilità alle tematiche sono, sottolinea Istat, diverse anche per quanto concerne il contesto in cui si vive. Nel centri delle aree metropolitane (ovvero per Istat Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Catania e Cagliari), è più forte la preoccupazione sull’inquinamento dell’aria, l’inquinamento acustico e la produzione e lo smaltimento dei rifiuti. Viceversa nei piccolissimi comuni aumenta la sensibilità rispetto all’inquinamento del suolo e al dissesto idrogeologico. Anche l’età rappresenta un’importante determinante della variabilità delle preoccupazioni ambientali: i giovani fino a 34 anni sono più sensibili di altre fasce di età per ciò che riguarda la perdita della biodiversità (32,1 per cento tra i 14 e i 34 anni contro 20,9 per cento degli over55), la distruzione delle foreste (26,2 per cento contro 20,1 per cento) e l’esaurimento delle risorse naturali (24,7 per cento contro 15,9 per cento). Gli ultracinquantenni si dichiarano invece più preoccupati dei giovani per il dissesto idrogeologico (26,3 per cento contro il 17,0 degli under 35) e l’inquinamento del suolo (23,7 per cento contro 20,8).

Chi è più istruito fa più attenzione all’ambiente

E mentre il genere non influisce sulle sensibilità alle tematiche, queste sono mediamente più urgenti, con conseguenti comportamenti “ecocompatibili”, a seconda del titolo di studio: più cresce il livello di istruzione, più aumentano le quote di coloro che abitualmente adottano comportamenti virtuosi. Tra i titoli più elevati e i più bassi vi sono oltre 20 punti percentuali di differenza nell’abitudine a leggere le etichette dei prodotti, quasi 15 nell’acquistare prodotti biologici e circa 10 nel rivolgere abitualmente le proprie preferenze verso i prodotti a chilometro zero. Una maggiore propensione delle persone con titolo di studio più elevato si rileva anche nell’attenzione a non sprecare acqua ed energia, ma la differenza è di minore entità. Una differenza che si nota anche a livello di macroaree, sottolinea Istat. Nelle regioni del Nord si rileva infatti una percentuale più elevata rispetto alla media nazionale di persone che hanno abitudini virtuose legate alla mobilità: il 52,4 èer cento fa attenzione a non adottare comportamenti di guida rumorosi, con il 45nelle regioni del Mezzogiorno. Al Nord il 19,9 per cento sceglie mezzi di trasporto alternativi all’auto privata o ad altri mezzi di trasporto a motore privati, una percentuale che scende al 13,9 nel Sud e nelle Isole. Nelle regioni del Centro si nota una maggiore attenzione nel leggere le etichette dei prodotti (39,3 per cento contro il 35,4 del Mezzogiorno) e nell’acquistare prodotti biologici (15,7 per cento rispetto al 14,4 per cento del Nord). I residenti nel Mezzogiorno si distinguono invece per l’elevata frequenza di acquisto di alimenti e prodotti locali (29,6 per cento contro 21,1 per cento del Nord). L’attenzione a non sprecare acqua ed energia non mostra variabilità legata al territorio: tutta Italia è allineata intorno al 65 per cento.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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