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Il Covid rilancia le arene a Palermo e Messina. La “capitale” Catania resiste

I cinema all'aperto rinascono nelle città dov'erano in crisi da anni, e resistono nel catanese, malgrado il distanziamento. Gli incassi aiutano a superare le perdite dei cinema al chiuso, che toccano l'80 per cento. Parlano gli imprenditori del settore delle tre Città metropolitane

La pandemia rilancia le arene estive a Palermo e Messina. Nei due capoluoghi erano state accantonate da anni, ma con la crisi innescata dal Covid-19 sono tornate alla ribalta. Il motivo è semplice: con le sale chiuse per decreto, lo scorso anno, il cinema all’aperto ha consentito di sfruttare la stagione estiva rispettando le misure sanitarie e il distanziamento. “Aprendo l’arena sono riuscito ad ammortizzare le perdite del 2020”, dice a FocuSicilia Andrea Peria, proprietario di sale e organizzatore di eventi a Palermo. “Il calo di fatturato è stato ingente, aprendo un’arena in un terreno di famiglia sono riuscito a recuperare”, conferma Umberto Parlagreco, titolare di un multisala a Messina. Un esperimento riuscito, tanto da essere riproposto quest’anno, in una situazione sanitaria per fortuna diversa. Dove i cinema all’aperto non hanno smesso di funzionare, invece, la pandemia ha comportato principalmente un taglio dei posti. “Se due anni fa avessimo fatto una serata con 200 spettatori, sarebbe stato un fallimento. Oggi, con il distanziamento imposto dal Covid, è quasi un pienone”, spiega Alberto Surrentino, tra i soci di Cinestudio, società titolare della storica arena Argentina di Catania e del cinema King.

L’eccezione catanese

Catania rappresenta un po’ la “capitale” delle arene in Sicilia, spiega Surrentino. “Siamo l’unica città dell’isola in cui non hanno chiuso per mancanza di pubblico, ma a causa delle speculazioni edilizie”. In passato i cinema all’aperto erano molti di più, “ma i proprietari dei terreni, legittimamente, hanno scelto di costruire piuttosto che aspettare gli affitti”. Le tre arene “superstiti”, ovvero la già citata Argentina oltre ad Adua e Corsaro, sono anch’esse in affitto, ma sono tutelate dal Piano regolatore che impedisce di costruire nuovi edifici sui rispettivi terreni. Il business non è mai entrato in crisi prima del Covid. “L’anno scorso l’arena ha perso circa il 60 per cento degli spettatori. Per quanto riguarda il cinema King, siamo a circa l’80 per cento di perdita”. Un dato leggermente più alto di quello nazionale. La Siae stima che lo scorso anno il settore cinematografico abbia perso oltre il 70 per cento della spesa al botteghino rispetto al 2019.

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Coinvolgere le nuove generazioni

Per il 2021 la speranza è di tornare alla normalità il prima possibile. Il debutto dell’arena Argentina è avvenuto il dieci giugno, poco dopo lo slittamento del coprifuoco a mezzanotte. Le altre due arene catanesi, Adua e Corsaro, hanno seguito lo stesso calendario. “Siamo abbastanza ottimisti per il futuro, sono state messe in campo proposte valide e diversificate in tutte e tre le sale”, dice Surrentino. Per l’imprenditore la pandemia potrebbe rappresentare un’opportunità per le città in cui il settore delle arene era tramontato. “Può darsi che una nuova generazione si avvicini al cinema all’aperto”. L’arena rappresenta “un mondo diverso dal cinema al chiuso”, dove il pubblico non si limita a vedere un film “ma si incontra, discute, condivide”. Surrentino non esclude che la pandemia, tra i suoi tanti lati negativi, “possa rappresentare l’input per una riscoperta”.

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Palermo, un’arena sul mare

In effetti, a sentire le voci delle altre città, sembra proprio così. A Palermo, il cinema all’aperto rivive grazie all’iniziativa di Andrea Peria, imprenditore dello spettacolo e presidente provinciale dell’Anec, Associazione nazionale esercenti cinema. “Già l’anno scorso abbiamo installato un’arena alla Cala, l’antico porto turistico di Palermo”, spiega l’imprenditore. Prima del Covid, Peria vi organizzava concerti all’aperto, “per cinquemila o seimila persone”. Con la pandemia è arrivata la riconversione ad arena. “Avevo anche una discreta diffidenza, viste le esperienze pregresse a Palermo. Invece è andata bene”. In città attualmente esiste soltanto un’altra sala all’aperto, quella della famiglia Cordaro, titolare del cinema Aurora. Negli anni precedenti “le arene erano quattro o cinque”, ma avevano problemi di sostenibilità economica, “perché chi le apriva perdeva denaro. Invece noi, l’anno scorso, abbiamo fatto utili”.

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Ammortizzare i danni

La riapertura di quest’anno è “quasi obbligata”, spiega l’imprenditore, ed è prevista per l’otto luglio prossimo. La Cala è area demaniale, e viene concessa dall’Autorità portuale d’intesa con la sovrintendenza dei Beni Culturali. Un luogo particolarmente suggestivo, che Peria ha attrezzato con un investimento di circa 30 mila euro. Compensato dagli incassi, che già nel 2020 sono stati importanti. “L’arena ha 250 posti, che sono andati praticamente esauriti per 40 giorni”, racconta. Le presenze complessive sono state “circa novemila”, e hanno permesso di salvare una stagione “che l’anno scorso, per il cinema al chiuso, ha registrato perdite tra il 70 e l’80 per cento”. “Noi ci siamo salvati perché organizziamo anche eventi. Con i concerti e l’arena, siamo riusciti ad ammortizzare il danno di circa la metà”, conclude Peria.

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Messina, dal multisala all’arena

In qualche modo simile l’esperienza di Umberto Parlagreco, proprietario di un cinema multisala a Messina, che ha deciso di lanciarsi nell’avventura dell’arena. Già nel 2020, con le riaperture estive, la gente aveva mostrato “un po’ di timidezza nei confronti del cinema al chiuso”, preferendo dedicarsi ad altre attività, “bar, ristoranti, locali all’aperto”. Da qui l’idea di allestirne uno all’aperto, in un terreno di proprietà familiare di fronte il multisala. Anche l’investimento affrontato da Parlagreco è stato di circa 30 mila euro. “Per qualche settimana sono stato con il cuore in gola, visto che tra mancati incassi e ritardi dei ristori ero quasi senza liquidità”. Nelle settimane successive, invece, il coraggio è stato premiato. Per questo Parlagreco ha deciso di ripetere l’esperimento anche quest’anno. “Partiremo la settimana prossima, manca solo che ci montino il telo. Ci auguriamo di avere un bel pubblico”.

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“Se non ora quando?”

Anche per Parlagreco, l’arena è stata molto utile per recuperare il danno delle chiusure. “Il calo di fatturato del multisala è stato di circa l’80 per cento”, conferma l’imprenditore. Una grossa mano è arrivata dai ristori, “che sono stati importanti, anche se non sempre puntuali”, e dagli introiti extra del cinema all’aperto. “Era un’idea che avevamo in mente da molti anni, la pandemia ci ha messi di fronte a una scelta. Ci siamo detti: se non ora quando?”, scherza l’imprenditore. La sala conta 100 posti, che Parlagreco conta di raddoppiare una volta che sarà passata l’emergenza sanitaria. “Non andremo oltre i 200, anche perché gli spazi non ce lo consentono. In ogni caso, già così riusciamo a far quadrare i conti”. Anche nella città dello Stretto la pandemia ha rappresentato un’occasione per rilanciare questo business. “Vedremo cosa accadrà. A oggi si tratta di una bella avventura, che rifarei”, conclude l’imprenditore.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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