fbpx

Il mondo delle start up? Una “valley di lacrime”

Non è tutto oro quel che luccica. Così è il mondo delle start up. La realtà è quella che Giancarlo Sciuto chiama una “valley di lacrime” che è anche il titolo del suo primo scritto. Una “guida intima”, come Sciuto stesso la definisce, per capire se il mondo delle start up sia per tutti, per pochi oppure per i più tenaci

Non è tutto oro quel che luccica. O meglio, se si vuole vedere effettivamente la patina dorata, ci vuole molto olio di gomito per lustrare tante volte, tantissime volte, quello che prima o poi può luccicare. Così è il mondo delle start up. Non è tutto oro quel che luccica.
La narrazione dominante lo presenta come un ambiente ovattato, in cui brillanti menti giovanili, con un’idea in testa e pochi soldi in tasca, si mettono insieme per condividere, in modo anche social, talora esageratamente social, un progetto d’impresa. Che spesso di impresa vera e propria ha ben poco all’inizio, trattandosi piuttosto di un modello di business da affinare e rivedere strada facendo.

Si parte da zero sperando in un sacco di soldi

Ed è proprio strada facendo che – tra un aperitivo e una partita al calciobalilla negli spazi di coworking messi a disposizione da privati, investitori o qualche università – si possono incontrare finanziatori, altri soci, benefattori, imprenditori, nerd digitali e chi più ne ha più ne metta. L’obiettivo è allargare la compagine e farla decollare. E magari, alla fine della fiera, fare un sacco di soldi grazie ad un exit di successo, possibilmente milionaria, in cui c’è qualcuno disposto a pagare tanto per portarsi a casa la start up, i suoi clienti, il modello di business e le persone.
Questa è la narrazione dominante sul mondo delle start up.

Una guida per capire

La realtà è invece quella che Giancarlo Sciuto chiama una “valley di lacrime” che è anche il titolo del suo primo scritto, appena pubblicato per i tipi di Flaco Edizioni Group, una casa editrice palermitana. In realtà, più che un manuale per le start up preconfezionato sulla base delle (poche) ricette di successo di neo imprenditori diventati milionari (o miliardari negli Stati Uniti), il libro è una “guida intima”, come Sciuto stesso la definisce, per capire se il mondo delle start up sia per tutti, per pochi oppure per i più tenaci. Se vada bene per chi ha propensione al rischio, capacità di adattamento, propensione alla corsa (contro il tempo).

Founder non imprenditore

È anche una sorta di racconto autobiografico, gradevolissimo alla lettura, che svela pian piano il carattere di Giancarlo, tosto e mai pago di risultati, che fin dal primo anno di frequenza del corso di laurea in Economia Aziendale giocava a fare l’imprenditore, ma avendo dentro la curiosità e l’intraprendenza coraggiosa del vero imprenditore. Pardon, del “founder” perché i giovani fondatori delle start up si chiamano così, si riconoscono tra loro in questo modo, quasi per pudicizia. Il termine “imprenditore” richiama alla mente la portata di “distruzione creatrice” dell’innovazione a là Schumpeter e, pertanto, per rispetto dell’economista austriaco meglio non scomodare il concetto di imprenditorialità.

Superare i nodi critici

In realtà giocando sul serio, perché anche le simulazioni, i compiti per casa e gli esercizi vanno presi sul serio, Giancarlo Sciuto ha testato la sua voglia di fare impresa, di mettersi in proprio, di creare qualcosa di proprio, da condividere insieme ad amici e colleghi fidati. Dunque, all’Università ha iniziato nel 2012 col progetto Sapury, una meal-box di prodotti e ricette della tradizione siciliana da vendere in tutto il mondo, allora un’idea originalissima che però non decollò mai perché mancarono al team coesione, tenacia e capacità di superare i primi veri nodi critici che si presentarono entrando sul mercato.

Non arrendersi

Dopo una parentesi professionale come social media manager in un’importante azienda del territorio che è diventata leader del suo settore a livello nazionale, Sciuto ci ha riprovato alla fine del 2016. E questa volta ha fatto centro, perché un nuovo progetto imprenditoriale, maturato fin dall’inizio insieme al suo socio e amico Vittorio Urzì, oggi è una start up con clienti in più di 50 paesi al mondo, un portafoglio prodotti/servizi sempre rinnovato, un team di una dozzina di persone tutte giovani, una discreta visibilità e una forte reputazione nell’ecosistema italiano dell’innovazione.

Fare impresa a Catania

Si chiama Seo Testeronline ed è una piattaforma web che aiuta marketer, e-commerce e web agency a monitorare e migliorare la visibilità organica del proprio sito web o di quello dei propri clienti. E, cosa più importante, una giovane azienda che ha ottenuto tutto questo, compresi gli investimenti di qualche socio esterno, senza mai lasciare Catania. La Etna Valley, così chiamata. In realtà, un altro esempio di “valley di lacrime” con cui ogni vero imprenditore etneo si trova a fare i conti ogni giorno.

- Pubblicità -
Rosario Faraci
Rosario Faraci
Rosario Faraci è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Catania e tiene gli insegnamenti di Principi di Management, Marketing, Innovation and Business Models. È delegato del Rettore aIl’Incubatore di Ateneo, Start-up e Spin-off, presidente del comitato scientifico di Start Cup Catania e consigliere nazionale dell’associazione PNI Cube. E’ stato Visiting Professor di Strategic Management alla University of Florida. È giornalista pubblicista dal 1987.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

20,110FansMi piace
462FollowerSegui
325FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli