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Il teatro perde il 78% degli incassi. Artisti in piazza “vogliamo lavorare”

Ristori pochi, incertezza tanta. Malgrado le manifestazioni dei lavoratori degli ultimi giorni e nonostante le rassicurazioni del ministro della Cultura, il Governo non ha disposto riaperture nell'immediato

Il sipario resta chiuso, almeno per ora. Il settore dello spettacolo rimane nel limbo in cui si trova da circa un anno. Secondo le stime della Siae il comparto, nel 2020, ha registrato un calo degli ingressi del 73 per cento. In cifre significa che si è passati da un incasso di due miliardi e 800 mila euro del 2019 a poco più di 600 milioni dello scorso anno. Guardando ai teatri, i numeri salgono ancora. La spesa al botteghino ha subito un crollo del 78 per cento. Una situazione considerata ormai insostenibile, che ha portato a diverse proteste ma anche alla nascita nuove organizzazioni sindacali. Malgrado le manifestazioni degli ultimi giorni e nonostante e le rassicurazioni del ministro della Cultura Dario Franceschini, però, il Governo non ha disposto riaperture nell’immediato. “Noi abbiamo bisogno di lavorare. Ci sono stati i ristori, è vero, ma sono bastati appena a coprire le utenze”, dice a FocuSicilia Giuseppe Dipasquale, direttore del Must – Musco Teatro di Catania. Diversa la situazione degli enti pubblici come il Teatro Massimo di Palermo, che possono contare su finanziamenti stabili.

“Non sussidi, ma certezze”

Dipasquale non si fa illusioni per il futuro. “Per tornare alla situazione precedente alla pandemia ci vorrà almeno un anno e mezzo. L’ultima stagione è saltata, la prossima dovrà essere di rodaggio. E tutto dovrebbe filare liscio con le riaperture e le vaccinazioni”. Nei giorni scorsi il Must ha organizzato una manifestazione, per chiedere di riaccendere le luci del palcoscenico, “almeno per una sera”. Se quest’anno di ferma è servito a qualcosa, spiega il direttore, “è stato proprio a far capire che il teatro non è qualcosa di superfluo”. La partecipazione al sit-in è stata ampia, anche oltre le aspettative. “Noi non ci lamentiamo e non chiediamo sussidi. Vogliamo essere messi nelle condizioni di camminare sulle nostre gambe”. Come avveniva prima della pandemia, “in un contesto comunque non semplice”.

Evitare aperture a singhiozzo

Per Dipasquale il Governo nazionale “è stato carente nell’erogazione dei ristori, hanno avuto grossi ritardi”. La pandemia “è stata certamente una situazione inedita, ma molte cose non hanno funzionato”. Per esempio le chiusure indiscriminate di teatri e cinema, “che nella breve riapertura dello scorso anno avevano dimostrato di essere luoghi assolutamente sicuri”. Maggiore attenzione è stata riscontrata nell’azione della Regione siciliana, “che ha messo in campo diverse misure utili”. Adesso la priorità è quella di riaprire, “dando modo ai teatri di programmare”. Bisogna evitare assolutamente “altre riaperture a singhiozzo” che finirebbero “per essere un rimedio peggiore del male”. Importante anche recuperare la mobilità tra le regioni, per un teatro come il Must “che ospita diverse compagnie provenienti da fuori”.

Recitare in streaming

Diversa la situazione del Teatro Massimo di Palermo. Essendo un ente pubblico, può contare sui finanziamenti della Regione siciliana, del Comune e del Ministero. “Abbiamo continuato a operare durante le chiusure, offrendo una serie di spettacoli in rete”, racconta Marco Betta, direttore del Teatro e compositore. Le maestranze del Massimo “hanno continuato a lavorare, facendo sacrifici”, per non perdere il contatto con il pubblico, “che ha seguito con grande generosità”. Migliaia di persone hanno continuato a seguire in streaming, “anche con la possibilità di donare”. Mai come in questo momento, sottolinea il direttore, “il teatro, la musica e l’arte hanno dimostrato di essere fondamentali”. L’eredità culturale italiana è immensa, e il Massimo “ha fatto e continuerà a fare il possibile per conservarla”.

Strada in salita

Per quanto riguarda le riaperture, Betta ricorda come se ne parli già da tempo. “Adesso è il momento di compiere una scelta”. Con la consapevolezza che tornare alla normalità non sarà semplice. In attesa che la situazione sanitaria migliori, bisognerà continuare a seguire le misure di sicurezza. “La salute dei dipendenti è stata la nostra priorità negli ultimi dodici mesi”. Ciò comporta inevitabilmente una riduzione drastica dello sbigliettamento. “Durante le brevi riaperture dello scorso anno, abbiamo dovuto portare i posti da 1.300 a 200”. Anche gli spettacoli estivi al Teatro di Verdura, struttura comunale all’aperto utilizzata anche dal Massimo, sono stati effettuati con posti contingentati. “Anche per questo, riprenderci non sarà facile. Sono certo che ce la faremo”.

Gli autogol del Governo

Per Gino Astorina, attore e comico catanese, “serve un’inversione di rotta”. Il comparto dello spettacolo ha manifestato in modo pacato e non eclatante, “e a maggior ragione merita risposte”. Il rischio è che i lavoratori “siano considerati degli invisibili rispetto ad altre categorie”. Viceversa, si tratta di circa un milione e mezzo di persone in tutto il Paese, “con un Pil stimato del tre e mezzo per cento”. L’attore ricorda come tante famiglie vivano di cultura, “che è il vero petrolio di questa nazione”. Nei confronti del Governo nazionale il giudizio è critico. “Per usare una metafora calcistica, nel primo tempo ha fatto diversi autogol. Nel secondo ha l’opportunità di tirare un rigore. Speriamo non lo sbagli”.

Nasce Assoartisti Catania

Da pochi giorni Astorina è stato nominato responsabile cittadino dell’associazione Assoartisti, nell’ambito di Confesercenti Catania. “Il nostro obbiettivo è fare rete, non disperdere le nostre energie in mille rivoli”, spiega l’attore. Soltanto stando unita la categoria potrà far sentire la propria voce. Per questo Confesercenti Catania ha voluto seguire anche questo comparto, spiega il presidente Claudio Miceli. “Tanti amici artisti catanesi non hanno avuto voce in quest’anno di pandemia. Non solo attori, ma anche registi, scenografi, maestranze”. Realtà che meritano la considerazione data giustamente ad altri lavoratori, riprende Astorina. “Dobbiamo rimboccarci le maniche e far sì che le promesse si trasformino in realtà. A partire da quella più importante: consentirci di lavorare”.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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