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Impianti per la differenziata: in Sicilia tanti progetti ma “tempi non imminenti”

Mentre premia i Comuni ricicloni, Legambiente chiede conto degli impianti di trattamento e riciclaggio dei rifiuti previsti dalla Regione. Mancano otto anni per raggiungere l'obiettivo differenziata al 60 per cento. La Sicilia nel 2021 è arrivata al 47 per cento

Legambiente ricorda, nel suo ultimo Rapporto sui rifiuti urbani, che la raccolta differenziata in Sicilia ha sfiorato appena il 47 per cento nel 2021. L’Unione europea ricorda che l’obiettivo comunitario da raggiungere è il 60 per cento entro il 2030, un obbligo che salirà al 65 per cento entro il 2035. Il governo regionale informa che i tempi di realizzazione dei nuovi impianti di trattamento e riciclaggio “non sono imminenti”. Del resto mancano ‘solo’ otto anni alla scadenza del termine imposto dall’Ue ad ogni Stato membro per raggiungere quel 60 per cento e al contempo dimezzare i rifiuti urbani residui che vengono spediti in discarica o inceneriti. E le prospettive per il 2023 della Sicilia si possono riassumere in una sola parola: progetti (da fare). Gli ambientalisti, nel premiare alcuni giorni fa i Comuni ricicloni, avevano sollecitato il governo regionale rispetto agli impianti ancora da realizzare ricordando che ci sono 230 milioni di euro previsti per questo scopo. L’assessore regionale all’Energia e servizi di pubblica utilità, Roberto Di Mauro, interpellato da FocuSicilia, ha lasciato alla Presidenza della Regione l’onere di un chiarimento: “Sono ancora in itinere le fasi relative alla progettazione” e si prevedono “dunque tempi di non imminente realizzazione”, sintetizzano dall’Ufficio stampa.

Produzione e raccolta differenziata in Sicilia, anni 2017-2021. Fonte: Legambiente, Rapporto rifiuti urbani 2022

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Previsti impianti per 264 milioni di euro

Gli impianti in questione discendono dalle previsioni del nuovo Piano regionale del rifiuti adottato nel 2021. Per la realizzazione di impianti pubblici a servizio della raccolta differenziata e del riciclo, il governo regionale presieduto allora da Nello Musumeci aveva impegnato 264 milioni di euro. Tre milioni di euro erano invece previsti per il fondo di rotazione per la redazione dei progetti di fattibilità tecnico-economica. Nella relativa deliberazione di giunta, la 143 datata uno aprile 2021, si chiarisce che le risorse derivano da una riprogrammazione di quanto assegnato alla Regione Siciliana tramite i fondi del Po Fesr 2014-2020, del Patto per la Sicilia (Fsc 2014-2020) e del Poc 2014-2020 con l’obiettivo di “addivenire ad una più celere cantierabilità degli interventi”. Il dirigente generale del dipartimento Acqua e Rifiuti, Calogero Foti, nel richiedere lo stanziamento delle risorse aveva citato il Piano rifiuti ed evidenziato la “carenza di impianti pubblici di smaltimento e di recupero in particolare nelle province di Messina, Catania, Siracusa e Ragusa”, circostanza che in questi territori “pregiudica la chiusura del ciclo dei rifiuti”.

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In tutta la Sicilia 13 nuovi impianti

Sono 13 gli impianti che andranno realizzati in tutta la Sicilia, se non interverranno ulteriori variazioni. Sette di questi sono stati individuati dal commissario nominato in sostituzione delle Srr (Società di regolamentazione del servizio rifiuti) nelle quattro province appena citate e che non avevano ancora localizzato le nuove infrastrutture necessarie. Sull’intero processo di gestione dei rifiuti, dalla Regione sottolineano che “l’attuale governo sta valutando la possibilità e soprattutto le modalità e gli eventuali correttivi, per dare seguito alle azioni amministrative già poste in essere dal precedente governo non volendo vanificare i risultati già ottenuti”. Il riferimento è anche ad altre questioni aperte, come “la legge di riforma nel settore dei rifiuti – aggiungono – che certamente dovrà prevedere la riduzione del numero delle Srr senza, però, comportare aggravio di natura economica né gestionale”, mentre “le Aro (le 280 aree di raccolta ottimale), costituiti nelle more dell’avvio delle Srr, stanno avviandosi naturalmente ad una riduzione”.

Fonte: deliberazione Giunta Regione Siciliana n. 143/2021

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Gli impianti industriali e le autorizzazioni

Legambiente fa un richiamo anche alle lungaggini nell’iter autorizzativo: “È necessario che la Regione non perda più tempo – si legge nel dossier Comuni ricicloni – nel definire le procedure amministrative per accelerare e semplificare le procedure autorizzative per la realizzazione degli impianti industriali per il riciclo, quelli attualmente in istruttoria alla Regione e quelli che saranno finanziati dai fondi del Pnrr e che dovranno giocoforza concludersi entro il 2026”. Nel calderone ci sono anche gli impianti proposti da soggetti privati. Su questo argomento, dalla Regione fanno sapere che “non c’è a disposizione un database aggiornato” per le istanze presentate, anche perché “spesso i privati ricorrono a procedure di autorizzazione semplificata che sono in capo ai Liberi Consorzi” quindi “per la quantificazione di istanze pendenti presso il Dipartimento occorre fare una ricognizione”. Dalla Presidenza ci tengono infine a precisare che “in conformità alle direttive europee, i prossimi traguardi da raggiungere sono quelli di percentuale di rifiuto da recuperare piuttosto che da differenziare e, in tal senso, la Regione sta valutando le iniziative da promuovere e realizzare”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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