Tragedia Crans-Montana: la ricostruzione dell’incidente fa emergere una verità spaventosa | Potevano salvarsi se…

Una simulazione rivela la velocità spaventosa dell’incendio a Crans-Montana: appena 140 secondi per fuggire. Comprendi la dinamica e le cruciali lezioni di prevenzione.

Tragedia Crans-Montana: la ricostruzione dell’incidente fa emergere una verità spaventosa | Potevano salvarsi se…

Crans-Montana_-_focusicilia.it

Una simulazione rivela la velocità spaventosa dell’incendio a Crans-Montana: appena 140 secondi per fuggire. Comprendi la dinamica e le cruciali lezioni di prevenzione.

A Crans-Montana, in occasione del tragico incendio al bar Le Constellation, il tempo ha smesso di essere una mera misura astratta per diventare un confine implacabile tra la vita e la morte. Una recente simulazione scientifica ha rivelato una realtà agghiacciante: dalla comparsa delle prime fiamme, innescate da giochi pirotecnici, alla completa trasformazione del locale in una vera e propria torcia, sono trascorsi appena 140 secondi. Questo intervallo, incredibilmente breve, si è rivelato drammaticamente insufficiente per garantire l’evacuazione di circa duecento persone, intrappolate in un ambiente dove l’unica via di fuga disponibile era una scala stretta, larga poco più di un metro e venti.

Le ricostruzioni tecniche, come quella condotta dagli ingegneri Giovanni e Martina Bellomia, sono fondamentali per decifrare ciò che l’occhio umano non può percepire in tempo reale. Esse svelano la progressione inesorabile delle fiamme, l’aria che si satura di fumo tossico e irrespirabile, e le vie di fuga che svaniscono nell’oscurità. In questi momenti critici, il panico subentra alla razionalità, rendendo ogni decisione di salvezza una corsa contro un avversario invisibile ma letale.

La scienza del disastro: dinamiche e materiali

La simulazione, realizzata con il software internazionale Fire Dynamics Simulator, ha evidenziato come il fumo abbia giocato un ruolo determinante. Dopo circa un minuto e mezzo dall’innesco, l’ambiente era già compromesso: l’aria irrespirabile e la visibilità azzerata rendevano impossibile individuare l’uscita. A favorire questa rapidità è stata la presenza di schiuma di poliuretano nei pannelli fonoassorbenti sul soffitto. La combustione iniziale di questo materiale è stata lenta ma insidiosa, rilasciando fumi densi e tossici e sgocciolando plastica incandescente che ha propagato ulteriormente l’incendio agli arredi circostanti.

Le temperature hanno raggiunto livelli estremi. Vicino al soffitto, si sono registrati picchi di 1.200 gradi, minacciando l’integrità strutturale dell’edificio. Al livello del suolo, la temperatura ha toccato i 60 gradi, una soglia già insostenibile per il corpo umano. In un contesto privo di uscite di sicurezza chiaramente indicate, la scala di emergenza è diventata una trappola, trasformando la fuga in un percorso cieco e disperato. Il punto di non ritorno, il flashover, si è verificato dopo circa 140 secondi, quando l’intero locale ha preso fuoco simultaneamente, rendendolo completamente invivibile. L’irraggiamento al pavimento ha raggiunto i 20 kilowatt per metro quadro, un valore fatale anche per brevi esposizioni.

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Prevenzione e la lezione di Crans-Montana

La tragedia di Crans-Montana non è un caso isolato e le sue drammatiche implicazioni riportano al centro dell’attenzione la cruciale importanza della sicurezza nei locali pubblici. Episodi simili, spesso legati a feste o eventi in ambienti non adeguati, si sono verificati anche in Italia, evidenziando come la differenza sia dettata dalle normative antincendio, dalla qualità dei materiali utilizzati e dalla disponibilità di vie di fuga adeguate e ben segnalate. È fondamentale che ogni locale, prima di ospitare eventi con un’alta affluenza, sia sottoposto a scrupolose verifiche e rispetti rigorosi standard di sicurezza.

Un aspetto ricorrente, e purtroppo tragico, in questi eventi è il comportamento umano nei primi istanti. Molte persone, anziché cercare immediatamente una via di fuga, tendono a rimanere ferme, a osservare o addirittura a filmare con i cellulari. Questo fenomeno, definito tempo di pre-evacuazione, ritarda la percezione del pericolo imminente. Solo quando un individuo o un piccolo gruppo inizia a fuggire, scatta il cosiddetto “herding behavior“, il comportamento da gregge che spinge gli altri a seguirlo. Crans-Montana ci insegna una lezione drammatica ma vitale: la prevenzione non è un mero dettaglio burocratico, ma l’unico e insostituibile baluardo contro l’irreversibilità del fuoco.