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Inflazione, a Catania è da record. Federconsumatori: “Qui troppi furbi”

Troppi aumenti: domani le associazioni consumatori saranno davanti alle prefetture in protesta con le "pentole vuote". E in Italia il capoluogo etneo segna i maggiori rincari. Per Salvo Nicosia, presidente di Federconsumatori Catania, "i cittadini hanno deciso di tagliare anche le spese sanitarie"

“Le persone si riversano sui prodotti in offerta. Ma la cosa certa è che a perderci non sarà mai la grande distribuzione, ma i consumatori”. Così Salvo Nicosia, presidente di Federconsumatori Catania, commenta l’aumento record del costo della vita nella seconda città siciliana. Sotto l’Etna, secondo gli ultimi dati Istat, l’inflazione ha toccato il record nazionale del più 7,3 per cento ad aprile 2022 rispetto all’anno precedente, contro una media italiana del sei. “I segnali di aumenti anomali – spiega Nicosia – c’erano ormai da mesi, e gli ultimi dati non fanno che confermarlo”. Secondo il presidente dell’associazione consumatori “è evidente che ci sono troppi furbi che si approfittano della situazione”, ma capire le ragioni di questi aumenti localizzati “non è così semplice senza studi specifici”.

Si risparmia sulla salute

Il dato del capoluogo etneo, storicamente traino dell’economia siciliana nel settore della grande distribuzione, è infatti spiegabile con un aumento dei beni fondamentali, ovvero quelli alimentari, arrivati alla soglia, anche questa record nazionale, del più 10 per cento. A Milano, nello stesso periodo, gli aumenti nel settore si fermavano al 3,4 per cento su base annuale. E mentre Istat per maggio prevede ulteriori aumenti generalizzati, secondo Nicosia è chiaro che “qui a Catania incidono i costi dei carburanti, con i costi di logistica aumentati, e un gap in positivo rispetto a i prezzi del Nord Italia, storicamente più alti di quelli siciliani, ormai praticamente annullato”. E se la pasta, il pane e gli altri beni base costano di più, ai catanesi non basta “scegliere prodotti di qualità più bassa. Il dato allarmante dice che si rinuncia alle spese superflue, come andare a mangiare una pizza o prenotare le vacanze al mare. Ma – afferma – chi guadagna come in Sicilia in media 800 euro al mese taglia soprattutto le spese sanitarie. Si risparmia sugli anelli deboli della società”.

Domani la protesta a Roma delle “pentole vuote”

La situazione non è chiaramente circoscritta a Catania. Messina è anch’essa da record, con aumenti nei trasporti quasi al 12 per cento, e in generale la Sicilia è sopra la media nazionale con aumenti del 6,9 per cento. Una situazione sulla quale “non bastano i bonus in bolletta, e nonostante una serie di accordi sulle morosità fatti con moltissime aziende migliorativi rispetto a quanto prevede lo Stato”, spiega Nicosia. Tanto che le associazioni consumatori si sono date appuntamento domani a Roma per una manifestazione intitolata non a caso “delle pentole vuote”. “Siamo a livelli di inflazione che non si vedevano da inizi anni ’90. PEr questo saremo a Roma in piazza Santissimi Apostoli e davanti alle prefetture dei capoluoghi di regione. Le misure governative sono state finora di carattere emergenziale e temporaneo”, conclude il presidente di Federconsumatori Catania

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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